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Ecco cosa si dovrebbe tagliare dalle Università

L'università che serve ai ''baroni'' è quella che non serve a tutti

30 ottobre 2008

Sul boom delle lauree che servono solo ai prof
di Emanuele Lauria (Repubblica/Palermo.it, 29 ottobre 2008)

Il primo taglio di forbici è stato inferto: la spropositata offerta formativa si è snellita, nell'anno accademico che si apre, di circa il 12 per cento. Ma il numero di corsi di laurea è rimasto robusto: erano 186, sono 165. E dentro questa vasta gamma c'è davvero di tutto: dal corso quinquennale in Giurisprudenza che registra un boom di allievi (oltre 2.600 l'anno scorso) alla laurea specialistica in "Georisorse, ambiente e applicazioni archeometriche" che vede iscritti appena 12 studenti.
A Palermo, come in altri atenei italiani, negli ultimi due lustri si è abbattuta la valanga delle lauree brevi e specialistiche.

Finita l'abbuffata si tenta di correre ai ripari, di riallinearsi ai criteri imposti dal ministero. Ma con fatica. E con prospettive tutt'altro che certe per l'alto numero dei docenti: 2.082 fra ordinari, associati e ricercatori.
Il rettore uscente Giuseppe Silvestri prima di andar via ha avviato la cura dimagrante per le discipline del sapere: le riduzioni più significative a Ingegneria (i corsi passano da 36 a 31) e a Scienze (da 32 a 27). Scompaiono, fra gli altri, le lauree brevi in Scienze del turismo culturale a Cefalù, che contava 70 iscritti, e il triennale in Scienze e tecnologie per l'ambiente marino e il turismo, con sede operativa a Mazara del Vallo, che (stando sempre ai dati del Miur) vantava due allievi. Due.
Silvestri ha provato a seguire la via di "un'offerta didattica più compatta e razionale", come scritto nella nota dell'Università in cui, a luglio, si annunciava il taglio dei corsi. Via quasi obbligata.

Una prima, concreta, applicazione delle norme statali che impongono il dietro front sull'offerta di lauree: devono essere di meno e bisogna innalzare il livello qualitativo. Questo l'obiettivo del decreto 270 del 2004 firmato dalla Moratti e dal più recente 544 del 2007 che appartiene a Fabio Mussi. Le norme varate dal governo Prodi, fra l'altro, indicavano una cifra precisa: gli atenei devono tagliare di almeno il 30 per cento la propria offerta formativa nel biennio accademico che va dal 2009 al 2011.

Palermo è ripartita e nelle facoltà si sta già predisponendo il piano dei corsi per l'anno prossimo: Lettere, per fare un esempio, propone un'ulteriore dimezzamento delle lauree triennali. Ma il nuovo rettore Roberto Lagalla dice che la strada da percorrere è tanta: "Dalle proposte avanzate emerge un taglio di circa il 10 per cento dei corsi. E' insufficiente. C'è da lavorare per superare quella che è una delle principali criticità del sistema. Vorrei rafforzare il ruolo della commissione interfacoltà sull'offerta formativa istituita dal mio predecessore".
Anche perché, in attesa della nuova sfoltita, l'anno accademico 2008-2009 ripropone diversi corsi che finora hanno avuto scarso appeal. Qualche esempio: resta in piedi la laurea specialistica in "Scienze statistiche, sociali e sanitarie" che l'anno scorso aveva un totale di sette allievi mentre è da verificare se l'accorpamento di "Ingegneria della sicurezza e delle tecnologie nucleari" e di "Ingegneria energetica" possa far impennare il numero degli iscritti. Che, stando sempre ai dati del Miur, nell'anno accademico 2007-2008 è stato complessivamente pari a cinque.

Non sempre il numero di studenti è un indice perfetto della validità di un corso. E ciò soprattutto in alcune realtà, come Scienze, dove c'è stato un drastico calo degli iscritti.
Ma ora la necessaria cura dimagrante rischia anche di provocare una guerra tra facoltà. Giuseppe Verde, preside di Giurisprudenza, è un accademico schietto: "L'aumento del numero dei corsi di laurea è servito, in questi anni, anche ad assegnare cattedre a una ampia platea di docenti sicuramente mal calibrata fra le varie strutture. Basti pensare che un terzo è concentrato fra Ingegneria e Medicina. In quest'ultima facoltà ci sono 448 docenti e il principale corso, quello quinquennale a ciclo unico, ha un numero chiuso di 253 allievi". "La sfida da vincere - aggiunge Verde - è quella di un riequilibrio dei docenti fra le varie facoltà e di una qualificazione dell'offerta con un maggiore coinvolgimento degli ordinari. Come previsto, peraltro, dal decreto Mussi".
Lagalla rivede e corregge: "E' giusto dire che a Medicina si svolge un'attività pratica e di laboratorio certamente superiore a quella di Giurisprudenza. D'accordo, l'esigenza di un riequilibrio fra una facoltà e l´altra esiste ma mal si concilia con il blocco del turn over". Scorie della campagna elettorale per il rettorato. Ma nell'Ateneo che fa i conti con l'austerity si profila una nuova lotta di potere.

- L'Italia delle lauree pazze (Guidasicilia.it, 04/03/2008)

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30 ottobre 2008
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