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Gli Italiani sempre più ''malati di paura''

Un'Italia tra le spire dell'insicurezza: paura del presente nella prospettiva di un futuro da incubo

29 luglio 2008

Gli Italiani si sentono sempre più minacciati, sempre più in pericolo, intimiditi dall'"altro" da se,
sempre più preoccupati per il proprio futuro che vedono fosco e inquietante. Gli Italiani sono diventati ansiosi, pessimisti, paranoici. Gli Italiani sono divenantati un popolo malato di paura, che non riesce a fare altro che chiedere alle istituzioni misure sempre più speciali che garantiscano la “sicurezza”, che allievi tutti i timori, e che sempre più spesso minacciano il voler fare giustizia con le proprie mani. Ma quale sicurezza? Timori verso che cosa? Quale giustizia?

E' una sindrome profondamente occidentale quella rilevata dalla recente indagine condotta da Demos & PI per la Fondazione Unipolis "sul sentimento e sul significato di sicurezza in Italia", una sindrome che si allarga sempre di più a livello globale perché cammina di pari passo con l'occidentalizzazione del globo. Una sindrome radicata negli Stati Uniti e che questi hanno saputo esportare meglio della democrazia e della libertà; una sindrome che nella richiesta di liberazione dalla paura partorisce soluzioni che imprigionano maggiormente.

"L'Indagine sul sentimento e sul significato di sicurezza in Italia", diretta da Ilvo Diamanti e la cui sintesi è stata pubblicata dal mensile Safety & Security, è una radiografia a tutto tondo che, nell'area sicurezza, include non solo la criminalità, ma anche temi come la previdenza e l'ambiente.
La criminalità è comunque ai primi posti della "sindrome dell'insicurezza": se nel 2005 la percepiva in aumento l'80% degli italiani, nel 2007 si arrivava all'88%. Un incremento su cui pesa anche il binomio immigrazione-criminalità, tornato forte nella percezione del Paese, dal 37% del 2004 al 47% attuale. Non solo, ma il 55% degli interpellati arriva a condividere le severe misure prese dai sindaci di alcune città contro lavavetri e venditori irregolari. Nella stessa logica vanno le opinioni di quanti sostengono che i campi nomadi debbano essere sgomberati "e basta", senza cercare soluzioni alternative.

Entrando nel dettaglio "criminalità" l'indagine ci dice che quasi 9 persone su 10 credono che che negli ultimi anni la criminalità in Italia sia cresciuta; 5 su 10 ritengono che ciò sia avvenuto anche a livello locale; 1 su 5 teme di essere vittima di reati. Il 22% ha paura che gli venga rubata la macchina o la moto. Fra i timori più forti c'è quello del furto in casa, percepito come violazione del "rifugio ultimo contro le minacce esterne": quasi una persona su 4 è preoccupata che uno sconosciuto si introduca nella sua abitazione (dal 18% del 2005 si è saliti al 23% del 2007). Negli stessi due anni il timore di uno scippo è cresciuto dal 17% al 21%. All'incirca 1 su 5 ha paura di un'aggressione o del coinvolgimento in una rapina. Al passo con i tempi, 1 su 5 è spaventato dal rischio di subire una truffa elettronica, a partire dal bancomat e dalla clonazione della carta di credito.
Per fare fronte a questa ondata di insicurezza, l'indagine ha attestato l'aumentata domanda di intervento pubblico, di rafforzamento del controllo del territorio e di misure straordinarie, soprattutto nei confronti del fenomeno immigrazione. Quasi 9 italiani su 10 chiedono una maggior presenza della polizia nelle strade e nei quartieri, mentre l'86% è favorevole all'istallazione di sistemi di vigilanza a costo di sacrificare un po' di riservatezza. Molto meno graditi, invece, i controlli dello Stato sulle comunicazioni e sui movimenti economici personali. Tanto che è diminuita del 7% in due anni la quota di chi considera positivamente un monitoraggio delle transazioni bancarie.
Inoltre è progressivamente aumentata l'esigenza del "fai da te". Infatti è in crescita il numero delle famiglie dotate di strumenti di autodifesa: ormai un italiano su 3 ha installato un sistema antifurto in casa e il 14% pensa di adottarlo; quasi 1 su 2 ha blindato porte e finestre e un restante 10% conta di farlo. L'8% ha addirittura acquistato un'arma e il 4% ha in mente di dotarsene.

MALATI DI PAURA
Paura degli altri -  Secondo l'indagine, una porzione ampia del Paese concepisce l'insicurezza come "paura degli altri" e, in particolare, avverte "gli altri come stranieri e gli stranieri come una minaccia". A questo sentimento si reagisce isolandosi, restando soli. Ecco perché tutte le misure che puntano a "sgomberare" la presenza illegale degli stranieri lungo le strade e ai margini delle città riscuotono grande consenso. Non stupisce quindi che raccolga consensi l'idea di eliminare i campi nomadi, anche senza cercare soluzioni alternative: quelli che lo chiedono sono passati dal 18% del 2005 al 27% del 2007, ossia più di un quarto degli italiani.

Paura del mondo - Ma l'indagine va oltre questi temi, ricorrenti anche nei mass media. E li articola toccando altri campi non connessi alla criminalità. Tra le preoccupazioni sulla sicurezza, ci sono quelle "ambientale" e "globale", che riguardano cibo, degrado del territorio, aria e clima, ma pure il terrorismo. La "paura del mondo" e delle sue conseguenze sulla quotidianità inquieta tra il 40 e il 60% degli italiani.

Paura di guerre e terrorismo - Restando alle paure "grandi", il 37% dell'opinione pubblica italiana teme nuovi conflitti a livello internazionale. Per salire quasi al 40% di quelli che sono inquieti per il terrorismo internazionale.

Paura per l'ambiente - A minare ulteriormente il sentimento di sicurezza degli italiani c'è anche il degrado ambientale che inquieta il 58% del campione. E' questo l'unico indicatore dell'indagine che supera la maggioranza assoluta. Al di sotto, al 46%, c'è la preoccupazione per il futuro dei figli (bisogna considerare che non tutti gli intervistati hanno o pensano di avere prole).

La paura della povertà - Poi ci sono i timori di tipo "economico", legati alle condizioni familiare e personale, al reddito e alla pensione (1 su 3 ha paura di perderla o non averla più), alle prospettive di lavoro. Si va dal 27% di chi teme di perdere i risparmi al 38% di chi paventa di diventare povero ("non avere abbastanza risorse per vivere").

Paura del domani - E, ancora, c'è la "paura del domani", dei suoi riflessi sulla nostra vita quotidiana: il futuro dei figli angustia quasi una persona su due. Il 64% degli italiani teme per i giovani "una condizione sociale ed economica peggiore dei loro genitori".

Paura di incidenti e malattie - Altro tema rilevante nell'area della sicurezza è quello degli incidenti sulle strade: 3 persone su 10 ogni giorno dicono di sperimentare situazioni di inquietudine connesse con questa minaccia. E poi ci sono gli incidenti sul lavoro: 1 operaio su 5 è preoccupato di esserne vittima. Del resto, il 45% reputa che la sicurezza sul lavoro sia diminuita negli ultimi anni. Oltre un terzo degli italiani (il 36%) pensa allarmato all'eventualità di ammalarsi. Addirittura 1 su 4 guarda spaventato all'insorgere di epidemie e malattie su scala globale (mucca pazza, Sars e influenza aviaria).

Le paure dei giovani - Un'area interessante riguarda la sicurezza tra i giovani e tra quelli tra i 25 e 34 anni, fasce in cui si miscelano diverse fonti di insicurezza. Le tensioni innescate dal "fattore criminale", infatti, si fanno sentire in modo più pressante. E le trasformazioni del mondo del lavoro incidono in modo più evidente, dando vita a una condizione di instabilità e inquietudini sulle prospettive future. Insomma, è molto elevata la quota di giovani che ammette apprensione per il futuro delle loro pensioni.

Insomma, come dicevamo all'inizio, anche gli Italiani si sono purtroppo ammalati di una malattia subdola e tutta contemporanea, ma che può ricordare le ossessive ondate di spavento che storicamente si sono volute attribuire a questo o a quel fenomeno: dalla paura delle streghe, nell'ormai lontanissimo Medioevo, a quella più recente nei confronti dei comunisti.
Ma quale può essere il rimdio per sconfiggere questa "sindrome dell'insicurezza" che sembra attanagliare la società italiana? A tale proposito gli analisti rilevano che "misure speciali sul tema della criminalità, peraltro invocate e apprezzate dall'opinione pubblica, possono costituire una risposta temporanea, utile a porre argini al fiume dell'insicurezza, ma incapace di arrestarne il corso".

[Informazioni tratte da Repubblica.it]

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29 luglio 2008
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