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Fede, Mora e Minetti rinviati a giudizio

Fissato per il prossimo 21 novembre il processso al direttore del Tg4, all'impresario dei vip e al consigliere regionale lombardo

03 ottobre 2011

Il consigliere regionale della Lombardia Nicole Minetti, l'impresario Lele Mora e il direttore del Tg4 Emilio Fede sono stati rinviati a giudizio oggi nell'ambito del cosiddetto caso Ruby, con l'accusa di induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile.
Lo riferisce una fonte legale precisando che il processo è stato fissato per il prossimo 21 novembre davanti alla Quinta sezione del Tribunale di Milano.
Il gup di Milano Maria Grazia Domanico ha nominato tre periti che avranno il compito di trascrivere le intercettazioni presenti nel fascicolo sul caso Ruby. Le trascrizioni inizieranno il 22 ottobre e i periti hanno a disposizione 60 giorni. Inoltre, nella richiesta di rinvio a giudizio, ha ammesso le dichiazioni di Imane Fadil, una delle 32 ragazze presenti nelle serate ad Arcore. La 27enne marocchina, che si costituirà parte civile, si è detta felice per la decisione del gup. "Sono soddisfatta e lo sarò di più quando finirà il processo".
Nella sua ordinanza il gup ha spiegato che il processo deve restare a Milano a differenza di quanto richiesto dalle difese degli imputati che chiedevano che il processo fosse trasferito a Messina, città in cui Fede avrebbe 'reclutato' Ruby durante un concorso di bellezza. Per il giudice a Messina ci sono solo "atti prodomici". A Messina c'è stato solo un contatto, ma il reato si è consumato a Milano.
Il gup Domanico aveva già respinto la richiesta della difesa di Fede di trascrivere le intercettazioni riguardanti i parlamentari contenute nel fascicolo sul caso Ruby. Il gup ha accolto la linea della Procura rappresentata dai pm Antonio Sangermano e Pietro Forno che si erano opposti alla trascrizione a "garanzia dei parlamentari".

"Ci si difenderà davanti al tribunale", ha detto Pier Maria Corso, difensore della Minetti. Stamane, per la prima volta, la Minetti era presente in aula. Durante la pausa pranzo, però, è andata via e non ha assistito alla decisione del gup. "Sono a pezzi. Stanotte non ho dormito per l'agitazione", aveva detto il consigliere regionale aggiungendo: ma "sono tranquilla e fiduciosa. Sono qui perché volevo farmi vedere dal giudice".
"Francamente ce l'aspettavamo", è stato il commento di Luca Giuliante, legale di Lele Mora. "Ci ha colpito il termine del 21 novembre, piuttosto inusuale per il tribunale di Milano", ha aggiunto. Sulla stessa linea Gaetano Pecorella, uno dei legali di Fede: "Sono stati battuti due record. Il giudice ha dato ragione solo al pm e ha fissato l'udienza a meno di due mesi. Nessun processo si è mai svolto in tempi così ravvicinati". [Adnkronos/Ign]

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03 ottobre 2011
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