Ecco chi sono i nostri stranieri

Presentata dal Ministero dell'Interno la ''Prima ricerca sociale sull'immigrazione in Italia''

12 ottobre 2007

Provengono soprattutto dall'Est europeo e dal nord Africa. Hanno un'istruzione medio-alta, parlano piuttosto bene l'italiano e spesso conoscono altre due-tre lingue. Vivono per lo più in famiglia ma per lo più coltivano il sogno di ritornare in patria. Tre su quattro hanno un lavoro, sono soprattutto operai, colf e badanti, e sono 620 mila i bambini figli di stranieri nati e residenti in Italia. Degli italiani pensano che siano ''brava gente'' e del nostro governo che dovrebbe pensare un po' di più alla ''convivenza pacifica tra gli immigrati e gli italiani''.
E' questo, in breve, il ritratto dell'immigrazione in Italia, almeno secondo i dati della ricerca curata  dalla società Makno per il Ministero dell'Interno. La prima ''indagine all'incontrario'' che fotografa la realtà dei tre milioni di stranieri che vivono ufficialmente in Italia.
L'immigrazione e gli stranieri, dunque, non sono solo crimini, carcere, devianza e clandestini ma famiglie numerose, laboriose, che cercano di migliorare e migliorarsi e che se per il 55 per cento vorrebbe avere la cittadinanza italiana, il restante 40 per cento sogna di tornare prima o poi a casa.

L'indagine, voluta dal ministro dell'Interno Giuliano Amato, è stata presentata ieri mattina alla Camera dei deputati dal ministro e dal sottosegretario Marcella Lucidi. La ricerca si basa su interviste a mille italiani e 2000 immigrati.
La ''Prima ricerca sociale sull'immigrazione in Italia'', come l'ha definita il Ministro Amato, è stata presentata in occasione del convegno ''Gli immigrati: chi sono, come ci vedono, come li vediamo'', una vera e propria tavola rotonda alla quale hanno preso parte lo stesso Ministro, il vicedirettore del Corriere della Sera Magdi Allam, il prof. Luca Riccardi e il direttore del TG1 Gianni Riotta.
Nel corso del convegno è stata presentata la guida ''In Italia, in regola'', pubblicazione realizzata in un milione di copie dal Ministero dell'Interno che illustra in otto lingue le principali regole e procedure che riguardano il mondo dell'immigrazione.

Ritornando alla ricerca, i cui dati sono decisamente meno allarmanti di quanto in molti potessero pensare, anche perché - va detto -, l'indagine è stata condotta sulla popolazione ''regolare'', si vede che le prime 11 nazionalità presenti in Italia, per dimensioni numeriche, sono quella albanese e rumena, seguite da marocchina, filippina, ucraina, tunisina, senegalese, cinese, indiana, egiziana e polacca.
La maggior parte degli immigrati vive in Italia da più di 5 anni (il 53,9% che corrisponde a 1milione e 100 mila persone). Una quota ''consistente'' tra gli immigrati è composta da persone dotate di un'istruzione medio-alta ed una quota ''notevole'' da persone con un'istruzione superiore. Forse anche per questo il 27% degli immigrati parla italiano in casa, mentre il 30% lo parla anche con i figli, specie se questi frequentano la scuola italiana.
Tre immigrati su quattro ritengono di saper parlare (molto o abbastanza bene) l'italiano. Il 60% degli immigrati conosce anche un'altra lingua, soprattutto l'inglese e il francese, oltre alla propria e all'italiano.

Tre immigrati su quattro hanno dichiarato (al momento dell'intervista) di avere un lavoro, mentre il restante 25% è in cerca di un lavoro (studenti, casalinghe etc). Tra quelli che hanno un'occupazione, la maggior parte ha un contratto regolare: il 25% è pagato ad ore, il 16% svolge un'attività autonoma e il 5% non risponde (potrebbe trattarsi di lavoratori in nero, stimabili dal campione in 76mila). Le mansioni più diffuse tra gli immigrati sono quelle di operaio, badante, colf a ore e cameriere. Tra le professioni autonome emergono il negoziante, il ristoratore e l'artigiano.
Il 35% non risponde alla domanda ''quanto guadagni al mese?'', dato non sorprendente, visto che la stessa reticenza sul tema è espressa anche dagli italiani. Il 10% degli immigrati sostiene che il proprio guadagno dipende da quanto lavoro riesce a trovare nel corso del mese. Tale elemento fa supporre che questo 10% (circa 150mila) viva in una condizione di ''incertezza da reddito''. Tra coloro che rispondono indicando una cifra di guadagno, invece, nessuno va oltre i 1.100 euro mensili. I più si attestano, però, tra gli 800 e i 1100 euro.

Il 44% degli immigrati vive con la propria famiglia: la presenza della famiglia è, come dice la Caritas, un indice di stabilizzazione. Il 30% divide l'appartamento con amici e/o parenti, il 17% con altre persone e solo il 10% vive da solo. In 3 famiglie su 4 sono presenti dei figli, generalmente 1 o due. Più della metà di esse (53%) ha figli nati in Italia (circa 620mila bambini). Il 15% degli immigrati dichiara di non avere, praticamente, tempo libero durante la settimana lavorativa.
Oltre l'85% degli immigrati intervistati dichiara di trovarsi bene in Italia e più di un quarto intende rimanere nel nostro Paese per tutta la vita; circa la metà, invece, vorrebbe tornare nel Paese d'origine. Il 20-21% non ha progetti per il futuro.

Alla domanda ''Cosa pensano gli immigrati degli italiani'' le risposte più frequenti sono state: ''brava gente'', ''ti aiutano se capiscono che sei sincero'', ''sono attenti all'educazione dei figli'', ''rispettano gli anziani'' e, nota dolente, ''non capiscono la cultura e le tradizioni del mio Paese''.
Alla domanda ''Cosa pensano gli immigrati degli immigrati'', dunque di loro stessi, le risposte più frequenti sono state: ''preferiscono stare tra gente dello stesso Paese'', ''si impegnano a imparare la lingua'' e, altra nota dolente, ''non capiscono che bisogna rispettare le leggi italiane''.
Sul tema della ''cittadinanza italiana'', la maggior parte degli immigrati, diversamente dagli italiani, sa che sono 10 gli anni necessari per chiedere la cittadinanza sulla base della legge vigente. Sul totale degli intervistati, il 55% dice di essere interessato a chiedere la cittadinanza, il 20% di non esserlo e il 25% è indeciso. L'interesse a chiedere la cittadinanza è più alto tra gli immigrati dell'America Latina e dell'Africa. La motivazione principale dell'interesse è costituita soprattutto dal non dover più chiedere il permesso di soggiorno, dall'avere gli stessi diritti degli italiani e, di conseguenza, avere la possibilità di trovare un lavoro più qualificato, come pure dal desiderio di sentirsi integrato. Chi, invece, non è interessato alla cittadinanza italiana, dice di volere tornare in patria, prima o poi. La ricerca ha puntato l'attenzione anche sulla proposta di legge Amato sulla cittadinanza (DL 4 agosto 2006), che solo un quarto degli immigrati ha detto di conoscere; di questi, la metà ritiene giusti i criteri di base previsti nel testo.
Maggiori consensi, anche tra gli adulti, incontra la parte della proposta relativa alla cittadinanza per i bambini stranieri nati in Italia. La maggior parte degli intervistati ritiene che l'obiettivo che il Governo italiano dovrebbe porsi, nei confronti dell'immigrazione, è che vi sia una convivenza pacifica tra gli immigrati e gli italiani.

In generale, si può dire, è un quadro piuttosto positivo quello che emerge dalla ricerca del Viminale, che assume una connotazione quasi opposta se si analizza l'altro fronte: ''Cosa pensano gli italiani degli immigrati e dell'immigrazione''. Negli ultimi anni l'immigrazione ha prodotto tra gli italiani un sentimento di contrarietà e ostilità. L'idea di un altro da sé, che arriva e tenta di inserirsi, crea disagio e scompiglio. Il cittadino italiano si sente spesso prevaricato, perché ha la sensazione che le regole che valgono per lui (fiscali, giuridiche, sociali, culturali) non valgono anche per gli stranieri.
Sostanzialmente il disagio degli italiani è dettato dal fatto che la presenza di altri utenti abbia peggiorato la qualità dei servizi, la disponibilità di alloggi, la qualità dei trasporti. In sintesi, le risorse per la comunità, già insufficienti, risultano oggi ancora più inique, essendo aumentato il bacino di utenza. Non sarebbe quindi un problema di razzismo, quanto di percezione della distribuzione delle risorse. Lavoro, caro-casa, servizi sanitari, qualità della vita: sono questi gli ambiti dove gli italiani manifestano maggiormente la loro insofferenza, perché ritengono che la presenza degli stranieri abbia ulteriormente aggravato la loro situazione.
Poi c'è la questione sicurezza: secondo il pensiero comune, ai nostri delinquenti si sono aggiunti quelli provenienti dagli altri Paesi.
Il fenomeno migratorio sembra dunque inserirsi in un quadro di vissuti di insicurezza e precarietà generale, accentuandone ulteriormente le paure e i disorientamenti. La parola ''immigrazione'' ha, inoltre, un potere evocativo fortemente critico. Si sovrappone a quella di ''clandestinità'' ed evoca immagini di illegalità.
Influisce a tal fine il ''bombardamento mediatico'' che tende ad esaltare il sensazionalismo della cronaca nera associata all'immigrazione, diffondendo immagini ed esempi negativi e rafforzando lo schema ''immigrazione=criminalità''. Del tutto assente, invece, dalla cronaca sono gli altri volti dell'immigrazione: quella che lavora, produce, contribuisce al bilancio dello Stato e che, spesso e volentieri, subisce anche episodi di violenza e cronaca nera.

Sono numerosi gli italiani intervistati che legano la loro ostilità nei confronti dell'immigrazione a notizie sentite dai Tg o lette nei titoli dei giornali o sui siti internet. Sono pochi coloro che hanno una conoscenza diretta dell'immigrato, non veicolata dai mezzi di informazione. Le considerazioni positive sugli immigrati provengono, infatti, per lo più da chi ha contatti con gli immigrati stessi, magari perché ha alle sue dipendenze una colf o una badante in casa. Gli italiani pensano che gli immigrati siano una risorsa per il mercato del lavoro ma, accettando compensi e incarichi sottopagati, abbassano i livelli salariali di tutti gli altri.
Tra le religioni presenti, i musulmani sono percepiti come i più pericolosi, nonostante tra gli immigrati la maggioranza è cattolico-ortodossa. L'essere regolarizzati è la condizione necessaria per avvicinare gli italiani agli immigrati.
Le opinioni sulle nazionalità presenti in Italia: gli slavi, gli albanesi e i rumeni sono le nazionalità verso le quali gli italiani fanno le valutazioni più negative ed ostili. I rom determinano fastidio e si ha paura dei nordafricani. Vera e propria ostilità è espressa nei confronti degli arabi musulmani. Accettazione, ma in parte anche fastidio, verso i venditori ambulanti africani. Simpatia e tenerezza verso gli indiani e i cingalesi. Rispetto verso i filippini e gli asiatici. Sentimenti di diffidenza e indisposizione verso i cinesi.

Affinché un immigrato possa essere ritenuto integrato, gli italiani ritengono fondamentale che lo straniero abbia: un lavoro, un alloggio dignitoso, la volontà di adeguarsi alle leggi dello Stato, il rispetto della cultura e delle usanze italiane e la conoscenza della lingua.
Gli italiani, infine, rimproverano al Governo: di essere impreparato e disorganizzato nella gestione del fenomeno, così come nella gestione delle quote e nel controllo sui clandestini e sulla questione sicurezza e controlli, ed infine di essere inefficiente nella giustizia.

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12 ottobre 2007

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