Gli ospedali psichiatrici, intervista al responsabile di Telefono Viola

Le atrocità e i trattamenti psichiatrici che annientano la persona

21 gennaio 2003

Rilanciamo volentieri questa inquetante,
allarmante intervista di Gianluca Ferro a Rocco Morra,
responsabile del Telefono Viola di Palermo


Le atrocità commesse nelle corsie ospedaliere e i trattamenti psichiatrici che annientano la persona, un'intervista a Rocco Morra del Telefono Viola di Palermo.

A cura di Gianluca Ferro

Chi ha messo piede nei servizi psichiatrici, i bracci speciali di molti ospedali, sa di cosa stiamo parlando.

Mura alte, altissime, sbarre alle finestre, impossibilità di comunicare con l'esterno se non per qualche decina di minuti, è in questi luoghi che vengono curate le persone che soffrono un disagio mentale. Lo stereotipo che chi patisce tale disagio sia un elemento di rischio per la comunità, un orco divora-bambini, è ancora diffusissimo pure in una società che di comunitario non ha quasi nulla.

Eppure, dietro le sbarre di questi luoghi carcerari, si trovano tanti anziani rifiutati dalle famiglie e reclusi con l'inganno, tanti giovani con la testa appoggiata a una mano seduti in un angolo, persone che girovagano tra le stanze nel bisogno disperato di parlare con qualcuno; c'è chi ha subito violenza fisica e mentale nel mondo dei normali ed è crollato psicologicamente, ci sono i poveri che vengono presi dai marciapiedi e schiaffati dentro con un Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO).

Per tutti questi la comunità, lo stato, hanno pensato a un ausilio psicologico che si concretizza in una mezzoretta di chiaccherata alla settimana con uno psicologo, nel migliore dei casi, e a una somministrazione intensiva, talvolta della durata di anni, di farmaci psichiatrici.

Sulla effettiva efficacia di questi ultimi il dibattito è aperto da tempo, come 30 anni fa si discuteva sulla terapeuticità dell'elettroshock e della lobotomia, pervenendo a ben poche certezze scientifiche ma ad una sicura constatazione: lo spegnimento quasi totale della volontà, della memoria, dell'affettività durante il periodo di cura farmacologica.

"Il problema non sono solo le strutture psichiatriche - ci racconta Rocco Morra del Telefono Viola di Palermo ed esperto dell'ambito ospedaliero - in alcuni casi siamo di fronte a vere e proprie sevizie, psicologiche e fisiche, che i ricoverati subiscono da parte del personale in camice bianco. Percosse sui genitali, unghia strappate, dita delle mani fratturate non sono così infrequenti, tutt'altro".
 
"Ho denunciato più di una volta alle autorità, NAS e Guardia di Finanza, quello che avviene in alcune strutture, come l'Ospedale Ingrassia di Palermo, trasformate in lager di tortura per chi è già all'ultimo stadio della propria esistenza. Sui camion dei rifiuti speciali ospedalieri vengono caricati a volte i cadaveri di chi era stato abbandonato in corsia, diverse testimonianze parlano di corpi apparentemente intatti, ma a ben guardare si riscontravano lesioni che non potevano essere auto-inferte. C'è chi gioca con i moribondi, li sevizia fino alla morte, ma questo in genere non riguarda i ricoverati nelle strutture psichiatriche".

Nelle parole agghiaccianti di Rocco l'ospedale prende un'immagine molto diversa da quella che viene prospettata di solito, del luogo di risanamento.

Tornando alla psichiatria, Rocco ci dice come il Telefono Viola di Palermo sia nato dopo l'esperienza del Comitato di Iniziativa Psichiatrica che, più di quindici anni fa, aveva aperto una struttura di accoglienza a Furci Siculo. Chi si recava lì, oltre a contare sull'ausilio permanente di psicologi, poteva svolgere attività comunitarie senza barriere divisorie da resto degli abitanti del paese, non era obbligato ad assumere farmaci di alcun tipo, poteva sperare in un reinserimento sociale alla pari, senza discriminazioni. Promotore di questa iniziativa era stato Giuseppe Bucalo, persona che da anni si batte perchè il mondo sommerso del disagio mentale affiori senza reticenze.

"Il Telefono Viola è innanzitutto una struttura di ascolto per chi attraversa una crisi e non ha altro sostegno - prosegue Rocco -, per anni l'unico punto di riferimento è stato casa mia, per mancanza di altre forme di assistenza.
Dal prossimo febbraio dovrebbero cominciare ad arrivare i primi volontari e potremo occuparci meglio dei diversi problemi legati all'emarginazione di chi soffre psicologicamente. Finora ho potuto contare sull'aiuto di alcuni amici e di Don Meli, ci siamo fatti carico di ospitare le persone che non volevano stare negli ospedali-carcere. Pochi lo sanno, ma si può uscire anche dal TSO, che prevede almeno una settimana di reclusione in una struttura psichiatrica, (l'attuale ministro Sirchia vuole protrarne la durata a due mesi, ndr). Bisogna firmare una carta di accettazione delle cure davanti al primario del reparto, alla Pretura e all'ufficio del sindaco, avendo così la possibilità di curarsi fuori dalla gabbia; se i medici oppongono resistenza commettono il reato di sequestro di persona, ma come si fa a far sapere queste cose a chi è stato ricoverato, magari con una camicia di forza, perchè dormiva su un marciapiedi? A volte sono gli stessi familiari che obbligano il parente alla reclusione perchè, se si riesce a dimostrare la cronicità della sofferenza, ricevono un sussidio di tutela che supera i 700 euro mensili e possono gestire il patrimonio personale, per qualcuno diventa un vero e proprio affare.".

Chi volesse avere maggiori informazioni o accedere al soccorso fornito dal Telefono Viola può rivolgersi ai seguenti numeri:
Telefono Viola, Catania: 095 455060;
Telefono Viola, Palermo: 091 6813385;
Comunità Antipsichiatrica di Giardini (ME): 094 253880.

Fonte: erroneo.org

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21 gennaio 2003

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