Fish Tank

Un'Inghilterra grigia, fragile e terribile che ricorda da molto vicino (forse troppo) i film di Loach o di Leigh

27 luglio 2010

Noi vi segnaliamo...
FISH TANK
di Andrea Arnold

Mia, 15enne ribelle, problematica e amante della musica hip-hop, viene espulsa dalla scuola e allontanata dai suoi amici, ma la sua esistenza potrebbe migliorare grazie a Connor, il nuovo compagno di sua madre...

Anno 2009
Nazione Gran Bretagna, Olanda
Produzione BBC Films, UK Film Council, LimeLight, Kasander Film Company
Distribuzione OneMovie
Durata 124'
Regia, Soggetto e Sceneggiatura Andrea Arnold
Con Katie Jarvis, Michael Fassbender, Kierston Wareing, Rebecca Griffiths, Harry Treadaway, Jason Maza
Genere Drammatico
VM14


In collaborazione con Filmtrailer.com

La critica
"Il bel 'Fish Tank', della britannica Andrea Arnold, già premio Oscar nel 2003 per il corto 'Wasp' e premio della Giuria a Cannes nel 2006 con l'opera prima 'Red Road'. La Arnold è tornata con un forte ritratto adolescenziale, che riecheggia Ken Loach, Gus van Sant e i '400 colpi' di Truffaut."
Stefano Ciavatta, 'Il Riformista'

"Al suo secondo lungometraggio la regista inglese Andrea Arnold non ripete l'exploit di 'Red Road', premiato qui nel 2006. La storia di 'Fish Tank' si regge tutta sulla straordinaria forza comunicativa della protagonista, l'esordiente Katie Jarvis, capace di rendere credibile la rabbia ma anche la fragilità di una quindicenne, che si sente in pace con se stessa solo quando balla il suo amato rap. Il rapporto con la madre non potrebbe essere più problematico, quello con le coetanee non esiste e il raggio di sole che sembra portare un occasionale amante della madre finirà invece per trasformarsi nell'esperienza più traumatica e dolorosa di tutte. La Arnold filma questo spaccato di vita con lo stile aspro e improvvisato di tanto cinema post Nouvelle Vague, attenta più alle pause che agli snodi della storia, ma alla fine l'effetto sembra quello di un vecchio film di Ken Loach o di Mike Leigh."
Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera'

"Basta pensare al decano del 'realismo che sa di latrina' Mike Leigh, nel caso di questo film britannico, opera seconda di Andrea Arnold. Qui, oltre al non luogo dei condomini osceni, regna il non corpo, la non lingua, la gesticolazione psicotica e ossessiva, i non vestiti sostituiti da grigie felpe e intimi macchiati, una geografia dinamica degli arti che no segue più il ritmo oppressivo ma regolare della catena di montaggio, ma quello asincronico e asimmetrico della robotica, della disoccupazione, dei tempi vuoti davanti al lavoro o al tele-ipnotizzatore, della rissa o della fuga dai poliziotti e dagli assistenti sociali, perché sei senza permesso di soggiorno o zingaro o freak o disadattato."
Roberto Silvestri, 'il manifesto'

"Quattro anni fa la scozzese Andrea Arnold, già Oscar per il corto 'Milk', vinse il premio della giuria a Cannes con un debutto di grande forza e crudezza, 'Red Road', purtroppo poco visto in Italia. 'Fish Tank' (altro premio della giuria a Cannes 2009) conferma le aspre qualità della regista, una 49enne ex-attrice che negli anni 80 ha recitato a lungo nel programma per bambini 'No. 73' e sembra avere una predilezione per i rapporti madre-figlia. Purché visti dal lato più violento e selvaggio. Se in 'Red Road' infatti una madre sola elaborava una complicata e dolorosa strategia per vendicare l'omicidio della figlia, 'Fish Tank' batte un terreno più sociologico solo in apparenza. (...) Fino a un epilogo prevedibile nei fatti ma non nei modi. Anche perché la Arnold, maestra di sospensioni e ambiguità, trova sempre la scena, la situazione, il gesto che dice e non dice. Una gita in campagna, un pesce pescato con le mani e infilzato su un ramo, un piede ferito e medicato, o 'California Dreamin' nella versione quasi blues di Bobby Womack (una scoperta per la giovanissima Mia), sono le tessere di un linguaggio segreto, sempre molto fisico, che trascina Connor e Mia verso l'irreparabile. Con un'impennata, melò quando Mia decide di vendicarsi, che fa temere il peggio... Fino all'amaro e bellissimo finale, di nuovo danzato, che chiude su una nota davvero ineffabile questo film scabro, diseguale, qua e là un poco programmatico, ma azzardato e emozionante."
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

Premio della giuria al 62mo Festival di Cannes (2009) ex-aequo con "Thirst" di Park Chan-Wook

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27 luglio 2010

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