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Venticinque anni fa un giovane Rutelli correva a Giarre per difendere "l'orgoglio gay". Ma i tempi sono cambiati

22 novembre 2005

di Alida Amico (Centonove)

La foto che ritrae il giovane Rutelli, allora segretario nazionale del partito Radicale, risale a 25 anni fa. E fu scattata nella biblioteca comunale di Giarre, a all'indomani di un efferato fatto di sangue rimasto fino ad oggi un "giallo". Nel novembre dell'80, alla periferia del centro catanese furono trovati ormai in putrefazione i cadaveri di due giovani, Giorgio Agatino Giammona e Tony Galatola.
Se si suicidarono o furono spinti al suicidio, o addirittura assassinati, non si saprà mai. Quel che è certo, erano una coppia gay. Che la gente del paese non lasciava vivere in pace.
In quegli anni, Piero Montana - oggi consulente al Comune di Bagheria per la realtà omosessuale - dirigeva la sezione palermitana del ''Fuori'', l'associazione fondata 4 anni prima insieme a Giuseppe Di Salvo, aderente al partito Radicale, che invitava gli omosessuali ad uscire fuori, allo scoperto, ed a vivere la sessualità senza sensi di colpa e nevrosi.
Piero, si era dato tanto da fare ad organizzare volantinaggi e conferenze stampa tra Catania e Giarre. «Denunciavamo quanto accaduto, come il frutto di una cultura omofobica - rammenta - mafiosa, omertosa. Rutelli, quando venne a Giarre ricordo che fece un discorso a sostegno dei diritti degli omosessuali e delle coppie gay».

Tra il Rutelli che Piero Montana conobbe 25 ani fa e quello odierno, segretario della Margherita, c'è un abisso. «Il Rutelli che ho conosciuto io, quando era segretario del partito Radicale - rammenta Piero - aveva una mentalità molto laica, che non faceva nessuna concessione al clericalismo oggi imperante. Non aveva problemi di mediazione politica».
Montana, oggi si batte per il riconoscimento dei Pacs, i patti civili di solidarietà, e non vuole sentire parlare dei Ccs, i contratti privati rutelliani. «E' un Rutelli che oggi su questi argomenti - si limita a constatare - gioca al ribasso».
Piero, che oggi è un signore cinquantenne, nel '76, appena fresco della laurea in Filosofia, fu il fondatore del Fuori, la prima associazione degli omosessuali in Sicilia, con sede a Palermo. «Nacque - ricorda - come risposta ad un convegno organizzato dal Rotary di Palermo sul tema delle devianze sessuali: discorsi allora infarciti di psichiatria...». In quegli anni usciva l'Anti Edipo di Deleuze-Guattarì, testi che allora contestavano l'eziologia psicanalitica e freudiana dell'omosessualità. «Erano gli anni in cui a Palermo venivano tanti ragazzi a studiare all'Università,
anche da altre province, e molti di loro frequentavano la nostra sede. A quel tempo - rammenta Piero - si svolgevano riunioni di auto coscienza: nessuno usciva allo scoperto, ognuno parlava delle sue esperienze, del suo vissuto. Le prime riunioni, a cui partecipavano una trentina di persone, anche ragazze, si svolgevano ogni giovedì pomeriggio, nella sede del partito Radicale, allora diretto da Pina Grassi e da Annamaria Schmit».

Il Fuori, promosse anche clamorose manifestazioni di protesta. Come quella di solidarietà a Giuseppe Di Salvo, il giovane bagherese denunciato alla stazione centrale di Palermo da un poliziotto per avere scambiato con un coetaneo un bacio sulla guancia. «Lo avevano insultato - riferisce Piero Montana - dandogli del 'garrusu'. E provocatoriamente, l'avevano anche sfidato a scambiare con l'altro un bacio in bocca. Cosa che Giuseppe, ragazzo e militante del Fuori, già orgoglioso di essere gay, per tutta risposta fece. Lo trascinarono al comando di polizia, fece resistenza passiva». La storia del bacio finì sulle prime pagine dell'Ora. «Facemmo una manifestazione davanti al Tribunale di Palermo - ricorda Piero - rivendicando libertà di espressione, ed in corteo portammo dietro la porta del pretore Vincenzo Salmeri, un mazzo di rose, simbolo del partito Radicale. Ma lui sentendo che c'erano degli omosessuali, si trasferì di corsa in un'altra stanza». Iniziative che facevano scalpore e calamitavano anche l'attenzione della stampa nazionale («Panorama mandò una giornalista ad intervistarci»).
«In quegli anni, fine anni Settanta, il clima era completamente diverso da oggi - rammenta Piero - si respirava aria di rivolta, c'era un anelito alla libertà, si contestava, non si pensava di essere inchiodati, crocifissi. Oggi credo ci sia molto più conformismo».

Piero Montana, è stato il primo 30 anni fa, a trovare il coraggio di dichiarare pubblicamente al mondo la sua diversità: dalla Sicilia, da Bagheria, non da Amsterdam («dicevo ai giornalisti: sono siciliano, scrivete anche il mio nome a caratteri cubitali, non si tratta di esibizionismo, ma di lotta politica»).
Il Fuori, chiuderà i battenti nell'81, assorbito dall'Arcigay, fondato da un ex prete pugliese, Marco Bisceglia, venuto in Sicilia per sondare il terreno. «Nacque a Palermo - ricorda Piero - la prima Arcigay nazionale: costituita da gran parte dei nostri ragazzi, per lo più di sinistra, insofferenti verso la politica del partito Radicale a cui aderiva il Fuori. E sempre nell'81, con i soldi dell'allora Pci - rammenta Montana - si svolse ai Giardini Inglesi anche la prima festa nazionale dell'Orgoglio omosessuale. Ricordo che c'erano stand di libri sull'omosessualità, si svolsero comizi da parte della neonata Arcigay, fu creato un palco con un complesso che cantava e mi divertii tantissimo, anche se continuai a militare nel partito Radicale».
Oggi di quegli anni di lotte e dell'impegno politico dei gay, a Palermo resta quasi niente. E' scomparso il Fuori ed anche l'Arcigay. Il circolo Lady Oscar, che gravita attorno a Rifondazione comunista, si sente poco. Fioriscono invece i pub ed i ritrovi gay. Nel capoluogo, ma soprattutto a Catania, qualcosa a Messina, a Siracusa. La "politicizzazione" ha colori diversi. Quelli del Pegaso, un tantino di destra, durante la giornata nazionale dell'Orgoglio Gay a Catania, polemizzarono di brutto con gli organizzatori della manifestazione etnea: che in prima fila, volendo forse imitare le variopinte e provocatorie sfilate dei transessuali tutti piume e paillettes, avevano fatto aprire il corteo ad i meno coreografici viados del quartiere San Berillo. «Ma del resto - obietta Piero - non si possono discriminare questi travestiti che sono molto più coraggiosi di altri che non escono fuori per nulla, o dirgli di mettersi in coda al corteo...».

Piero Montana, coltiva anche la passione per la poesia. L'anno scorso ha pubblicato ''Omocaust'', un lungo componimento poetico dedicato al "triangolo rosa" (con cui venivano marchiati gli omosessuali dai nazisti), a Pier Paolo Pasolini, ed infine al giovane gay sancataldese Alfredo Ormando, che il 13 gennaio del '98 si diede fuoco a piazza San Pietro. Doveva laurearsi in Scienze della Formazione alla facoltà di Lettere di Palermo. Per ricordare la tragica morte del giovane siciliano - estrema protesta contro gli anatemi della Chiesa verso i gay - Piero Montana gli ha dedicato, anni fa, anche una mostra di artisti intitolata una "Vita bruciata". Il testamento che Alfredo vergò a mano in una lettera spedita ad un amico, Piero, la cita a memoria: «Mi prenderanno per pazzo, perché mi do fuoco a Roma, mentre avrei potuto farlo a Palermo. E' una forma di protesta contro la Chiesa che condanna l'omosessualità. Condannando altresì la natura di cui essa è figlia».
Una giornata nazionale alla memoria di Alfredo Ormando, lo ricorda da allora ogni anno il 13 gennaio. Piero Montana, che ha raccolto nella biblioteca comunale di Bagheria tutti i libri scritti da Ormando, ha pure scritto un altro componimento poetico intitolato: ''La caccia: Giarre 1980'' inspirato dal suicidio dei due giovani, con prefazione del vice sindaco di Bagheria, Pietro Pagano, assessore alle Pari Opportunità, e pubblicato dal Comune.

E' molto critico per l'eccessivo zelo, anche da parte dei mass media,verso le posizioni anti gay della Chiesa e del Cardinale Ruini. «Ma a noi non ci interpellano mai - lamenta - siamo stati messi da parte. Nessuno ricorda che esiste una risoluzione del Parlamento europeo del '94 - si infervora Piero Montana - contro ogni discriminazione, e invita a legiferare sul riconoscimento delle coppie gay, con il matrimonio o istituti giuridici equipollenti».
Si è arrabbiato anche quando sul Giornale ha letto quel titolo sul flop del registro delle unioni di fatto nella sua città. «Il registro, a livello anagrafico, in effetti non ha nessun valore - riconosce Piero Montana - se avessimo avuto una legge regionale favorevole alle coppie di fatto, le persone iscritte nei registri avrebbero beneficiato di vantaggi. Invece - protesta Piero - la legge regionale sulla famiglia del 2003 le esclude. La coppia omosessuale è oggi, attaccata, presa in giro, schernita - denuncia Piero Montana - e poi si pretende che vadano ad iscriversi anche nel registro delle unioni civili».

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22 novembre 2005
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