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Eppure in pochi cercano lavoro...

Tra le maggiori preoccupazioni dei siciliani, stremati dalla crisi, c'è la disoccupazione

21 dicembre 2012

In Sicilia la crisi si manifesta con maggiore intensità nella "questione lavoro": il 44% delle persone che si rivolgono ai Punto Acli Famiglia sono disoccupate; a queste si aggiunge il 31% di casalinghe, dato che, da una parte evidenzia l’endemica disoccupazione femminile italiana ed in particolare del Meridione, dall’altra va ad ingrossare le fila degli inoccupati.
Si spiega così lo spostamento tra le voci della "piramide dei problemi e delle preoccupazioni" dei siciliani tra questa e la precedente indagine: mentre, seppur lievemente, diminuiscono la preoccupazione per la delinquenza (dal 6% al 5%), la solitudine (dal 14% al 10%), la malattia ( dal 15% al 12%) e la povertà (dal 25 al 23%), aumenta invece sensibilmente la preoccupazione per la disoccupazione, che rispetto all’anno precedente passa dal 40% al 50%.

Sono questi i dati di fine anno divulgati da Acli Sicilia grazie all’impegno dell’Osservatorio regionale per le famiglie delle Acli siciliane, che sottolineano, come spiega il presidente Santino Scirè, "una significativa preoccupazione della mancanza del lavoro non necessariamente collegata direttamente ad una preoccupazione sulla povertà. I cittadini siciliani percepiscono il lavoro non solo come mezzo di sostegno economico, ma prima ancora come diritto in sé e come luogo privilegiato per l’esigibilità di tutti gli altri diritti e per la crescita integrale della persona".
Ciò non toglie che i bisogni espressi concretamente dalle famiglie e per i quali richiedono aiuto ai Punto Acli Famiglia, siano in primo luogo e sempre di più i problemi materiali: infatti la richiesta di assistenza per problemi economici passa dal 27% del 2011 al 42% di oggi. Allo stesso tempo, si evince però una forte disillusione rispetto alla possibilità di trovare lavoro, data da una notevole diminuzione di richiesta di informazione e ricerca di un lavoro che, dal 2011 ad oggi è passato dal 42% al 28%. [Adnkronos]

 

 

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21 dicembre 2012
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