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Grosso incendio al petrolchimico di Gela

Un denso fumo nero ha oscurato il cielo, in allarme l'intera città. I deputati 5 Stelle: "Troppi incidenti, la gente si ribelli"

17 marzo 2014

Un incendio di vaste proporzioni si è sviluppato sabato scorso all'interno della raffineria Eni di Gela. La fiamme sono divampate negli impianti Topping 1 e Cooking 1 dell'isola "7 Nord" dello stabilimento che si occupa della raffinazione primaria del petrolio. Un denso fumo nero ha oscurato il cielo del petrolchimico, visibile a chilometri di distanza.
Nella raffineria è subito scattato il piano d'emergenza, con l'intervento dei vigili del fuoco aziendali. Non sono stati segnalati feriti, sul posto sono intervenute tutte le squadre dei vigili del fuoco dello stabilimento che hanno domato il rogo.

La raffineria ha continuato regolarmente la produzione, sia pure con una sola delle tre linee a disposizione.
Le fiamme si erano sviluppate nella tubazione di collegamento degli impianti, a causa di una improvvisa perdita di prodotto idrocarburico ad alta temperatura. L'azienda ha avviato un'indagine interna per accertare le cause dell'incidente e le eventuali responsabilità.

La colonna di fumo nero ha allarmato l'intera città. Numerose le telefonate giunte ai centralini delle forze dell'ordine. Mobilitati anche i sindacati e le loro rappresentanze ambientali. L'emergenza scattata dopo l'incendio è stata classificata di livello 2 su una scala di tre. Sul posto sono intervenuti Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e Capitaneria di porto. Il transito sul tratto Gela-Vittoria della statale 115 è stato deviato, per quasi un'ora, facendolo defluire attraverso la zona industriale.
In stato di allerta anche il sindaco di Gela, Angelo Fasulo, e il presidente del consiglio comunale, Giuseppe Fava, che hanno lasciato la manifestazione degli edili, in contrada Spinasanta, per raggiungere la direzione dello stabilimento e seguire da vicino le operazioni di spegnimento del rogo. Poi tutto è rientrato nella apparente normalità.
Ma i sindacati temono che l'unica linea di produzione in attività a Gela possa essere fermata per consentire gli interventi di manutenzione e con essa si fermerebbe anche la raffineria, per un lasso di tempo ancora da stabilire.

"Basta con false promesse e vuoti giri di parole. Gli incidenti nei petrolchimici siciliani sono ormai una tremenda costante. I cittadini non possono e non devono più tollerarli, si ribellino e chiedano i danni, noi li sosteremo in qualsiasi modo", sostiene il gruppo parlamentare all'Ars del Movimento 5 Stelle. "I danni all'ambiente ci sono - afferma il presidente della commissione Ambiente dell'Ars, Giampiero Trizzino - e continueranno a scontarli nel tempo gli abitanti dei centri vicini. Qualche giorno fa era successa la stessa cosa a Siracusa, all'interno dell'altro polo industriale. È un anno che chiediamo maggiori controlli e un programma di dismissione progressiva degli impianti. Vedremo come si giustificheranno questa volta. Intanto i polmoni dei siciliani ringraziano".
I parlamentari del Movimento puntano il dito contro il governo Crocetta, reo di avere abbassato le tasse sulle estrazioni petrolifere. "Le somme derivanti - dicono - avrebbero potuto essere utilizzate per potenziare i controlli, che sono ridotti al lumicino. In occasione di ogni audizione all’Ars i rappresentanti dell’ Arpa non fanno altro che ribadire la carenza di tecnici".

- Il rischio di catastrofe è stato altissimo! (Guidasicilia.it, 27/02/14)

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17 marzo 2014
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