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Fatturato in calo e aumento dei disoccupati: la crisi a Palermo

Dai dati presentati alla Camera di Commercio del capoluogo siciliano dall'Osservatorio economico dell'istituto Tagliacarne

13 febbraio 2010

Palermo, come il resto delle economie territoriali del mondo, è alle prese con la difficile sfida di traghettare il proprio sistema produttivo fuori dalla recessione, minimizzandone le perdite ed i conseguenti impatti sociali.
Questa l'analisi dell'economia del capoluogo siciliano elaborata dall'Osservatorio economico dell'istituto Guglielmo Tagliacarne, presentato alla Camera di commercio di Palermo.

Uno dei dati che emerge dall'analisi dell'istituto Tagliacarne è quello che ci mostra la disoccupazione a Palermo e provincia che, alla fine del 2008, si attesta al 17,1% (Italia 6,7%) e cela sacche di disoccupazione nascosta e di disoccupati scoraggiati. In questo contesto, nel 2008 a Palermo il ricorso alla Cassa integrazione cresce più che rispetto alla media regionale, pur in presenza di una quota di addetti industriali relativamente meno rilevante. Ciò è un indizio circa il fatto che il tessuto industriale palermitano stia, in realtà, pagando un prezzo ponderoso alla recessione. In effetti, la debolezza del mercato del lavoro locale, iniziata già prima che si innestasse l'attuale recessione, insieme all'esplosione della Cig nel 2009 (dovuta anche alle difficoltà nel commercio), sono altrettanti indizi del fatto che il tessuto imprenditoriale provinciale, e la relativa base occupazionale, stanno subendo gli effetti della crisi in forme e con intensità da monitorare.

"L'economia palermitana - si legge nel report - viene da un periodo di crescita particolarmente debole, poiché già dal 2006 l'andamento del Pil provinciale si è collocato al di sotto della media regionale e di quella nazionale, evidenziando prima una sostanziale stagnazione e poi, a partire dal 2008, una flessione del Pil provinciale del -3,2% (Sicilia -1,2%; Italia -1%) che anticipa la crisi economica. L'evidente rallentamento, e poi l'inversione, della crescita economica locale, dipende in primo luogo da fattori strutturali di debolezza negli assetti competitivi del territorio". Il sistema produttivo palermitano è costituito prevalentemente da ditte individuali (nel terzo trimestre 2009 a Palermo 74,2%, in Italia il 63,3%) mentre la presenza delle imprese più capitalizzate e strutturate, anche in termini di modelli di governance ed articolazione organizzativa interna, ovvero le società di capitali, è ancora poco marcata (10,6% a Palermo, in Italia 17%). "Un simile assetto - dice il report - rischia di essere esposto alla recessione, in quanto le imprese più piccole, meno patrimonializzate, hanno una strutturale difficoltà di accesso al credito, non potendo fornire garanzie patrimoniali particolarmente elevate".

Guardando il fatturato delle imprese per il 2009 si evince un calo del -17,2% per l'economia palermitana nel suo complesso. Secondo l'istituto Tagliacarne, tra i settori, quello delle costruzioni registra la peggiore variazione (-21,3%), a conferma delle dinamiche già in atto nel 2008 sia a livello locale che a livello nazionale. Variazioni negative del fatturato si riscontrano anche nel manifatturiero (-19,6%). Anche il settore dell'agricoltura ed il settore dei servizi presentano dei risultati negativi, ma l'intensità del peggioramento è minore. Il commercio (-18,3%), il turismo (-15,2%) ed il terziario avanzato (-17,1%) sono i comparti il cui volume d'affari risente maggiormente della riduzione dei consumi, mentre sembrano reggere in modo migliore i trasporti (-10,9%) e gli altri servizi (-7,8%) che registrano le performance migliori tra tutti i settori dell'economia.
Circa il 27% delle imprese scarica gli effetti della crisi finanziaria a monte, ritardando i pagamenti dovuti ai propri fornitori, propagando di fatto gli effetti della recessione lungo l'intera filiera produttiva e generalizzandola all'intero sistema produttivo. Un ulteriore 13% è costretto a ritardare i pagamenti ai lavoratori, contribuendo così alla contrazione dei consumi finali, in una spirale perversa che, dal rallentamento della domanda, finisce per creare ulteriori problemi alle imprese offerenti.

L'economia siciliana in crisi e condizionata dalla mafia - "L'economia siciliana e il mondo del lavoro sono in grave difficoltà e, come se ciò non bastasse, il nostro sistema produttivo è minato alla base dal condizionamento mafioso. Le piccole e medie imprese palermitane rappresentano l’87% del nostro mondo produttivo e oggi pagano ancora la grave crisi economica". Lo ha detto Roberto Helg, presidente della Camera di Commercio di Palermo, commentando la presentazione dell’Osservatorio economico 2009 dell’Istituto di ricerche Guglielmo Tagliacarne. "In tutto questo – ha aggiunto – il rapporto fra banche ed imprese si è fatto più difficile, compromettendo l’accesso al credito da parte di un numero crescente di pmi, proprio nel momento in cui la recessione produce un degrado del cash flow, delle condizioni di liquidità e degli assetti di bilancio delle imprese, impoverendole delle risorse finanziarie utili".
"In tutto questo, il soggetto pubblico dovrebbe essere pienamente impegnato a riqualificare la propria azione di supporto. Ma a Palermo così non è – ha sostenuto Helg – L’amministrazione comunale ha via via drasticamente ridotto i servizi, dal sociale alle scuole, dallo sport, alla cultura e alle imprese non è stata riservata alcuna attenzione, ma al contrario, si sono presi provvedimenti a dir poco maldestri sul traffico ed inasprimenti fiscali, come l’aumento della Tarsu del 75% (aumento annullato con la recente sentenza del Tar)".
"Invito tutti – ha concluso – ad osservare l’abusivismo imperante che c’é a Palermo. Non è accettabile perché è senza alcun dubbio un forte segnale di illegalità ed uno sberleffo a tutte le imprese che, operando nel pieno rispetto di tutte le regole e leggi, fanno salti mortali per restare sul mercato. A chi tocca vigilare?".

[Informazioni tratte da ANSA, GdS.it, LiveSicilia.it]

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13 febbraio 2010
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