Gravi irregolarità nella ''Banca del cordone ombelicale'' di Sciacca, la maggiore d'Europa per la conservazione delle cellule staminali

20 ottobre 2006

Le sedi di alcune aziende farmaceutiche nel Nord Italia e la ''Banca del cordone ombelicale'' di Sciacca (AG), la maggiore d'Europa per la conservazione delle cellule staminali, sono state perquisite ieri dalla Guardia di Finanza, su ordine della procura di Sciacca, nell'ambito di un'inchiesta su ''presunte irregolarità nella lavorazione delle cellule staminali'' e nella gestione degli appalti per le forniture sanitarie.

L'inchiesta è nata da accertamenti condotti d'iniziativa dalle Fiamme Gialle nella Banca del cordone ombelicale, che si trova all'interno dell'azienda ospedaliera di Sciacca. Nel mirino dei finanzieri, presunte irregolarità negli acquisiti di materiali e strumentazioni sanitarie. Si è riscontrato un frequente ricorso al metodo della ''trattativa privata in regime d'urgenza'' e la fornitura di quantitativi sproporzionati di reagenti e reattivi acquistati per la tipizzazione della sacche di sangue cordonale da parte dell'unità operativa di Medicina trasfusionale e microcitemia, dal 1999 a oggi, rispetto alle sacche effettivamente tipizzate e pubblicate sulle banche dati mondiali che permettono il collegamento tra i soggetti che hanno bisogno di trapianto e coloro che detengono unità di sangue cordonale.

Inoltre, da ulteriori approfondimenti investigativi, sono state verificate numerose omissioni nel procedimento di lavorazione del sangue del cordone ombelicale donato dalle madri al momento del parto. In questa fase, infatti sono necessari controlli di vario genere: occorre individuare il codice genetico delle cellule staminali per verificare che il donatore non abbia patologie genetiche, ma bisogna anche compiere accertamenti immunologici per escludere rischi di contagio di malattie infettive. Si tratta di esami obbligatori per legge ma che non sarebbero stati eseguiti con regolarità. L'omissione si sarebbe estesa anche ai controlli da eseguire nell'arco di 6-12 mesi dalla donazione sia sulla madre sia sul bambino da cui proviene il cordone ombelicale per la ricerca di patologie che possono manifestarsi anche successivamente, come l'Aids o l'epatite B e C.

L'inchiesta è ancora agli inizi e le perquisizioni di ieri, puntualizzano gli investigatori, sono finalizzate alla verifica delle circostanze fin qui emerse e alla configurabilità di eventuali ipotesi di reato.

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20 ottobre 2006

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