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Famiglie a mano armata

E la famiglia uccise più della mafia: nelle case italiane un arsenale con 10 milioni tra pistole e fucili

25 novembre 2008

Armarsi per sconfiggere la paura è un po' come il cane che si morde la coda, una fatica di Sisifo, come entrare in un crudele labirinto senza uscita, da dove appena entrati viene cancellato l'ingresso. Avere un'arma a propria disposizione non garantisce una maggiore sicurezza, e chi sostine il contrario, secondo il nostro modo di vedere dice una falsità. Armarsi per sconfiggere la paura dell'insicurezza in realtà aumenta sia l'una che l'altra e vanifica ogni tentativo politico-sociale di poter mettere in atto una vera sicurezza per tutti. Più persone si armano più persone sparano, e più persone premono il grilletto più persone muoiono, siano essi farabutti deliquenti, siano esse persone oneste... Più dita sui grilletti ci sono più diventa estremamente facile che qualche dito scappi improvvisamente. Prendete ad esempio l'America...
Ecco, il cattivo fenomeno americano, ben descritto dal regista Michael Moore nel suo Bowling for Columbine, purtroppo sembra aver preso piede anche in Italia, almeno stando a quello che si può leggere in una ricerca recentemente pubblicata dall'Eurispes: oggi tra le mura domestiche degli italiani è custodito un arsenale con 10 milioni di armi, ovviamente legali. La ricerca stima che siano almeno quattro milioni le famiglie "armate", cioè in possesso di almeno una pistola. Insomma, gli italiani non sono mai stati così armati. 

L'ARSENALE FAMILIARE - Secondo l'Eurispes, nel 2007, erano 4,8 milioni le persone, pari all'8,4% della popolazione totale, che detenevano un'arma da fuoco corta o lunga, da caccia o da tiro a segno o da difesa. Sono 34mila i privati che posseggono un porto d'armi, ai quali si sommano le oltre 50mila guardie giurate, i circa 800mila cacciatori con licenza per abilitazione all'esercizio venatorio e i 178mila permessi per uso sportivo (tiro a volo o tiro a segno). Altri 3 milioni di italiani hanno denunciato, invece, la presenza di armi in casa, ereditate o inservibili.
Tale corsa agli "armamenti domestici" è dovuta principalmente all'aumentata percezione di "insicurezza", quasi incontrollabile, che si è diffusa in questi ultimi anni. Nel 2003, ad esempio, nella sola Roma sono state avanzate 5.000 richieste per concessione di porto d'armi rispetto alle 9.800 del 2005 e alle 11.250 del 2006, anno che ha visto l'approvazione della legge 13 febbraio n. 59/06 che ha modificato l'articolo 52 del c.p. in materia di "difesa legittima".

Sempre secondo le stime Eurispes ogni anno in Italia si producono 629.152 di armi, con una proporzione di detenzione di un'arma ogni dieci persone. Un giro d'affari con cifre che sfiorano i 2 miliardi di euro tra produzione e indotto (abbigliamento, oggettistica, accessori). La fabbricazione raggiunge percentuali significative: le armi lunghe prodotte coprono il 70 per cento dell'offerta europea, per le armi corte la percentuale scende al 20 per cento. Un business, dunque, quello italiano tra tradizione e tecnologia, con un considerevole epicentro a Brescia, dove l'incidenza percentuale di produzione nazionale in quest'area - che raccoglie 143 imprese del settore armieristico - sfiora addirittura il 90%.
Le città più armate d'Italia nel 2007, risultano essere Torino e Milano, seguite da Roma e provincia, con circa 2 milioni di armi regolarmente detenute su un totale di 10 milioni di "pezzi" presenti sul territorio nazionale. Significativa anche la situazione nella provincia di Nuoro, in cui, agli oltre 1.200 possessori di porto di pistola rilasciati o rinnovati prima del 2007, debbono considerarsi anche i 17.700 cittadini con porto di fucile per uso venatorio, con una media pari ad un'arma ogni 10 abitanti.

E LA FAMIGLIA DIVENTA UN COVO DI KILLER - Con la presenza sempre maggiore di armi all'interno delle famiglie, purtroppo (sì, ritorniamo a dire purtroppo, ndr) quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro in assoluto, la casa, negli ultimi anni si è trasformato in una sorta di trappola: tra il 2005 e il 2006 un omicidio su tre è avvenuto proprio tra le mura domestiche. In altre parole, la criminalità organizzata e quella comune hanno ucciso meno della famiglia. Un paragone per niente esagerato e realissimo che si può leggere nelle cifre messe a disposizione di diversi studi, ricerche e analisi: nel 2006 le vittime di mafia sono state il 25,2 per cento del totale, e solo il 12,7 per cento del totale degli omicidi quelle della tanto temuta microcriminalità. Anche nel 2005, la criminalità organizzata e quella comune hanno ucciso meno della famiglia: 176 i morti in famiglia, 146 le vittime di mafia, 91 quelle della criminalità comune.
Poco da replicare davantio a cifre che non lasciano dubbi: con un morto ogni due giorni e oltre 1.300 vittime in sei anni, la famiglia italiana uccide più della mafia, della criminalità organizzata straniera e di quella comune. Dai dati degli ultimi due rapporti Eures-Ansa sull'omicidio volontario in Italia, per gli anni 2005 e 2006, emerge che un omicidio su tre avviene in ambito familiare.
Inoltre, volendo anche rappresentare geograficamente il tragico fenomeno, gli ultimi dati a disposizione (quelli relativi al 2006) sottolineano che quasi la metà degli omicidi in famiglia avviene al Nord, 94 vittime, mentre al Sud se ne contano 62 e al Centro 39. La Lombardia è la prima regione per numero di omicidi in famiglia (30); seguono il Veneto (22), la Campania (18), la Sicilia (17) e Lazio, Toscana ed Emilia Romagna (14 vittime).
E ancora, delle 195 vittime del 2006, 134 sono donne (un aumento del 36,7 per cento rispetto all'anno precedente). Il rischio più alto è per le casalinghe, tra i 25 ed i 54 anni. Ed è proprio nel rapporto di coppia che avviene oltre la metà degli omicidi, considerando che circa i tre quarti i questi delitti avvengono all'interno delle abitazioni. L'arma da taglio risulta lo strumento più utilizzato negli omicidi in famiglia (31,3%) e in nove casi su dieci l'autore del delitto è un uomo.

L'IDENTIKIT DELLA FAMIGLIA ASSASSINA - Dall'America arriva il triste fenomeno e dall'America arriva la meglio descrizione del fenomeno... Li chiamano "family mass murder assassini di massa familiari, come li definiscono i profiler dell'Fbi e in Italia agiscono in una trentina di casi ogni anno. Un'altra statistica, del professor Vincenzo Mastronardi, criminologo dell'università di Roma La Sapienza, di cui si è avuta l'esigenza dopo la recentissima strage occorsa a Verona, dove all'interno di una famiglia "assolutamente normale", un uomo "assolutamente normale" prima di toglieri la vita, ha ammazzato i suoi "assolutamente normali" tre figli e la sua "assolutamente normale" moglie.
"Hanno alcune determinate caratteristiche che li identificano - ha spiegato il professor Mastronardi - se sono adulti si suicidano sempre, se sono invece adolescenti non si suicidano. E sempre presente una miscela esplosiva di tre componenti: bassa tolleranza allo stress, stato depressivo intenso e narcisismo particolarmente accentuato, del tipo 'a me non la si fa, muoia Sansone con tutti i Filistei'". "Dal 1900 ad oggi ne abbiamo contati una trentina l'anno senza alcun aumento - ha sottolineato il criminologo - l'identikit è generico senza attinenze con le condizioni culturali. Le motivazioni scatenanti sono economiche e quelle relative al dissesto affettivo, come ad esempio i figli, dilaniati tra un affetto e l'altro". "Il possesso dell'arma da fuoco comunque è una tentazione, quindi meno armi in circolazione ci sono meno si offrono gli strumenti in quanto altri tipi di arma non permettono queste stragi".

[Informazioni tratte da Repubblica.it, Corriere.it]

- "Italia armata" di Paolo Biondani (L'espresso)

[Foto di Jacob Holdt]

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25 novembre 2008
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