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Ergastoli a Riina e Provenzano per la strage di viale Lazio

L'eccidio, avvenuto nel dicembre del '69, in piena guerra di mafia, provocò la morte di sei persone

16 marzo 2011

La prima sezione della Corte d'assise d'appello di Palermo ha confermato gli ergastoli per i boss Totò Riina e Bernardo Provenzano per la strage di viale Lazio, uno tra i più sanguinosi capitoli della prima guerra di mafia "combattuta" dai clan negli anni '60 a Palermo. Lo scopo era eliminare il capomafia Michele Cavataio.
Le indagini sull'eccidio, più volte chiuse per mancanza di indizi, furono riaperte dopo il pentimento di Gaetano Grado che, confermando il racconto di un altro collaboratore di giustizia, Antonino Calderone, fece i nomi dei sicari.
La sera del 10 dicembre 1969 i killer, travestiti da poliziotti, fecero irruzione negli uffici dell'impresa edile Moncada, uccidendo Cavataio, Francesco Tumminello, Salvatore Bevilacqua e Giovanni Domè, custode degli uffici. Nella sparatoria perse la vita anche uno dei killer del commando, Calogero Bagarella, fratello del capomafia di Corleone Leoluca e cognato di Totò Riina.
Nel processo si sono costituiti parte civile la Provincia di Palermo, con l'avvocato Concetta Pillitteri, i familiari di Giovanni Domè, custode degli uffici del costruttore Moncada in viale Lazio dove avvenne la strage con l'avvocato Francesco Crescimanno.

Intanto è arrivata la diagnosi di Oscar Alabiso, primario di Oncologia a Novara, che ha visitato Bernardo Provenzano su indicazione della Corte d’appello di Palermo, dopo la perizia di Francesco Maria Avato, Giuseppe Miceli e Francesco Montorsi, gli specialisti nominati dalla corte d’appello di Palermo che processava Provenzano per una tentata estorsione. Erano stati gli stessi periti a indicare come necessario il pronunciamento di un oncologo.
Secondo la diagnosi del dottor Alabiso, Bernardo Provenzano, detenuto nel supercarcere di Novara, ha un tumore retrovescicale, ma non è in grado, dal punto di vista neurologico, di sopportare un trattamento di chemioterapia. Sulla radioterapia sarebbe invece necessario il parere di un radioterapista. Nel frattempo, deve essere curato e la sua condizione dovrebbe essere continuamente monitorata.
Alabiso ha eseguito la seconda perizia sul boss e ne potrebbe essere necessaria un’altra, come da lui stesso indicato nella relazione depositata ieri alla corte. La perizia sulle condizioni di salute del boss era stata chiesta dal legale di Provenzano, Rosalba Di Gregorio, che, come prevede la legge, per ottenere gli accertamenti ha dovuto fare istanza di scarcerazione del padrino di Corleone. Adesso, si dovrà pronunciare il pg, che potrebbe chiedere nuovi esami, e poi i giudici. Per ottenere che qualcuno visitasse il suo cliente, il legale ha atteso oltre un anno. La prima richiesta di perizia, infatti, era stata fatta a giugno 2009. Allora il tribunale del processo Gotha delegò al carcere di Novara gli accertamenti. Per fare alcuni esami, come la Tac, Provenzano sarebbe dovuto uscire dal carcere ma il Dap respinse le richieste del tribunale che poi revocò l’istanza. A marzo 2010 il legale ha reiterato la richiesta di perizia alla corte d’appello e poi, da luglio, sono partiti gli accertamenti.

[Informazioni traatte da Adnkronos/Ing, Ansa, Lasiciliaweb.it, LiveSicilia.it]

 

 

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16 marzo 2011
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