Fra' Felice da Nicosia è stato fatto Santo

25 ottobre 2005

Da domenica 23 ottobre Fra Felice da Nicosia  è Santo.

Felice da Nicosia nacque dal matrimonio di Filippo Amoroso e Carmela Pirro, a Nicosia, in Sicilia, il 5 novembre 1715. Venne battezzato lo stesso giorno con i nomi di Filippo Giacomo. Il padre, che esercitava il mestiere di calzolaio, morì il 12 ottobre 1715 lasciando alla vedova tre figli.
La famiglia era povera ma molto religiosa. Da giovanissimo, frequentò la bottega del calzolaio Giovanni Ciavarelli. La vicinanza al convento dei Cappuccini gli diede la possibilità di frequentare la loro comunità, di conoscere i singoli religiosi e ammirare il loro stile di vita.
Come la maggior parte dei ragazzi poveri siciliani del tempo, non andò a scuola.
Nella crescente frequentazione dei frati del convento, si sentiva sempre più fortemente attirato dalla loro vita: gioia in austerità, libertà nella povertà, penitenza, preghiera, carità, spirito missionario.

Vocazione provata
A vent'anni chiese al Superiore del convento di Nicosia di intercedere presso il Padre Provinciale di Messina affinché fosse accolto nell'Ordine in qualità di laico, perché, in quanto analfabeta, non poteva essere ammesso come chierico, ma soprattutto perché tale stato maggiormente si addiceva alla sua indole umile e semplice. Ricevette risposta negativa non solo allora ma anche alle richieste ripetute nei successivi otto anni. Tuttavia il suo desiderio non venne mai meno.
La sua fu una vocazione matura, ampiamente ponderata e desiderata. È sicuramente sorprendente il fatto che non avesse, 86 dopo i diversi no, tentato di entrare a far parte di qualche Ordine affine. Il suo essere uomo di Dio coincideva con l'essere cappuccino.
Nel 1743, venuto a conoscenza che il Padre Provinciale di Messina era a Nicosia per una visita, chiese di potergli esporre il suo desiderio. Finalmente il Provinciale lo accolse nell'Ordine indirizzandolo al convento di Mistretta per l'anno del noviziato.

Frate Cappuccino
Il 10 ottobre 1743 iniziò il noviziato con il nome di Fra Felice. Il noviziato fu per lui un anno particolarmente intenso nell'esercizio delle virtù.
A detta di tutti i biografi, Fra Felice si distinse per lo slancio nell'obbedire, per il candore angelico, per l'amore alla mortificazione, per la pazienza veramente serafica. E fu così che il 10 ottobre 1744 fece la professione.

Per le strade di Nicosia
Subito dopo la professione, fu destinato dai suoi superiori, eccezionalmente, al convento di Nicosia. Non era infatti uso comune indirizzare un giovane religioso nel proprio ambiente d'origine, temendo che potesse essere distratto da parenti e conoscenti. Ma il distacco dagli affetti terreni di Fra Felice era tale che i superiori ritennero che la sua crescita spirituale non ne avrebbe sofferto.
Egli aveva già fatta propria la massima di San Francesco che il frate deve vivere nel mondo come vero pellegrino e forestiero, reputando di non avere nulla di proprio sulla terra, né casa, né luogo, né cosa alcuna.
Gli venne assegnata la mansione di cercatore. Ogni giorno attraversava le vie del paese bussando tanto ai palazzi dei ricchi, invitandoli a condividere il loro benessere, quanto alle umili dimore dei poveri per offrire loro conforto nelle necessità quotidiane.
Passava per le strade e per le case con compostezza e discrezione, ringraziando sempre, sia quando gli veniva offerta qualcosa che quando era scacciato in malo modo, dicendo con dolcezza: Sia per amore di Dio.

Assetato della Sacra Scrittura
Fra Felice era analfabeta. Non era tuttavia privo di dottrina cristiana. Tutto ciò che non poteva apprendere attraverso la lettura della Sacra Scrittura, l'apprendeva attraverso la memoria e la ferma volontà di voler sempre più nutrire la sua anima. Per questo si sforzava di assimilare i brani biblici e i libri edificanti letti in convento durante la mensa e coglieva tutte le occasioni per ascoltare le predicazioni nelle chiese di Nicosia.

Devozioni e penitenze
Fu devoto di Gesù crocifisso. Ogni venerdì, contemplava la passione e la morte di Gesù Cristo. Tutti i venerdì di marzo digiunava a pane ed acqua e stava in coro, con braccia aperte a forma di croce, meditando dinanzi al Crocifisso.
Ebbe un culto particolare all'Eucaristia. Passava ore dinanzi al Tabernacolo, anche dopo aver sostenuto dure fatiche giornaliere. Venerò con tenerezza la Madre di Dio.

Gli ultimi giorni
Alleggerito da ogni incarico, col fisico ormai malato per le estreme penitenze e mortificazioni, era sempre pronto ad ogni forma di servizio, soprattutto per gli ammalati nell'infermeria del convento. Mentre le forze diminuivano, cresceva in intensità la sua concentrazione in Dio e la sua lieta e semplice obbedienza.
Alla fine del mese di maggio del 1787 fu sorpreso da febbre violenta mentre lavorava nell'orto. Il superiore, Padre Macario, lo fece coricare per obbedienza. Al medico che gli prescrisse dei medicinali, Fra Felice disse che erano inutili, perché quella era la sua ultima malattia. Concluse la vita terrena alle due di notte del 31 maggio 1787.
Fu beatificato da Leone XIII il 12 febbraio 1888.


Dichiarazioni del postulatore della causa di canonizzazione, padre Florio Tessari.
L'iscrizione nel catalogo dei santi di Felice da Nicosia (1715-1787) da Benedetto XVI, verrà proposto alla Chiesa universale l’esempio di questo autentico saggio nelle cose di Dio e del suo Spirito, nonostante fosse analfabeta.
Così lo descrive il postulatore della sua causa di canonizzazione, padre Florio Tessari, ricordando che il fratello laico dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, fra' Felice, ''ha capito che il segreto della vita, capace di aprire e di illuminare ogni evento, non consiste nell'indicare con forza a Dio la nostra volontà, ma nel fare sempre gioiosamente la sua''.
Una ''semplice scoperta'' - ha spiegato alla Radio Vaticana - che gli ha permesso ''di vedere sempre, dovunque e nonostante tutto, Dio e il suo amore; particolarmente dove è più difficile scorgerli''.
Commentando i tratti della santità del fratello laico, il suo postulatore scrive: ''Intento solo a lasciarsi invadere e riempire da Dio, va subito al cuore delle cose, alla radice della vita, dove tutto si ricompone nella sua originaria armonia'', un processo che non richiede ''molta scienza'' né ''tante parole'', perché ''basta l'essenziale sapienza del cuore dove abita, parla ed agisce lo Spirito''.
''Sapienza che fra' Felice non solo conosceva, ma soprattutto viveva. Per lui tutto esisteva in Dio, fonte di vita, armonia e pace. E oltre Dio, veramente non esisteva più nulla, o nulla che contasse veramente. Su Dio egli aveva scommesso proprio tutto''; ''la sua fu una vita apparentemente fatta di niente e invece capace di trasformare tutto nel Tutto'', ha aggiunto padre Tessari.

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25 ottobre 2005

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