Crea gratis la tua vetrina su Guidasicilia

Acquisti in città

Offerte, affari del giorno, imprese e professionisti, tutti della tua città

vai a Shopping
vai a Magazine

Gheddafi sfida la Nato: "Sono dove non potete prendermi"

Un messaggio audio del Colonnello smentisce le voci degli ultimi giorni che lo volevano gravemente ferito o addirittura morto

14 maggio 2011

E' parere del ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, che il colonnello Gheddafi potrebbe essere rimasto ferito nei raid della Nato e avrebbe lasciato Tripoli. "Noi non abbiamo nessun elemento preciso sull'attuale sorte di Gheddafi. Tendo ad accreditare come credibile la frase del vescovo di Tripoli monsignor Martinelli, che in queste ultime settimane è stato in contatto stretto, quando lui ci ha detto che Gheddafi è molto fuori da Tripoli e probabilmente anche ferito. Non sappiamo però né dove né come" ha detto il titolare della Farnesina.
Immediata però è arrivata la smentita del portavoce del governo libico Ibrahim Moussa, citato dall'emittente Al Arabiya, secondo cui il colonnello libico "non è stato colpito". "Questo genere di notizie hanno l'unico scopo di abbattere il morale del popolo libico", ha affermato Moussa.
A smentire Frattini poi è stato lo stesso vicario apostolico a Tripoli, Martinelli: "Non ho mai affermato che Gheddafi sia stato ferito in una forma grave o che sia morto, assolutamente - ha detto il vescovo -. D'altro canto devo sottolineare che proprio ieri sera (giovedì sera per chi legge, ndr) l'abbiamo visto in televisione ed era in piena forma", "credo che Gheddafi sia a Tripoli, non ho elementi per affermare che sia andato all'estero, e credo che sia in buona salute". "Davanti a un giornalista che mi chiedeva se era ferito o meno - ha spiegato Martinelli - ho semplicemente risposto che, facilmente dopo l'esperienza difficile del figlio che è morto, avrà subito dei turbamenti".


Infine, al termine di una giornata di annunci e smentite sulle sorti di Gheddafi, il colonnello libico è tornato direttamente a farsi sentire con un breve messaggio trasmesso alla tv di stato libica. "Sono in un posto in cui non mi potete raggiungere" ha detto Gheddafi. Il colonnello ha aggiunto che che le bombe della Nato non possono raggiungerlo perché lui si trova "nel cuore di milioni di libici". Nel suo discorso ha irriso le voci che lo danno per ferito aggiungendo che le bombe della Nato non possono raggiungerlo. Per Gheddafi il raid di giovedì è stato un atto di codardia. "Voglio dirvi - ha dichiarato Gheddafi rivolto all'Alleanza atlantica - che le vostre bombe non mi possono raggiungere perchè milioni di libici mi hanno nel loro cuore".

Intanto il procuratore generale della Corte penale internazionale, Luis Moreno-Ocampo, annuncia di voler spiccare lunedì prossimo tre mandati di cattura nei confronti di alti rappresentanti del governo libico con l'accusa di omicidio e persecuzione, crimini commessi dopo il 15 febbraio, quando il governo di Tripoli ha avviato la repressione nei confronti delle forze di opposizione. Moreno-Ocampo non ha fatto i nomi, ma si ritiene che tra questi vi sarà quello del colonnello Muhammar Gheddafi.
Nel frattempo continuano gli scontri in Libia e il regime ha denunciato una nuova strage di civili sotto i raid occidentali. Un responsabile della compagnia petrolifera libica attraverso la tv di Stato Al Jamahiriya, che trasmette da Tripoli, ha parlato di 16 morti e 30 feriti a causa di un bombardamento della Nato compiuto contro una zona residenziale di Brega. Secondo questa fonte, il bilancio potrebbe aumentare perché ci sarebbero ancora altre persone sotto le macerie. Nella palazzina colpita abitavano lavoratori della compagnia petrolifera libica. La tv di Stato ha mostrato le immagini della palazzina distrutta e di almeno 6 cadaveri distesi in terra. La Nato finora non ha confermato la notizia. Secondo fonti vicine ai ribelli invece, i caccia internazionali avrebbero attaccato un convoglio di mezzi blindati delle brigate di Gheddafi fuori Brega, in Cirenaica. Secondo quanto riporta il sito libico al-Manara, il convoglio stava tentando di avanzare verso Ajdabiya, dove si sono ritirati nei giorni scorsi i rivoltosi, ma è stato fermato dall'attacco dei caccia dell'Alleanza Atlantica.

E parlando del versante politico, in Italia la Lega continua a non vedere bene l'intervento militare della Nato in Libia. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni, commentando la nuova ondata di sbarchi a Lampedusa, ha detto che "finchè dura la guerra arriveranno i profughi. Questo è il problema - ha sottolineato il titolare del Viminale - e per questo abbiamo sollecitato e risollecitiamo un'azione forte della diplomazia che ponga fine alla guerra in Libia. Altrimenti non c'è modo di fermare questi sbarchi".
Il ministro Frattini però ha ribadito che l'obiettivo è la fine del regime del colonnello Gheddafi e avverte: "Qualsiasi cessate il fuoco non può essere finalizzato a dividere la Libia in due", altrimenti, ha spiegato il titolare della Farnesina, il rais potrebbe "rafforzare il suo pezzo di territorio". In merito ai tempi relativi alla fine dei combattimenti, il capo della diplomazia italiana ha detto: "Credo che non manchi molto: la rassicurazione che tutti noi vogliamo è che si possa arrivare in tempi ragionevoli ad un governo provvisorio di unità nazionale".

L'Allenza è determinata a continuare missione. "Tutti gli alleati sono determinati a portare avanti la missione fin al pieno raggiungimento dei nostri tre obiettivi: stop a tutte le violenze contro i civili, ritiro delle forze del regime, libero ingresso degli aiuti militari". È quanto ha ribadito Mike Bracken. La Nato, ha detto il colonnello britannico, ha inferto colpi decisivi alle forze fedeli al colonnello Muammr Gheddafi negli ultimi tre giorni, ma non ha compiuto nessun raid missilistico su Misurata: "Ciò che importa alla Nato è che gli attacchi contro i civili finiscano", ha dichiarato alla stampa Bracken, che ha anche sottolineato che le "navi stanno fornendo aiuti umanitari, evacuano profughi o si dedicano ad attività commerciali, entrano ed escono dal porto" senza ostacoli. "Più di 20 imbarcazioni hanno potuto entrare liberamente nel porto di Misurata nelle ultime 72 ore", ha spiegato l'ufficiale britannico. "La situazione sul campo progredisce, con cambiamenti significativi intervenuti nelle ultime 72 ore", ha aggiunto, negando una condizione di stallo.
Mentre accade tutto ciò, l'Alto commissariato Onu per i rifugiati ha lanciato un drammatico allarme: almeno 1.200 persone in fuga dal conflitto libico sono morte in transito nel Mar Mediterraneo prima di raggiungere Lampedusa o l'isola di Malta. Lo ha reso noto il portavoce dell'UNHCR, Melissa Fleming, facendo un punto sugli oltre 10mila migranti sbarcati in Italia e a La Valletta nelle ultime settimane.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, Repubblica.it]

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

14 maggio 2011
Caricamento commenti in corso...

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia