George W. Bush: ''Rimarremo e combatteremo in Iraq fino alla vittoria''. Quale vittoria?

Respinta dalla Camera Usa la mozione per l'immediata sospensione della missione in Iraq

21 novembre 2005

La scorsa settimana la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha bocciato a stragrande maggioranza (403 no, tre sì e una astensione) la proposta per il ritiro immediato degli oltre 150mila soldati americani di stanza in Iraq.
Il voto alla Camera era stato chiesto dai repubblicani con una manovra per dividere i democratici, contrari alla guerra: anziché votare sulla risoluzione del democratico John Murtha per il ritiro delle truppe ''alla prima occasione possibile'', ci si è pronunciati sulla mozione analoga, ma per un ritiro ''immediato'', presentata da un repubblicano.
Anche il democratico Murtha ha votato contro il testo repubblicano, che ha avuto solo tre consensi. ''Non era quello che avevo in mente'', ha detto il deputato, un reduce pluridecorato della Corea e del Vietnam la cui iniziativa aveva messo in crisi la Casa Bianca.

La notizia del voto della Camera è stata commentata dal portavoce di Bush, Scott McClellan, che ha ricordato che ''per la seconda volta questa settimana, il Congresso ha respinto in modo forte e bipartisan un invito ad andarsene dall'Iraq e a scappare''. McClellan ha aggiunto che ''la vittoria in Iraq è la chiave per prevalere nella guerra al terrorismo e per gettare le fondamenta per la pace'' delle generazioni future. ''I nostri comandanti - ha aggiunto il portavoce - e le truppe sanno quanto sono alti gli ostacoli e capiscono l'importanza di finire la missione. Quando la vittoria sarà conseguita, le nostre truppe torneranno a casa con onore''.

Il voto è stato, ovviamente, accolto con molta soddisfazione anche dal presidente George W. Bush, in visita in Asia.
Il tema del ritiro e quello della lotta al terrorismo è tornato nel discorso che Bush ha tenuto alle truppe americane nella base aerea di Osan, in Corea del Sud. ''Lotteremo contro i terroristi in Iraq e continueremo a combattere fino a quando non avremo conquistato la vittoria''.
Insomma, parole quelle di Bush jr. che vogliono chiaramente dire: chi accusa il presidente e la sua amministrazione di manipolazione dell'intelligence prima dell'attacco all'Iraq è irresponsabile e chi critica la guerra in Iraq e chiede il ritorno dei soldati a casa non conosce la situazione sul terreno come i comandanti sul campo.
''Fin quando io sarò comandante in capo, la nostra strategia sarà di combattere i terroristi in Iraq fino a che non avremo ottenuto la vittoria per cui i nostri coraggiosi soldati hanno combattuto e hanno dato il sangue". (Il testo del discorso era stato distribuito in anticipo, ancora in tempo perché i deputati ne potessero avere notizia prima del voto a Washington).

Ma quale vittoria? La guerra in Iraq è stata già persa dagli americani. E' stata persa quando non si sono trovate le armi di distruzione di massa. Persa quando sono stati scoperti gli orrori di Abu Ghraib. Persa dopo i bombardamenti di Falluja con il fosforo bianco e persa ogni qualvolta, (ossia ogni giorno), kamikaze si fanno esplodere a Baghdad e in qualsiasi città irachena, accecati dalla rabbia, e dall'insensatezza che la guerra e un'occupazione straniera porta con se.

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21 novembre 2005

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