Etna, Panarea, Stromboli: cosa sta accadendo sotto la Trinacria?

Noi incrociamo le dita e speriamo bene

22 gennaio 2003

Nella foto di apertura
una veduta dall'alto di Stromboli

Nella foto qui accanto
una vista del Monte Sant Helens
prima dell'eruzione del 18 Maggio 1980



Prima il terremoto a Palermo, poi in Molise, l'eruzione dell'Etna, le bolle di acqua sulfurea a Panarea, l'isola Ferdinandea che fa di nuovo parlare di sé e, per ultimo, il risveglio dello Stromboli sull'omonima isola nell'arcipelago delle Eolie.

Sotto i nostri piedi la terra è formata da quelli che possiamo definire "lastroni di roccia" - in termine tecnico zolle o placche - strettamente legati gli uni agli altri. Tutti questi strati sono collegati fra di loro e sono sempre in continuo movimento o assestamento.

Gli studiosi hanno rilevato che sotto l'Isola sarebbe in atto una frana di vaste proporzioni e che questa sarebbe in realtà la vera causa dell'onda anomala - tsunami - del 30 dicembre scorso.

La presenza di questa enorme spaccatura non farebbe che confermare l'instabilità delle isole vulcaniche.

Stromboli in particolare poggerebbe in bilico su di una voragine che scende nello stomaco della Terra fino a quasi 1000 metri di profondità.

Alla luce delle nuove dichiarazioni per Stromboli, e forse non solo per le isole dell'arcipelago, si aprirebbe uno scenario quasi apocalittico.

Il rischio è anche legato alla possibilità che all'interno del vulcano si verifichi una frana: l'acqua del mare entrando nei condotti vulcanici darebbe vita ad una serie di esplosioni a catena, con esiti disastrosi.

Se avvenisse questo crollo potrebbe originarsi uno tsumani di proporzioni tali da arrivare, con la sua furia distruttiva, sulle coste della Sicilia e della Calabria.

Noi incrociamo le dita e speriamo bene.

Nel 62 d.C. un disastroso terremoto aveva già colpito Pompei provocando gravissimi danni agli edifici della famosa città.
Era ancora in atto l'imponente opera di ristrutturazione quando si verificò l'eruzione del Vesuvio del 24 agosto del 79 d.C.: Pompei fu completamente e definitivamente sepolta da una fitta pioggia di lapilli e cenere.

Gli eventi apocalittici furono descritti nei dettagli da Plinio il Giovane.
Le sue famose lettere a Tacito sono la più antica testimonianza scritta di un'eruzione vulcanica.

Le eruzioni più spettacolari e, allo stesso tempo, più distruttive sono quelle dei vulcani situati in corrispondenza di una zona di subduzione. Con il termine subduzione si indica il processo per cui, lungo un limite di placca convergente, due placche litosferiche scorrono l'una sotto l'altra.
Le placche litosferiche sarebbero gli strati superiori ed intermedi della Terra; questi sono spessi 100-150 Km sotto i continenti e 70-80 km sotto gli oceani.

Tra un'eruzione e l'altra questi vulcani possono rimanere dormienti per secoli, ma quando si risvegliano la loro eruzione può essere molto violenta.

In tempi storici a noi più vicini possiamo ricordare la grande eruzione del 18 Maggio 1980 del Monte Sant Helens: un vulcano della Catena delle Cascate negli Stati Uniti nord-occidentali.
La tremenda esplosione fu avvertita anche in Canada, 320 chilometri più a nord: il vulcano "dormiva" da 120 anni. L'eruzione, che si protrasse per sei mesi riversò nelle foreste che si trovavano attorno milioni di tonnellate di cenere.

Noi incrociamo le dita e speriamo bene…

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22 gennaio 2003

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