Gli ospedali italiani? ''A very important example''. Parola del quotidiano britannico ''The Times''

07 agosto 2007






Ci credereste che una giornalista britannica possa aver scritto sul proprio giornale, il Times, che ''la sanità italiana rappresenta tutto quello che quella inglese dovrebbe essere ma purtroppo non è'' ? Difficile crederci, vero? E invece, è proprio quello che ha scritto nero su bianco Rosemary Rughter, che in un suo articolo di pochi giorni fa ha affermato senza mezzi termini, di aver ricevuto una lezione di stile dalla sanità italiana.
La cronista del quotidiano britannico ha raccontato del ricovero del fratello, colto da un malore mentre si trovava in vacanza in Umbria, avvenuto nell'ospedale di Todi. Evento che si è trasformato in un articolo-testimonianza atto ad elogiare la sanità italiana e distruggere il mito ''dell'impeccabilità dei servizi pubblici inglesi''.

Anche Rosemary Rughter partiva da un'iniziale diffidenza. ''Dentro di me - scrive nell'articolo - speravo piuttosto stupidamente che lo dimettessero subito. Poi per fortuna, la prudenza ha prevalso sull'istinto. Provvidenzialmente perché l'ospedale di Todi si è dimostrato tutto quello che il servizio nazionale inglese dovrebbe essere e non è [...] Dieci secondi dopo aver bussato al Pronto soccorso, mio fratello era sottoposto a un elettrocardiogramma da due medici veloci, entrambi gentili mentre un terzo compilava la storia clinica di mio fratello''. Una scena che, francamente, contrasta con quanto siamo abituati ad ascoltare e a vivere noi italiani quando diventiamo ''pazienti'' (mai parola fu più appropriata) e spesso dobbiamo sopportare lunghe attese fuori dai pronto soccorso di tutta Italia.

Ma ''l'incredibile'' storia della Rughter non finisce qui: ''Entro poco più di un'ora era stato sottoposto a raggi X, ultrasuoni, controlli del sangue. Era stato visto da un radiologo che aveva richiesto il consulto di un cardiologo. Gli era stata diagnosticata un'infiammazione acuta pericardiale e lo avevano sistemato in un stanza fresca e immacolata, con sue letti di cui uno vuoto, e con una splendida vista sulla città [...] Niente di tutto questo si trova negli ospedali di Londra... Non si trova questa velocità di squadra, questa efficienza, questa accuratezza e questo buon umore''.
La giornalista, dunque, conclude l'articolo dicendo: ''Gli italiani pensano automaticamente che i loro servizi pubblici sono peggiori di qualunque altro, senza parlare della sanità. L'ospedale di Todi, poi, è a costante rischio di chiusura [...] Non c'è neanche un grammo di sporcizia nelle stanze, nei corridoi o nei bagni. L'igiene è presa così seriamente che quando viene distribuito il cibo nessuno paziente o visitatore è ammesso nel corridoio [...] L'uomo che ho riavuto non era soltanto sopravvissuto alla sua infezione, ma era stato rassicurato sul suo stato''.

Beh, certo dopo le note vicende del Policlinico di Roma, per dire quello più noto, è difficile credere a quanto scritto da Rosemary Rughter. E' stato soltanto un caso fortunato? L'ospedale di Todi è stato già chiuso per eccessiva efficienza? Oppure si scoprirà fra qualche tempo che l'articolo era pura opera d'invenzione?

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07 agosto 2007

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