EMERGENCY

life support for civilian war victims

26 settembre 2001

life support for civilian war victims



Non abbiamo ancora finito di piangere, né di seppellire, le vittime di New York e Washington, per molti di noi è persino difficile credere che tutto ciò sia davvero accaduto, e già si stanno preparando nuovi massacri.
Le vittime, tutte le vittime, chiedono giustizia: è l'unico risarcimento possibile, è l'unica forma di rispetto.
Non crediamo nella vendetta, nell'esercizio della violenza, nella rappresaglia, perché crediamo nell'uomo e nei diritti umani.

Il dolore e il panico che abbiamo letto sul volto dei cittadini di New York è tragicamente uguale a quello visto nelle donne e nei bambini di Badgad, di Sarajevo e di Belgrado, di Gerusalemme e di Tel Aviv.
Persone di diverse culture, ideologie e religioni.
Vittime.
Gli stessi volti stanno sotto i turbanti, persino sotto i burqa dei cittadini dell'Afganistan, dove ogni famiglia è stata già decimata dalla follia della guerra.
La barbarie non potrà essere sconfitta se non ci fermiamo tutti a riflettere sulle nostre responsabilità e non solo sui crimini altrui.
Il nostro piccolo villaggio globale non potrà vivere in pace finché ci sarà discriminazione, razzismo, sfruttamento, finché non ci sarà giustizia.

Nessuno di noi ha interamente ragione. Il mondo non può reggersi sul diritto del più forte né sul terrore.
Dobbiamo riprendere il dialogo, aprire percorsi di solidarietà, di fratellanza, per ricercare una pace basata sul rispetto reciproco.
Questa, crediamo, è la giustizia che ci chiedono da sotto le macerie le vittime dell'11 settembre e tutte quelle che le hanno precedute.

Smettiamo di massacrarci.
Se non avremo, da subito, il coraggio di incominciare, ci troveremo quasi senza accorgercene sull'orlo del baratro.
Allora saremo condannati a piangere altri morti innocenti, e saranno, in tutti i sensi, i nostri morti.


Emergency è nata a Milano nel 1994 con lo scopo di fornire assistenza medico-chirurgica alle vittime delle guerre e, soprattutto, delle mine antiuomo, costruendo e gestendo ospedali nelle zone maggiormente colpite.

In sei anni, oltre 120.000 persone sono state curate negli ospedali di EMERGENCY: in Ruanda, nel Kurdistan iracheno, dove sono attivi due centri Chirurgici e un Centro Riabilitazione e Protesi, in Cambogia, a Battambang, una delle aree più minate del mondo, e in Afganistan, nella valle del Panshir.
E proprio in questi giorni sta prendendo il via un nuovo intervento umanitario in Sierra Leone, un paese martoriato da una guerra sanguinosa, combattuta anche da bambini-soldato, che ha lasciato migliaia di persone alle quali sono stati amputati gli arti col machete e un sistema sanitario insufficiente, quasi inesistente.

In tutti questi paesi, alcuni dei quali tuttora in conflitto, altri in cui la guerra, anche se finita, continua a fare migliaia di vittime a causa dell'alto numero di mine antiuomo ancora presenti, Emergency rappresenta per la popolazione l'unico punto di riferimento chirurgico specializzato e gratuito.

Questo millennio inizia con 50 conflitti in corso, ma anche nel "dopoguerra" resterà una pesante eredità: 110 milioni di mine antiuomo, epidemie, malnutrizione. E a pagarne il prezzo più alto saranno ancora una volta i civili.


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26 settembre 2001

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