Governo battuto tre volte con voti Fli

Berlusconi riuscirà a mantenere la promessa fatta a Bossi sul federalismo?

10 novembre 2010

Il governo è stato battuto tre volte alla Camera nelle votazioni sulle mozioni di revisione del trattato di amicizia Italia-Libia.
Il primo scivolone è stato sull'emendamento di Matteo Mecacci, deputato dei Radicali del gruppo del Pd, sul quale il governo aveva espresso parere contrario, approvato con 274 sì a 261 no con i voti decisivi di Futuro e Libertà, che si è espresso con le opposizioni. Era stato il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica a esprimere parere negativo sull'emendamento Mecacci, che sostanzialmente chiede di inserire nel trattato Italia-Libia la ratifica della convenzione Onu sugli immigrati. Mecacci, però, ha insistito sulla votazione e subito dopo, giudicando "condivisibili" le finalità dell'emendamento, era stato Benedetto Della Vedova, di Fli, ad annunciare il sostegno. Linea sposata subito dall'Udc, con Luca Volontè, dal Pd, con Antonio Tempestini, e dall'Idv.
Poi è stata la volta di un emendamento dell'Udc approvato con i voti dei finiani nonostante il parere negativo del governo. Ultima batosta per l'esecutivo è arrivata direttamente da Fli che ha fatto propria una mozione presentata in origine dal Pdl, primo firmatario Roberto Antonione, che prevedeva una modifica della mozione di maggioranza sul respingimento dei clandestini e della quale la maggioranza aveva però poi annunciato il ritiro.

"L'azione del governo si muove in linea con l'accordo firmato tra l'Unione europea e la Libia lo scorso 24 ottobre, e la ratifica della convenzione Onu non è stata richiesta dall'Unione europea alla Libia. Sarebbe un di più", aveva spiegato Mantica.
Immediata la reazione del Pdl: "E' un voto irresponsabile che rischia di incentivare l'immigrazione clandestina - ha affermato il capogruppo a Montecitorio Fabrizio Cicchitto -. Questo voto è avvenuto anche per la responsabilità determinante dei parlamentari del Fli".
"Futuro e libertà conferma la vicinanza ai Radicali. Non è sulla Libia, ovviamente, che cade il governo", ha affermato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, commentando il voto alla Camera sul Trattato di amicizia tra Italia-Libia. A chi gli ha chiesto se, a quento punto, la crisi fosse inevitabile, Sacconi ha risposto: "non c'è niente di inevitabile tranne la morte".
A scagliarsi contro la scelta degli ex compagni di partito è anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa secondo il quale così "si vuole che venga cancellata da oggi la politica italiana del respingimento".
Una lettura subito rispedita al mittente dal capogruppo di Futuro e Libertà Italo Bocchino: "Sulla vicenda del Trattato con la Libia, il Pdl e la Lega fanno demagogia a buon mercato per ingannare l'opinione pubblica. Il nostro voto - ha chiarito - non è contro i respingimenti, che sono giusti e utili, ma a favore della tutela dei diritti umani".

Lo scenario che si è determinato ieri alla Camera fa esultare il centrosinistra. La prima stoccata al governo è arrivata dal presidente del Copasir Massimo D'Alema: "Se il semplice richiamo alla Convenzione dell'Onu sui rifugiati è un tradimento intollerabile, allora vuol dire che la maggioranza non c'è più, c'è poco da fare... Qui rientriamo in una materia totalmente nazionale. Mettetevi d'accordo con voi stessi: o abbozzare o prendere atto e andarsene e questo davvero sarebbe per me un giudizio positivo e avremo finalmente risolto un problema per il nostro Paese che ormai sta diventando ben più grave di quello dei clandestini...".

"Le difficoltà sono evidenti" anche per il segretario del Pd Pier Luigi Bersani: "C'è una opposizione che sta facendo bene, dimostrando di essere in grado di incidere da adesso in poi in tutti i principali provvedimenti", ha spiegato. "Oggi non si registra solo la crisi del centrodestra, ma anche l'affermazione di un importante principio di civiltà giuridica: l'Italia con questo voto riprende un profilo di dignità".
Bersani ha poi definito un "inutile traccheggiamento" l'annunciata mediazione di Bossi con Fini e le soluzioni cercate "all'interno del perimetro del centrodestra". "Chi cerca delle soluzioni all'interno del perimetro del centrodestra - ha poi aggiunto il segretario Pd - non ha capito la situazione. E' una situazione politica che il Paese ha messo alle spalle; ne va traguardata un'altra. Il problema è che tra il Paese e l'ex maggioranza si è creata una frattura profonda tanto quanto la spaccatura sociale ed economica che esiste nel Paese. Chi ragiona su soluzioni di questo tipo - ha aggiunto - ragiona sulle increspature". "Sono cose - ha insistito Bersani - fuori dallo stato dell'arte, e credo che se ne rendano conto". Quanto all'ipotesi di una mozione di sfiducia da parte del Pd per sollecitare Fli a rompere, Bersani si è mostrato cauto: "la situazione va messa in chiaro, e noi agiremo sia in Parlamento che fuori. Sullo strumento dobbiamo vedere. Io sento l'esigenza di uscire dai tatticismi, se no il Paese non capisce nulla".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa]

 

 

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10 novembre 2010

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