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Gli amici di Provenzano aspetteranno liberi il processo

Inasprite le misure restrittive nei confronti dei quattro fiancheggiatori di Provenzano scarcerati ad aprile scorso per scadenza dei termini di custodia cautelare

10 giugno 2011

Erano stati scarcerati a fine aprile, per scadenza dei termini di custodia cautelare, nonostante fossero stati condannati anche in appello per associazione mafiosa. Quattro favoreggiatori del boss Bernardo Provenzano, tutti esponenti del clan di Villabate, erano finiti nei giorni scorsi al centro di una querelle anche politica.
Mercoledì, in gran segreto, la Procura generale di Palermo aveva chiesto per loro un nuovo arresto, sostenendo il "concreto rischio" di una fuga dei quattro. Ma ieri i giudici hanno rigettato l'istanza e hanno disposto solo nuovi obblighi per i fedelissimi del capo di Cosa nostra: dovranno restare nel comune di residenza e firmare ogni giorno in caserma.

I carabinieri ieri hanno eseguito i nuovi provvedimenti decisi dai giudici. A Vincenzo Paparopoli (che fornì a Provenzano la propria carta d’identità per assicurare al gruppo diretto a Marsiglia delle schede telefoniche pulite), Gioacchino Badagliacca (che nel 2003 aveva accompagnato il capomafia di Corleone fino a Marsiglia), Giampiero Pitarresi (che si occupò degli affari e degli investimenti di Cosa nostra) e Vincenzo Alfano (che avrebbe messo a disposizione la sua ditta edile per far infiltrare i padrini in alcuni appalti), condannati in primo e secondo grado per associazione mafiosa, sono stati notificati: provvedimenti di divieto di espatrio con prescrizione di non uscire dal territorio dello Stato senza l’autorizzazione del giudice e con il ritiro dei documenti di identità; obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria una volta al giorno; obbligo di dimora nel comune di residenza con prescrizione di non allontanarsi senza l’autorizzazione del giudice e obbligo di dichiarare il proprio domicilio con divieto di allontanarsi dall’abitazione durante la notte.

Questa nuova decisione sembra essere adatta per fare nascere una nuova polemica. Nei giorni scorsi, c'era stato uno scambio di accuse senza precedenti fra la Cassazione e la corte d'appello di Palermo: i giudici della Suprema Corte avevano addirittura diramato un comunicato per prendere le distanze dalle scarcerazioni disposte dai colleghi siciliani. Sostenevano che i termini di custodia cautelare sarebbero scaduti solo nel marzo 2012, dunque ben oltre la data del processo fissato a giugno. Era subito intervenuto il presidente della corte d’appello di Palermo, Vincenzo Oliveri, negando qualsiasi errore e ribadendo che in materia di termini di custodia cautelare "c’è molta confusione giurisprudenziale", anche fra le diverse sezioni della Cassazione. Sul caso è intervenuto anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano.
Adesso, la Corte d’appello di Palermo ribadisce le proprie ragioni. Quindi, i quattro favoreggiatori aspetteranno in libertà il processo davanti ai giudici romani, che si terrà, comunque, il 14 giugno, data in cui qualora le condanne fossero confermate i quattro imputati torneranno in carcere.

[Informazioni tratte da Repubblica/Palermo.it, Ansa, LiveSicilia]

- Liberi i complici di Provenzano: qualcuno ha sbagliato (Guidasicilia.it, 07/06/11)

 

 

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10 giugno 2011
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