Fazio lascia la poltrona...

... per la serenità del Paese. Il Governatore di Bakitalia Antonio Fazio ha rassegnato le proprie dimissioni

20 dicembre 2005

«Il Governatore di Bankitalia Antonio Fazio ha rassegnato oggi (ieri, ndr) le proprie dimissioni nelle mani del Consigliere anziano. Esse verranno presentate al Consiglio Superiore nell'oridnaria riunione di domani (oggi, ndr). La decisione, autonomamente assunta con tranquilla coscienza, è volta a riportare serenità nel superiore intreresse del Paese e della Banca d'Italia.
Il Governatore Antonio Fazio ha servito la Banca e il Paese per 45 anni, dal 1960. Nel corso del suo lungo impegno, interamente dedicato all'Istituto, ha dato impulso alla ricerca economica e istituzionale. Nel servizio studi ha costruito, negli anni sessanta, il primo modello econometrico dell'economia italiana, all'avanguardia a livello internazionale. Ha elaborato schemi originali di analisi monetaria applicati con efficacia per la stabilizzazione dell'economia italiana e del cambio negli anni settanta e ottanta.
La Banca d'Italia con la politica monetaria e del credito, ha abbattuto alla metà degli anni novanta l'inflazione, realizzando in tal modo la condizione per partecipare all'Unione economica e monetaria. A metà degli anni novanta il sistema creditizio era strutturalmente fragile. E' stata condotta un'opera di ristrutturazione e di consolidamento dalla quale è emerso un sistema bancario ampiamente privatizzato, con accresciute dimensioni degli intermediari, solidità economica e patrimoniale, accentuata concorrenza.
Incessante è stata la promozione degli interessi nazionali, in coerenza con gli interessi europei, nel rispetto della legge e con gli strumenti posti a disposizione dall'ordinamento. La valorizzazione dell'indipendenza della Banca d'Italia, del suo assetto, della sua articolazione organizzativa, del suo impareggiabile patrimonio di professionalità e competenze è stata costante. Su questo ricchissimo patrimonio, sull'amore per l'istituto, sulla costante cura della sua autonomia il Paese può fare pieno affidamento».


[Il Comunicato ufficiale di Palazzo Koch]

Qualcuno lo ha difeso fino a quando ha potuto, ma di volerlo ancora seduto saldamente sulla poltrona di Governatore della Banca d'Italia ne erano rimasti veramente in pochi. Già a fine luglio, subito dopo la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche che testimoniarono l'imbarazzante affetto nei confronti di Giampiero Fiorani (attualmente in carcere) per la scalata di Bpi ad Antoveneta [''Ah Tonino... io sono commosso, con la pelle d'oca, io ti ringrazio, io ti ringrazio... Guarda, ti darei un bacio in questo momento, sulla fronte, ma non posso farlo... So quanto hai sofferto, prenderei l'aereo e verrei da te in questo momento se potessi''], qualcuno invitò Antonio Fazio a lasciare libera la poltrona di Palazzo Koch, onde evitare che l'immagine dell'Italia in Europa e nel Mondo fosse ulteriormente imbrattata, e ancora, evitare che si venisse a conoscenza di altri nomi e e fattelli scomodi.
Lui niente. E' rimasto attaccato alla poltrona, davanti l'icona di San Sebastiano, senza nemmeno rispondere. Il posto di Governatore è un posto a vita, e solo il governatore può mandare via il governatore. Fazio non aveva nessuna intenzione di mandarsi via. Fino a quando, la giustizia lo ha chiamato in causa direttamente, partendo proprio dal caso Antonveneta, indagandolo per  ''insider trading'' (ossia, atto consistente nella coscienza - e volontà - di ''utilizzare'' informazioni privilegiate nel compimento di qualunque transazione [«acquistare o vendere, ovvero compiere altre operazioni»] su strumenti finanziari).

Ieri, infatti, Antonio Fazio ha rassegnato le sue dimissioni nelle mani del consigliere anziano Paolo Emilio Ferrari. Una decisione ''autonomamente assunta con tranquilla coscienza'', volta a riportare serenità nel superiore interesse del paese e della Banca d'Italia.
Le dimissioni verranno presentate al consiglio superiore della banca centrale convocato per oggi.  Fazio è stato l'ottavo governatore della Banca d'Italia ed è (era) in carica dal 1993, quando la poltrona di Palazzo Koch fu lasciata da Carlo Azeglio Ciampi.
Con l'uscita di scena del Governatore le sue funzioni passano, come previsto dallo statuto, al direttore generale Vincenzo Desario, nella linea di continuità dell'istituzione.
Un ''disturbo tolto'' che oltre a ''rasserenare'' rende sicuramente più facili le scelte di governo e Parlamento sulla questione. Oggi il ministro dell'Economia Tremonti porterà in consiglio dei ministri il suo progetto per modificare la legge sul risparmio, che andrà in Parlamento a breve (Casini ha detto che il Parlamento dovrà lavorarci fino a venerdì 23). Un progetto che si dovrebbe concretizzare in un emendamento che introduce il mandato temporale per il futuro governatore e che mette nelle mani di governo e Parlamento la scelta del nome del capo della Banca d'Italia.
Il clima politico intorno alla vicenda è di grande attenzione. Governo e opposizione cercano di arrivare ad una scelta condivisa che possa essere fatta nel più breve tempo possibile. Il ministro Tremonti ha sentito nei giorni scorsi i leader dell'opposizione e Romano Prodi, ancora nelle ultime ore, ha ribadito: ''Pronti ad un accordo''.

Chi sostituirà Antonio Fazio
Al momento i nomi più accreditati sono quelli di Tommaso Padoa Schioppa, economista di vaglia già nel board della Bce, Vittorio Grilli giovane ex ragioniere generale dello Stato, Mario Draghi, potente direttore generale del Tesoro all'epoca delle privatizzazioni e Vincenzo Desario, soluzione interna all'Istituto, attuale direttore generale di Bankitalia.

- ''Il San Sebastiano di Via Nazionale'' di Aldo Cazzullo (Corriere.it)

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20 dicembre 2005

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