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Fuggono i cervelli, fuggono... Come uccelli migratori i cervelli del Sud vanno via, però senza ritorno

La nuova emigrazione dalle regioni del Sud è fatta di brillati giovani altamente qualificati

31 maggio 2005

Sono giovani, hanno conoscenze all'avanguardia e delle belle lauree in tasca spesso rafforzate da master di specializzazioni di ultima generazione. E sono sempre di più i giovani rispondenti a questi connotati che dalle regioni del Sud Italia partono alla ricerca di un lavoro nel resto d'Italia, d'Europa e del Mondo, tanto che dalla metà degli anni '90 si può dire che la ''fuga di cervelli'' è diventata un elemento antropologico da annoverare fra gli usi & costumi della generazione contemporanea meridionale.
Questa rilevante perdita di ''capitale umano qualificato'', grave per il futuro sviluppo dell'area, è stata registrata dalla Svimez, l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno.

Come si accennava, nel corso degli anni Novanta sia il tasso di emigrazione che quello di immigrazione sono stati sostanzialmente in calo in tutte le Regioni italiane: ma per la gran parte delle regioni meridionali - e questo, secondo la Svimez, ''è un dato preoccupante'' - proprio negli ultimi anni dell'analisi, i flussi migratori in uscita hanno ripreso a crescere a fronte di flussi migratori in ingresso pressoché stazionari. Ossia, alla fine degli anni '90 mentre il numero di chi ritornava o restava nel meridione sostanzialmente non cambiava, il numero dei cervelli ''fuggitivi'' subivano un'impennata.

Uno sguardo ai numeri delle varie regioni non lascia spazio a dubbi.
In Calabria, per esempio, nel 1994 il tasso di emigrazione (cioè la percentuale tra il numero di laureati persi rispetto a quelli residenti) era pari all'1,3%: appena cinque anni dopo il valore era esattamente raddoppiato, passando al 2,6%.
Il tasso di immigrazione, invece, dopo essere cresciuto dall'1,1% del '94 al 2,4% del '98, l'anno successivo era crollato di nuovo all'1,1%. Con un saldo tra laureati in uscita e quelli in entrata chiaramente sbilanciato verso i primi.
Anche se la Calabria è la regione che presenta l'andirivieni più sostenuto non è in realtà quella dove la situazione è più drammatica. La ''fuga di cervelli'', infatti, targata Catanzaro si è almeno bloccata nel 1998 e nel 1995. In Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia, invece, sono sempre stati di più i laureati in partenza rispetto a quelli in arrivo.

In Campania, per esempio, nel '99 gli emigrati sono stati lo 0,9%, contro lo 0,4% degli immigrati; in Puglia l'1,2% è andato via e lo 0,6% è tornato; in Basilicata le partenze sono state il 2%, contro l'1,5% degli arrivi; in Sicilia, infine, a fronte dello 0,6% relativo alle emigrazioni, c'è lo 0,4% di immigrazioni. In controtendenza, invece, è l'Abruzzo. Nel 1999, infatti la percentuale di chi ha fatto la valigia è stata più o meno analoga a quella di chi ha invece scelto di arrivare (1,1% contro 1%) e negli anni precedenti gli arrivi sono stati quasi sempre superiori alle partenze.
Se altre regioni meridionali ''hanno occasionalmente registrato flussi netti attivi di laureati - osserva quindi il rapporto Svimez - tuttavia solo per l'Abruzzo si può parlare di una inversione di tendenza, data la persistenza nel tempo, in particolare nella seconda parte del periodo, di questo fenomeno''.

Alla luce di questi risultati, quindi, la Svimez sottolinea che ''nel Mezziogiorno si sta registrando una vera e propria 'emorragia' di risorse umane qualificate'', un fenomeno che ''dovrebbe essere preso in seria considerazione nell'ambito degli interventi di politica economica rivolti al Mezzogiorno d'Italia'', e che dovrebbe essere preso in considerazione il prima possibile, onde evitare che l'emorragia dissangui del tutto il futuro delle Regioni del Sud.

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31 maggio 2005
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