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Governo e Confindustria in rotta di collisione per colpa del nuovo decreto sulla sicurezza sul lavoro

07 marzo 2008


















Dopo l'ennesima grossa tragedia sul lavoro avvenuta nei giorni scorsi a Molfetta (leggi), il Governo dimissionario ha deciso di approvare il nuovo decreto legge sulla sicurezza sul lavoro, che risulta essere, rispetto alla legislatura in materia già esistente, più severo nei confronti degli imprenditori.
Il testo deve ora passare all'esame delle commissioni parlamentari e della Conferenza Stato-Regioni, dopodiché deve tornare in Consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva.

Secondo il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, “è stato raggiunto un positivo equilibrio tra le diverse opinioni”, e si è augurato “che tutte le parti apprezzino l'impegno del governo per una lunga trattativa che è durata sei mesi”.
Il nuovo dl, che prevede anche la possibilità d'arrestare quei datori di lavoro che risulteranno inadempienti rispetto alle regole sulla sicurezza, per il ministro della Giustizia Luigi Scotti: "Sarà una sorta di redenzione, e se l'imprenditore rimette tutte le cose a posto gli si applica una sanzione pecuniaria da 8 a 24 mila euro".
Pienamente soddisfatto il premier Romano Prodi, che al termine del Consiglio dei ministri di ieri ha spiegato: “Questo decreto non ha intenti punitivi, non mette nel mirino le imprese ma mette al centro la tutela della persona umana e il suo diritto a un lavoro il più sicuro possibile”.

Il decreto, ancora prima di essere approvato, ha innescato la totale contrarietà di Confindustria e della altre associazioni di categoria. “Sul testo resta un giudizio negativo: si è persa una buona occasione per dare un ottimo servizio allo Stato”, ha detto il direttore delle relazioni industriali di Confindustria, Giorgio Usai. A questo si è aggiunta l'opinione del presidente degli imprenditori, Luca Cordero di Montezemolo: "Inasprendo le pene non si salva nemmeno una vita umana perché bisogna prevenire. L'impianto è tutto spostato sulle sanzioni e non sulle regole". Prima del via libera del decreto il numero uno degli industriali aveva apostrofato il sì al testo come “l'ultimo atto di una sinistra demagogica che parla di imprenditori a pancia piena: non sentivo nemmeno a Cuba negli anni '70 questo discorso”.
Le organizzazioni imprenditoriali (Abi, Agci, Ania, Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria, Lega delle cooperative) hanno poi espresso “una comune valutazione di insoddisfazione”.

Le dichiarazioni di Montezemolo hanno infastidito Romano Prodi che alla fine del Consiglio dei ministri, dopo aver espresso la propria soddisfazione ha invitata genericamente, ma è stato chiaro a chi era rivolto l'invito, a non fare “polemiche o contrapposizioni perchè queste sono un'offesa nei confronti di tutti e soprattutto verso i lavoratori”.
All'invito risentito di Prodi ha immediatamente risposto Montezemolo: "Così si fa demagogia, si rende difficile l'attività delle imprese serie - ha insistito il leader di Confindustria - e si rischia di non salvare una vita in più, che noi imprenditori consideriamo il primo valore da tutelare". Secondo Montezemolo serirebbe "un sistema serio di pene e sanzioni per chi commette violazioni gravi in una materia così delicata. Ma occorrono regole chiare e soprattutto bisogna fare cose precise, in positivo: più formazione, più prevenzione, più cultura della sicurezza".
Soddisfatti invece i sindacati. “E' positivo aver portato a casa il decreto - ha spiegato Paolo Carcassi, segretario confederale della Uil -. Aumentano le tutele per le persone e il coordinamento istituzionale sulla vigilanza sulla sicurezza del lavoro”. Per Renzo Bellini della Cisl: “E' stato un accordo positivo che aumenta l'impegno sul tema di sicurezza sul lavoro. Abbiamo apprezzato il lavoro di confronto in questi ultimi mesi”, ha chiarito . "Adesso - ha avvertito infine il leader della Cgil Gugliemo Epifani - l'auspicio è che la riforma sia approvata al più presto dopo il parere delle commissioni parlamentari”.

IL DL SICUREZZA
Tutela anche per i "flessibili". Sanzioni pesanti per le aziende

Piena tutela contro gli incidenti a tutte le lavoratrici e i lavoratori, compresi quelli a tempo determinato "flessibili", a domicilio e a distanza come nel caso del telelavoro. E' questo uno degli obiettivi chiave del decreto delegato varato dal Consiglio dei ministri, elaborato dal ministero della Salute e da quello del Lavoro. Per combattere le morti bianche, le aziende che non rispetteranno le regole sulla sicurezza (comprese quelle per la messa in regola dei dipendenti) saranno tagliate fuori dalla possibilità di lavorare per le opere pubbliche; e le imprese che hanno oltre il 20% di lavoratori in nero verranno sanzionate. Il testo prevede poi provvedimenti a favore della formazione e iniziative scolastiche per favorire una migliore cultura della sicurezza.

SANZIONI. Nella versione finale il decreto prevede un regime sanzionatorio pesante, tuttavia più morbido rispetto a quella originale, che prevedeva l'arresto da sei mesi a due anni per il datore di lavoro che non avesse effettuato le adeguate verifiche dei rischi in casi specifici. Il decreto approvato prevede la possibilità, in alcune circostanze, di tramutare l'arresto - stabilito nei casi di gravi inadempienze in aziende considerate fortemente a rischio fino ad un massimo di un anno e mezzo - con il pagamento di un'ammenda non inferiore a 8000 euro e non superiore a 24.000 euro, se il datore di lavoro si mette in regola con gli adempimenti previsti. Tale possibilità tuttavia è esclusa quando il datore di lavoro è recidivo, o se si sono determinati, in conseguenza della mancata valutazione del rischio, infortuni sul lavoro con danni alla salute del lavoratore.
Tra le altre sanzioni previste dal testo unico ci sono le sanzioni intermedie, che oscillano tra multe e, per i casi più gravi, arresto, sanzioni solo pecuniarie e semplici illeciti amministrativi.
Nuova attenzione viene dedicata alla prevenzione al rischio di caduta dall'alto (mancato utilizzo della cintura di sicurezza, mancanza di protezioni verso il vuoto) e alle violazioni che espongono al rischio di seppellimento, folgoramento, rischio d'incendio o rischio amianto.

INCIDENTI GRAVI. In caso di colpa in un incidente grave dove si sono riscontrati feriti o morti, oltre alle sanzioni amministrative fino a 1.500.000 euro, scatta la sospensione dell'attività e interdizione alla collaborazione con le P.A. e alla partecipazioni ai pubblici appalti e gare d'asta. A queste misure si aggiungono le imputazioni di carattere penale per lesioni o omicidio colposo.

FONDI. Gli importi in denaro raccolti con le sanzioni pecuniari verranno utilizzati per finanziare la prevenzione.

DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO. Riguarderà le aziende committenti di appalti e sub appalti. Servirà ad analizzare tutte le possibili situazioni di pericolo o rischio in tutte le lavorazioni che vedano coinvolte le diverse aziende che operano nello stesso sito produttivo.

LIBRETTO SANITARIO PERSONALE. Seguirà l'intera vita lavorativa, anche quando si cambierà lavoro. I dati raccolti dal medico dell'azienda verranno annualmente comunicate al Servizio Sanitario Nazionale per il tramite della ASL territorialmente interessata. Sarà così possibile avere a disposizione una informazione epidemiologica per milioni da lavoratrici e lavoratori sottoposti a visite mediche professionali. Viene confermato l'obbligo per le aziende di tenere un registro dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni.

RAPPRESENTANTI. In tutte le aziende si debbono tenere le elezioni indipendentemente dal numero dei dipendenti e viene istituito il rappresentante dei Lavoratori per la sicurezza territoriale. Nasce anche il Rappresentante dei Lavoratori per la sicurezza di Sito (porti, cantieri grandi opere, siti industriali) che superino la presenza di 500 lavoratori con più aziende.

[Informazioni tratte da Repubblica.it e Corriere.it]

 

 

 

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07 marzo 2008
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