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Fumoso, vago, scemo

Tutte le reazioni (negative) dopo il discorso del ministro Giulio Tremonti sul piano del governo contro la crisi

12 agosto 2011

Ipotesi. Dal governo solo ipotesi. Dalla tassa sulle rendite alle pensioni fino a un contributo di solidarietà dai redditi sopra il 90mila euro. Mentre le polemiche si moltiplicano nella maggioranza e con l'opposizione. Il ministro Giulio Tremonti, ieri in commissione, ha scontentato molti illustrando la strategia anti-crisi del governo senza scendere nei dettagli. Sul tavolo, tra le varie cose, interventi sul mondo del lavoro, la modifica dell'articolo 81 della Costituzione, più tasse sui titoli. Senza escludere "un contributo di solidarietà".

Ma ecco cosa ha detto Tremonti in Parlamento, punto per punto.
Costi della politica - "Dobbiamo intervenire con maggiore incisività sui costi della politica. Non solo sui costi dei politici ma sulle complessità del sistema", ha spiegato il ministro. "Dobbiamo tornare - ha aggiunto - sulla materia, non solo su quanto prendono, ma anche su quanti sono. C'è un effetto di blocco, di manomorta".
Accorpare su domeniche le festività - Il governo, ha anticipato ancora Tremonti, ipotizza di "accorpare sulle domeniche le festività". Per "aumentare la produttività", ha sostenuto il ministro, si potrebbero far cadere le feste (ma senza toccare "quelle religiose") di domenica.
Tagli stipendi pubblici - Su questo punto si è creato un piccolo giallo. Tremonti, entrando nel dettaglio dei contenuti della lettera Bce all'Italia, ha precisato che nella missiva "si formula anche l'ipotesi di tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici". Ma, ha puntualizzato, "non è detto che debba essere oggetto dell'attività del governo italiano". Poi, nel corso delle repliche agli interventi, il ministro è stato ancora più deciso: "Non abbiamo intenzione di ridurre gli stipendi pubblici".
Tassa sulle rendite - Non abbiamo "nulla in contrario a un intervento diretto" sulle rendite finanziarie "che potrebbe essere, fermi i titoli di stato equiparati, la riduzione dei depositi bancari e postali dal 27% al 20%, l'elevazione di tutti i titoli finanziari esclusi i titoli di stato dal 12,5% al 20%", ha detto Tremonti. "Sulle rendite finanziarie - ha proseguito - la scelta è stata definita con un allineamento delle aliquote. La scelta è stata fatta in sede di riforma ma non abbiamo nulla in contrario ad un intervento diretto".
Liberalizzazioni - Secondo il responsabile dell'Economia "dobbiamo e possiamo intervenire con forza su liberalizzazioni, servizi pubblici e professioni". "Dobbiamo fare una manovra molto forte su questo anno e il prossimo. Le scelte di dettaglio sono ancora in corso", ha aggiunto. L'intervento, ha poi precisato, "sarà l'applicazione della normativa europea e dei suggerimenti europei". E cioè, come lo stesso ministro aveva ricordato poco prima, "la 'piena' liberalizzazione dei servizi pubblici locali, lo stesso riguarda i servizi professionali, poi la privatizzazione su larga scala dei servizi locali".
Contratti a termine - Tremonti ha sostenuto che si deve intervenire per rendere "più flessibile il mercato del lavoro", ma si deve anche evitare "l'abuso di contratti a tempo determinato, perché si creano effetti di instabilità della persona che possono essere negativi per l'economia".
Diritto a licenziare - "Per la materia del lavoro - ha proseguito il ministro - c'è la spinta a una contrattazione a livello aziendale e, quindi, il superamento di un sistema centrale rigido e poi formule, come dire, piuttosto critiche come - ha precisato - licenziamento e dismissione del personale, compensato con meccanismi di assicurazione e di migliore o più felice collocamento sul mercato del lavoro". Nella lettera della Bce, ha detto ancora Tremonti, "compaiono comunque anche le parole 'diritto a licenziare'".
Pensioni - Tra le misure sollecitate dalla Bce nella lettera al governo ci sono anche le pensioni d'anzianità e l'innalzamento dell'età di pensionamento delle donne nel settore privato, ha riferito il ministro. Ma Tremonti ha precisato che il governo non ha preso ancora nessuna decisione in merito.
Lotta a evasione - Nell'ambito della manovra per l'anticipazione del pareggio di bilancio al 2013 sono allo studio, ha sottolineato il ministro, "forme più forti di contrasto all'evasione fiscale", soprattutto nei casi di omessa fattura o scontrino.

Nelle misure che il governo sta mettendo a punto per fronteggiare la crisi ci sarebbe anche un prelievo (forse compreso fra il 5 e il 10%) sui redditi dei privati superiori ai 90mila euro annui. Si tratta del cosiddetto "contributo di solidarietà" cui ha accennato il ministro Tremonti nella sua audizione alla Camera. L'indiscrezione trapela in ambienti della maggioranza. Si tratterebbe di una estensione anche al settore privato della tassa già prevista dalla manovra proprio sui redditi dei pubblici dipendenti superiori ai 90 mila euro. Non è ancora chiaro se si tratti di una misura 'una tantum' o se il "contributo" possa essere esteso a più anni, da qui al 2013, data del previsto pareggio di bilancio.

Passando dal dato economico a quello politico, l'intervento del ministro sembra aver confermato l'isolamento che lo affligge e le conseguenti difficoltà del premier. Il leader del Carroccio, Umberto Bossi, ha bollato il discorso di Tremonti come "fumoso". Sulle pensioni Tremonti "non mi ha convinto. Bisogna saper dire anche di no perché altrimenti si rischia una crisi". Queste le parole del ministro delle Riforme. Prima del vertice serale a Palazzo Grazioli con il premier Silvio Berlusconi, Bossi non aveva certo nascosto le perplessità del Lega sulla "ricetta di Tremonti". E sulle pensioni aveva messo i paletti. Certo è "che se si toccano le pensioni non si toccano i ricchi ma si colpiscono i poveri". In ogni caso, per il Senatur, "dipende da come si toccano le pensioni, bisogna capire come. Serve un compromesso". Quanto alla possibilità di un blocco a quelle di anzianità "si può studiare. Noi abbiamo le nostre idee e le presenteremo - ha aggiunto - ma la gente non vuole che le pensioni vengano toccate. Sicuramente questo è un bivio importante". Lasciando la Camera Bossi ha aggiunto che "con tutto il casino che hanno fatto uscire", con la lettera della Bce indirizzata all'esecutivo, "temo ci sia un tentativo per far saltare il governo". E, sempre sulla crisi, ha aggiunto: "Draghi, invece che in Europa, sta sempre a Roma".

Ma non è solo Bossi ad essere poco convinto della "ricetta Tremonti". "Aspettiamo il decreto. Con una sola avvertenza. Il nostro voto parlamentare non è affatto scontato": quattro parlamentari del Pdl (il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto e i parlamentari del Pdl Giorgio Stracquadanio, Isabella Bertolini e Lucio Malan) hanno deciso di mettere nero su bianco la loro delusione, minacciando di votare no al decreto. "L'esposizione del ministro Tremonti, che ha anteposto il tema del vincolo costituzionale al pareggio di bilancio alle misure per raggiungere lo zero deficit nel 2013, ci aveva fatto credere - hanno sottolineato Crosetto, Stracquadanio, Bertolini e Malan - che il ministro avrebbe colto l'occasione della crisi per essere all'altezza di quello che Tremonti ha definito 'un tornante della storia'. Ci aspettavamo che il ministro - il quale ha espresso il suo favore per la proposta di riforma dell'articolo 81 presentata da Nicola Rossi - fosse conseguente alle sue parole. Nella proposta di Nicola Rossi è contenuta una percentuale, il 45%, che rappresenta il limite massimo di spesa pubblica in rapporto al Pil e quindi il limite massimo della complessiva tassazione. Oggi quella percentuale è al 52% e dunque un ministro conseguente alle premesse costituzionali esposte avrebbe dovuto indicare la strada per ridurre di almeno sette punti la spesa pubblica. E su questo il Parlamento avrebbe dovuto discutere. Invece, niente".
Altro fronte interno alla maggioranza è poi quello aperto dalle forze "ausiliarie" di Forza del Sud. "Abbiamo ascoltato con molta attenzione l’audizione del ministro Tremonti, tuttavia, siamo rimasti fortemente perplessi dai discorsi poco chiari. Fors'anche i discorsi debbano restare poco chiari, sia chiara tuttavia una cosa, non voteremo mai qualcosa che danneggia il Sud". Questo hanno affermato, in una nota, i parlamentari nazionali di Forza del Sud Mario Ferrara, vice presidente della commissione Finanze e Tesoro di Palazzo Madama, Pippo Fallica, componente della commissione Bilancio di Montecitorio e Salvo Fleres, componente della commissione Bilancio del Senato della Repubblica. "La strada maestra da percorrere – hanno aggiunto i parlamentari del movimento arancione – è quella delle riforme strutturali del sistema Paese. L’era dei palliativi è terminata. Bisogna investire sul cambiamento e mettere nelle condizioni il Sud di potere competere con il resto dell’Europa. Questo significa sciogliere i lacci e i laccioli abilmente tessuti da una burocrazia opprimente e dotare il nostro territorio di una rete infrastrutturale degna di questo nome. Forza del Sud su questo – hanno concluso – sarà intransigente".

Ad ascoltare il ministro, d'altronde, c'erano tutti, anche i big dell'opposizione. E dal leader del Pd Pier LuigI Bersani sono arrivati i primi messaggi al ministro. Il primo è politico: "La situazione politica italiana è il cuore del problema". Poi: "Al governo non deve tremare il polso: per noi chi ha di più deve dare di più". "Noi abbiamo più di un'idea, ma stiamo ancora aspettando proposte concrete dal governo. Presentino il decreto e noi presenteremo i nostri emendamenti. Abbiamo un elenco di privatizzazioni che possono animare un po' l'economia e anche dalla lotta all'evasione fiscale si può tirar su mica poco". Cifre ben diverse, ha sottolineato Bersani, dai "due o tre i miliardi" che si potrebbero ricavare dalle misure prospettate da Tremonti. Intervenendo dopo il ministro dell'Economia, Bersani aveva detto che "la situazione politica italiana è nel cuore di questa crisi e non può esserne separata". E ha dunque ribadito la necessità di cambiare governo per affrontare con più efficacia la crisi economico-finanziaria. "Noi - ha aggiunto - non saremmo dovuti arrivare a questo punto, non vi era nessuna ragione perché l'Italia fosse, nella bufera mondiale, la più esposta. Avevamo un'economia che doveva essere rianimata con un po' di crescita". "Serve una seconda Maastricht, altrimenti ad uno ad uno il mercato ci ammazza tutti", aveva sottolineato. "Che la Bce sostituisca la politica non può essere una cosa fisiologica. Mi sta bene che la Bce ci detti vincoli e compatibilità, ma non che ci detti anche le ricette per risolvere i problemi. Non mi sta bene che ciò avvenga per uno tra i dieci più grandi Paesi del mondo", aveva aggiunto Bersani che, insieme a Pier Ferdinando Casini, è stato convocato al Quirinale dal presidente Giorgio Napolitano.
Casini, per il quale l'Italia è oggettivamente un Paese messo sotto tutela da Bce ed Europa, ha criticato Tremonti di essere stato poco chiaro nel suo intervento. "Spero che abbia le idee così chiare da non bruciare il segreto del contenuto del decreto" perché "io ho capito molto di più dalla lettura dei giornali di quanto abbia capito dai suoi cortesi accenni a quelle che sono le tematiche in discussione". Poi, lasciando la Sala Mappamondo mentre il ministro replicava agli interventi sulla sua informativa, rivolgendosi a un collega parlamentare ha detto: "Questo è scemo, da ricoverare".

Per il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro questo "governo si è rotto e rompe i cosiddetti". E ha sottolineato: "Tra aria fritta e fumo c'è molto poco, qualche arrosticino di ferragosto. Vogliamo un documento, quali sono le sue proposte, su che cosa dobbiamo collaborare, la prossima volta - ha proseguito l'ex pm - ci porti un documento scritto sul quale possiamo dire questo condividiamo questo non condividiamo".
"Se il mondo cambia velocemente in cosa siete disposti a cambiare in quello che avete fatto in questi tre anni e mezzo?", ha chiesto Francesco Rutelli nel suo intervento, ribadendo la volontà di collaborare del Terzo polo, ma aggiungendo che una "convergenza più larga" si può determinare "se si intraprende una strada nuova". Perciò Rutelli ha invitato il governo a liberarsi dalla "'sindrome della salamandra', che sta ferma al bordo del fiume", perché altrimenti "prenderete il sole ma rimarrete bruciati come tutti gli italiani". Per Fli "il governo non ha le idee chiare". ''Siamo delusi, l'intervento del ministro Tremonti è stato oggettivamente fumoso, come dice Bossi", ha detto Italo Bocchino che ha aggiunto: "Tremonti non ci ha spiegato dove intende trovare i circa 20 miliardi di euro ulteriori che servono, e accorpare le festività alle domeniche non è che risolva il problema della finanza pubblica".

L'economista Carlo Dell'Aringa sulla "ricetta Tremonti" - "Quello di Tremonti al Parlamento è stato un discorso ad ampio raggio, ma poco incisivo sulle misure che il governo si appresta a prendere". Così Carlo Dell'Aringa, professore di Economia Politica all'Università Cattolica di Milano, parla con Labitalia del discorso pronunciato ieri dal ministro dell'Economia. A destare dei dubbi, secondo Dell'Aringa che è stato anche presidente dell'Aran, "sono le incertezze lasciate aperte e sulle quali i mercati possono ancora speculare". L'economista, infatti, dice di "condividere le preoccupazioni di coloro che chiedono interventi tempestivi", mentre "mancano ancora molti giorni al decreto". Dell'Aringa osserva poi che "la mancanza di certezze nel discorso del ministro Tremonti potrebbe nascondere forti divergenze in atto nella maggioranza e questo getta qualche dubbio sul fatto che si possa raggiungere un'intesa su temi come le pensioni, la patrimoniale e i costi della politica". Bene, per il professore, l'idea "di procedere a una tassazione delle rendite finanziare, fatti salvi i Bot, anche perché su questo esiste una forte convergenza dell'opposizione". Per quanto riguarda quello che il ministro ha detto sul mercato del lavoro, Dell'Aringa ribadisce che anche in questo campo "è tutto lasciato nel vago". "L'intervento sull'accorpare le domeniche alle festività mi è sembrato estemporaneo - dice il professore - mentre sui contratti e sui licenziamenti è chiaro che si tratta di materia da discutere a lungo con le parti sociali". "Il vero problema è come trovare 30 miliardi - conclude Dell'Aringa - e con le rendite finanziarie se ne trovano ben pochi. Anche con le pensioni, seppure alcune manovre sembrino interessanti, le risorse non diventano immediatamente disponibili. L'unico modo per avere subito risorse sarebbe quello di bloccare le pensioni di anzianità delle donne a 65 anni, ma uno scalone di 5 anni ha dei costi sociali enormi".

Secondo Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera ed ex ministro del Lavoro, "le parole di Tremonti sono state deludenti e preoccupanti. L'esposizione del ministro è stata priva di contenuti e non in grado di dare le rassicurazioni che sarebbero state necessarie per affrontare la crisi inedita e drammatica che sta attraversando il nostro Paese. La delusione dichiarata dalle parti sociali era palpabile anche nelle commissioni riunite di Camera e Senato". "Quello che tra le poche cose dette ci ha invece preoccupato - ha continuato Damiano-, è il riferimento del ministro di rendere più facili i licenziamenti. Noi pensiamo che toccare l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori sia profondamente sbagliato, soprattutto nell'attuale situazione. L'autunno ci riserverà amare sorprese sul fronte della occupazione perché le imprese hanno realizzato nella crisi forti processi di ristrutturazione, oggi contenuti dall'uso massiccio della Cassa integrazione. Questo ammortizzatore sociale, se si liberalizzasse la flessibilità in uscita, sarebbe meno utilizzato o addirittura aggirato". "La conseguenza sarebbe l'aumento esponenziale dei licenziamenti: e i dati di ieri di Datagiovani relativi alla perdita di oltre 400mila posti di lavoro fra i giovani nel 2010, non hanno insegnato nulla al governo. Inoltre, sottotraccia, riemerge la scelta di attaccare nuovamente le pensioni. Come abbiamo detto più volte, non è accettabile una manovra quasi esclusivamente a carico dello Stato sociale e dei redditi medio bassi, come invece sembra intenzionato a fare il governo", ha concluso Damiano.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, ANSA, Repubblica.it, Labitalia]

 

 

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12 agosto 2011
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