Grande spaccio di quartiere

Operazione Araba Fenicia. Così due clan gestivano il mercato della droga a Palermo

23 ottobre 2013

Erano in 15 a presidiare per tutto il giorno il quartiere della Guadagna di Palermo, per avvertire le organizzazioni che avevano il monopolio del traffico della droga dell'eventuale presenza di "sbirri". Vere e proprie vedette che scorrazzavano tra le vie del quartiere diventato punto di riferimento per tutti quelli che volevano acquistare marijuana, hashish o acocaina.
Ieri, i carabinieri del capoluogo siciliano hanno azzerato due clan, arrestando ben 42 persone.

I due gruppi erano organizzati di tutto punto con sentinelle e abili pusher che utilizzavano, per prendere gli ordinativi al telefono, cellulari riservati e un linguaggio cifrato con le dosi che diventavano "caffè da prendere al bar", scarpe, borse o appuntamenti con ragazze.
Per rendere più difficile il lavoro degli investigatori chi riceveva i soldi dagli acquirenti era diverso da chi consegnava le dosi e nessuno aveva la disponibilità di quantitativi di stupefacenti tali da raggiungere la dose che poteva costargli l'arresto per spaccio.
Le due organizzazioni, che non erano legate a Cosa nostra, avevano una struttura gerarchica ed erano stanzialmente gestite da due famiglie. Mai in lotta tra loro, i clan collaboravano utilizzando le vedette comuni per gestire i traffici.

Delle due bande quella più potente era capeggiata da Nino Lucera, 37 anni. A bordo della sua auto decideva l'acquisto della droga, l'importazione fuori dall'Isola e commentava l'abilità dei suoi pusher lamentandosi anche della presenza di "troppi sbirri".
Il padre di Lucera, Luigi e lo zio Santo, nel '90, vennero uccisi in un casolare nel palermitano. Dalle intercettazioni è emerso che, Mino sia convinto che dietro l'omicidio ci sia il tradimento di una parte della sua famiglia.
L'attività di spaccio era nota a tutti: anche al figlio di tre anni di uno degli spacciatori del gruppo di Lucera che, candidamente, ha svelato al bidello quale fosse il lavoro del padre. Durante una intercettazione, infatti, uno degli spacciatori arrestati si lamentava con Lucera, del comportamento del figlio di tre anni e mezzo: "Ripete tutto - diceva all'amico -: è andato a dire 'Mio padre vende il fumo' ed è venuto il bidello della scuola: 'Vedi che tuo figlio mi disse così e io che dovevo fare? gli ho levato i giocattoli, la playstation".

Nel corso dell'indagine i carabinieri hanno sequestrato sei chili di hashish, otto chili e 505 piante di marijuana, cocaina e eroina per migliaia di euro. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e di produzione, traffico, detenzione e spaccio di droga. L’esecuzione dei provvedimenti conclude una complessa attività investigativa sviluppata dai Carabinieri. L’operazione è stata coordinata dal procuratore aggiunto Teresa Principato e dai sostituti Sergio Barbiera, Maurizio Agnello, Amalia Luise. Le indagini sono state avviate nel 2010, dopo che i carabinieri avevano già fatto luce sull’importanza di 'Piazza Guadagna' nel mercato degli stupefacenti, nonché sulla capacità dell’organizzazione che la gestiva di rinascere a nuova vita nonostante numerose operazioni di contrasto portate a termine dalle Forze di polizia: da qui il nome convenzionale dell’indagine "Araba Fenice".

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23 ottobre 2013

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