Giallo sull'incursione notturna nell'ufficio del pm Lia Sava

La scoperta nell'ufficio del pm della Dda di Palermo. Per gli investigatori si potrebbe trattare di un tentativo di intercettazione o di un "messaggio"

17 novembre 2011

E' giallo al Palazzo di giustizia di Palermo per l'incursione, la scorsa notte, negli uffici blindatissimi del Procuratore aggiunto Antonio Ingroia e del pm della Dda Lia Sava.
Nell'ufficio del pm sono statai trovati fili tagliati e una centralina smontata. Per gli investigatori potrebbe trattarsi di un tentativo non riuscito di piazzare una microspia nella stanza del magistrato o dei segni dell’intervento di rimozione di una cimice installata. Non si esclude, però, che possa trattarsi di un messaggio intimidatorio nei confronti di un magistrato che segue indagini scottanti.
Il pm è titolare di numerose inchieste sulle cosche, ma anche di delicate indagini su mafia e politica e del fascicolo sulla cosiddetta trattativa tra Cosa nostra e lo Stato. La stessa stanza del magistrato, fino a qualche tempo fa, era l’ufficio di un altro pm molto esposto: l’aggiunto Antonio Ingroia.
Al momento, dunque, non è possibile stabilire chi fosse il bersaglio delle intercettazioni illegali o la vittima di un avvertimento. Fatto sta che sia Ingroia, sia Sava sono in prima linea nelle inchieste più delicate della Procura.

Ieri mattina la stanza è stata ispezionata dai carabinieri del Ros. Sulla vicenda è stato aperto un fascicolo inviato, per competenza, alla Procura di Caltanissetta. L'episodio è stato preceduto da un segnale inquietante denunciato dalla Sava una decina di giorni fa: il pm, all’arrivo in ufficio, una mattina trovò la porta aperta e fece una relazione di servizio al procuratore. Ieri mattina una dipendente dell’impresa che effettua le pulizie al palazzo di Giustizia ha trovato dei fili tagliati a terra, una centralina aperta e dei collegamenti avvolti nel nastro adesivo e ha dato l'allarme. Secondo i primi accertamenti "l’intervento" su congegni elettrici risalirebbe a circa 10 giorni fa. Potrebbe trattarsi di un tentativo di installare una cimice interrotto bruscamente e fallito, dell'asportazione frettolosa di una microspia o di un segnale intimidatorio al magistrato. La vicenda assume connotati ancora più inquietanti visto che il palazzo di Giustizia di Palermo, uno dei più, presidiati di Italia, è costantemente controllato dalle forze dell’ordine. Secondo i primi controlli nella stanza del pm non mancherebbero carte né risulterebbero sabotati i computer.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, Ansa]

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17 novembre 2011

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