Grave scontro tra una nave del Cnr e un mercantile

La collisione a quattro miglia dalle coste di Mazara del Vallo poteva essere una tragedia immane

04 agosto 2007

''Stavo lavorando quando all'improvviso ho sentito un frastuono, ho alzato gli occhi e ho visto una prua gigantesca che mi veniva addosso. Ha tagliato in due lo scafo e ha tirato dritto''.
E' questo il racconto di uno dei 13 sopravvissuti dell'equipaggio della nave oceanografica ''Thetis'', un'imbarcazione di circa 30 metri in dotazione al Consiglio nazionale delle ricerche, affondata ieri dopo essere stata violentemente speronata dal mercantile ''Heleni'', lungo 295 metri, battente bandiera panamense. La quattordicesima persona a bordo, il ricercatore russo Piotr Mikejcik, risulta dispersa.
La collisione è avvenuta a circa quattro miglia dalla costa di Mazara del Vallo, dove l'equipaggio di ricercatori stava effettuando alcuni rilievi nella zona. A provocare lo scontro potrebbe essere stata la fitta foschia presente nel tratto di mare.

A raccontare la tragica vicenda è il ricercatore del Cnr Marco Zora, ricoverato nell'ospedale Abele Aiello di Mazara del Vallo: le sue condizioni di salute sono ''complessivamente buone'', ha detto Francesco Quattrocchi, primario del pronto soccorso, come del resto quelle degli altri 12 naufraghi. ''Io - ha spiegato Zora - sono stato risucchiato dal vortice che si era creato. Ho cercato disperatamente di riemergere; non so quanto tempo sia passato prima di poter respirare di nuovo''.
Giusi Buscaino e Vincenzo Di Stefano, altri due superstiti, hanno raccontato: ''All'improvviso siamo stati coperti da un'ombra, ci siamo girati e abbiamo visto la prua gigantesca di questo mercantile che veniva verso di noi. In un attimo ha tagliato in due la nave, come un coltello nel burro, e ci siamo ritrovati in mare''. ''C'era foschia - hanno raccontato ancora i due ricercatori mazaresi - ma non ci aspettavamo certo di essere speronati. Quando è avvenuto l'impatto stavamo facendo delle prove di misurazione, mettendo a punto i nostri strumenti. A parte quell'ombra non c'è stato nessun segnale dell'arrivo della nave. Siamo finiti in acqua prima ancora di capire cosa stesse per accadere''.
Sulla ''Thetis'' risultavano imbarcati sei uomini di equipaggi e otto ricercatori del Cnr: il comandante della nave Angelo Barca, il primo ufficiale di rotta Pino D'Orazio, il primo ufficiale macchine Silverio Di Grassi, il meccanico Giuseppe Nobile, il cuoco Armando Micucci e il direttore di macchina Marino Montis, oltre ai ricercatori del Cnr Marco Zora, Valeria Maltese, Giusi Boscaino, Vincenzo Di Stefano, Gabriella Titone e i ricercatori russi Sergei Popov, Sergei Conciacov e Piotr Mikejcik, quest'ultimo disperso.

Secondo le testimonianze, Piotr Mikejcik si trovava sottocoperta al momento dell'impatto, probabilmente nel laboratorio dove era addetto al controllo di strumentazioni scientifiche. ''Temo che sia rimasto dentro la nave affondata'', ha affermato Giusi Buscaino, capo della missione scientifica. Quando la ''Thetis'' è stata speronata, l'equipaggio era impegnato in attività di campionamento di zooplancton con tre strumentazioni diverse. Secondo Giusi Buscaino, Mikejcik potrebbe non avere avuto il tempo di mettersi in salvo, perché la nave è affondata rapidamente.
Buscaino ha anche accusato il cargo panamense di essere fuggito dopo l'impatto, avvenuto al largo della costa di Capo Granitola
. La ''Heleni'', avrebbe investito la ''Thetis'' a una velocità molto elevata, di 20-25 nodi, come se non avesse visto l'unità del Cnr: ''Sicuramente non controllavano la rotta e gli strumenti di navigazione, e dopo lo scontro hanno continuato senza fermarsi'', ha affermato Giusi Buscaino. ''Mi sono tuffata in mare da poppa, e il momento più brutto è stato trovarsi sola in acqua [...] Ho iniziato a gridare, e dopo un po' ho sentito la voce di altri due naufraghi in lontananza. Ci siamo avvicinati e abbiamo intrecciato due pedane e uno sgabello che galleggiavano attorno a noi per avere un sostegno a cui aggrapparci. Siamo rimasti in acqua - ha continuato Buscaino - per circa un'ora, poi abbiamo sentito i motori delle barche che ci stavano cercando e che ci hanno recuperato''.

Sul posto si è recato il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi ''per capire come mai, nebbia o non nebbia, i radar non abbiano funzionato o non fossero attivi''. Il ministro Bianchi appena arrivato a Mazara ai microfoni dei giornalisti ha detto: ''Sembra che l'incidente sia stato causato dalla nebbia, ma vorrei sapere perché non sono entrati in funzione i radar''.
Dalle prime ricostruzioni si è venuto a sapere che la Guardia Costiera aveva segnalato all'Heleni, che stava viaggiando a velocità elevata e che sulla sua rotta c'erano ben 35 bersagli. Dal mercantile, in inglese hanno risposto: ''Non preoccupatevi. Li vediamo''. Nonostante ciò, però, la nave porta container ha proseguito la sua corsa. Nella zona, ieri mattina, c'era una fitta nebbia. L'equipaggio e il comandante del mercantile, di proprietà di un armatore svizzero, avrebbero raccontato alla Guardia Costiera, di avere visto l'ostacolo quando ormai era troppo tardi.
La Procura della Repubblica di Marsala - competente per territorio - ha aperto un'inchiesta.

Intanto stamane all'alba sono riprese le ricerche di Piotr Mikejcik. Nelle operazioni, durante la giornata, saranno impegnati quattro elicotteri, un aereo della Guardia Costiera, diverse motovedette - cinque della Capitaneria, tre della Finanza e una dei Carabinieri - e alcuni pescherecci che, già ieri, avevano partecipato alle prime operazioni di soccorso.
Gli interrogatori ai membri dell'equipaggio del mercantile sono durati tutta la notte. Gli uomini della Capitaneria di porto, su delega della procura di Marsala che indaga sulla collisione, hanno sentito i quattro marinai e il comandante che erano in plancia durante l'urto, per tentare di ricostruire la dinamica dell'incidente. Questa mattina verranno interrogate le persone che si trovavano a bordo della Thetis, che ieri avevano sostenuto che la loro imbarcazione aveva tutti i dispositivi luminosi di segnalazione attivati. La nave mercantile, intanto, è alla rada a largo di Mazara, sotto sequestro.

La nave oceanografica Thetis - La nave del Cnr stava svolgendo, nello Stretto di Sicilia, dal 24 luglio e fino all'8 agosto, una campagna oceanografica denominata ''DoLaser07''. A questo proposito la Capitaneria di Mazara del Vallo aveva emanato un'ordinanza secondo la quale, per il periodo della ricerca, ''tutte le unità navali di qualsiasi genere, in transito nelle zone interessate ai rilievi e ricadenti nell'ambito di giurisdizione di questo Circondario marittimo'' dovevano tenersi a una distanza di sicurezza non inferiore a 1000 metri dalla Thetis, ''e comunque dovranno evitare di intralciarne la rotta e le operazioni in corso''.
La Thetis era una nave da ricerca scientifica e tecnologica. Lunga 32 metri e larga 7, completa di mezzi sollevamento e verricelli scientifici, quattro cabine per ricercatori, due laboratori, un sistema di navigazione per uso scientifico ''Dgps'' e una capacità operativa su 24 ore di almeno 10 giorni.

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04 agosto 2007

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