Guerra contro la Libia di Gheddafi

Dopo l'approvazione della risoluzione Onu, le milizie fedeli a Gheddafi hanno annunciato l'immediato cessate il fuoco

18 marzo 2011

AGGIORNAMENTO
Le forze libiche fedeli a Muammar Gheddafi hanno sospeso tutte le operazioni militari per garantire la protezione dei civili, in linea con la risoluzione Onu che ha imposto la 'No Fly Zone'
. L'"immediato cessate il fuoco" è stato annunciato dal ministro degli Esteri libico, Moussa Koussa, conversando con i giornalisti a Tripoli. "La Libia - ha affermato Koussa - ha deciso l'immediato cessate il fuoco e ha fermato le operazioni militari". Il ministro ha motivato tale decisione con il fatto che il paese è membro delle Nazioni unite e in quanto tale "è obbligato ad accettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza". Koussa ha aggiunto che la Libia condivide l'articolo della risoluzione 1973 "relativo alla protezione dei civili e all'unità territoriale della Libia". "Perciò - ha aggiunto - basandoci su questo articolo, apriamo tutti i canali di dialogo con chiunque sia interessato all'unità territoriale della Libia".
Da parte sua la Francia rimane "cauta" dopo l'annuncio del cessate il fuoco in Libia. "La minaccia sul terreno non è cambiata", hanno affermato le autorità di Parigi.
Al termine del Consiglio nordatlantico, convocato questa mattina per esaminare la risoluzione approvata ieri notte al Palazzo di Vetro, il segretario generale dell'Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen, ha detto: "La Nato sta completando la propria pianificazione per essere pronta a prendere misure appropriate a sostegno della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La risoluzione manda un forte e chiaro messaggio al regime di Gheddafi da parte di tutta la comunità internazionale: 'ferma immediatamente la tua brutale e sistematica violenza contro il popolo di Libia'".

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Gli ambasciatori dei 28 Paesi della Nato si riuniranno in mattinata a Bruxelles per esaminare la risoluzione sulla Libia approvata la notte scorsa dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ieri il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, in un messaggio su Facebook ha scritto: "La Nato è pronta ad agire per proteggere la popolazione civile in Libia. Se Gheddafi dovesse vincere sarebbe un chiaro segnale che la violenza paga. Cosa inaccettabile in una prospettiva umanitaria e democratica". "Il tempo sta scadendo - ha proseguito Rasmussen - Prima le Nazioni Unite riescono a raggiungere un accordo meglio è. La Nato è pronta a proteggere la popolazione civile contro gli attacchi del regime".
La risoluzione, passata con 10 voti favorevoli e cinque astenuti, tra cui Cina, Russia e Germania, che prevede la no-fly zone sui cieli della Libia e "tutte le misure necessarie per proteggere i civili", autorizza l'uso della forza contro le truppe del colonnello Muammar Gheddafi e apre la strada ad attacchi aerei sulla Libia.

Seif al-Islam Gheddafi, figlio del colonnello libico Muammar, nel corso di un'intervista all'emittente americana Abc, ha affermato che la Libia "non ha paura" delle conseguenze della risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza. "Siamo nel nostro paese e con la nostra gente. E non abbiamo paura", ha affermato Seifulislam da Tripoli. "Non abbiamo nulla da temere - ha aggiunto il figlio del Colonnello - Non aiuterete le persone se attaccherete la Libia per uccidere i libici. Voi distruggete il nostro paese. Nessuno è felice di questo". Seifulislam ha poi rivelato che le autorità libiche hanno arrestato una dei quattro giornalisti del quotidiano americano New York Times di cui si erano perse le tracce mercoledì. La giornalista, ha detto, sarà rilasciata "domani".
L'Unione Europea si è detta "pronta ad attuare la risoluzione" sulla Libia approvata dal Consiglio di Sicurezza. E' quanto hanno assicurato in una nota congiunta il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Catherine Ashton, precisando che "il Consiglio europeo del 24 e 25 marzo e il Consiglio affari esteri del 21 discuteranno la situazione in Libia e prenderanno le decisioni necessarie in proposito".
La Germania però ha messo in chiaro che non parteciperà a un intervento militare in Libia, diversamente dalla Francia. Parigi ha infatti avvertito che un attacco aereo alla Libia potrebbe avvenire anche entro poche ore. All'emittente Rtl, il portavoce del governo François Baroin, parlando al condizionale di possibili bombardamenti, ha affermato che "non si tratta di occupazione di territorio libico, ma di un intervento militare per proteggere la popolazione" e favorire il suo desiderio di libertà con la caduta della "dittatura terrorista e sanguinaria" di Gheddafi. Secondo il quotidiano Le Figaro, la Francia potrebbe utilizzare gli aerei militari di base in Corsica.
Ora, quindi, potrebbe essere effettuato un intervento militare a cui parteciperebbero "Francia, Gran Bretagna, forse gli Usa e uno o più Stati arabi", aggiungono dalla Francia.
"Non è pensabile un intervento della Nato senza una riunione del Consiglio atlantico" che si terrà oggi, hanno detto fonti dell'Alleanza all'agenzia Agi a Bruxelles. La condizione, come più volte ribadito anche dal segretario generale Rasmussen, è che la risoluzione Onu dia espressamente mandato alla Nato di intervenire e che, inoltre, vi sia il supporto dei Paesi limitrofi. L'amministrazione Obama auspica che il Consiglio di sicurezza autorizzi un'ampia gamma di interventi militari contro le forze del colonnello, sostenendo che la sola no fly zone sarebbe "insufficiente". Ma la Germania insiste nel proporre - come ha ribadito il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle - un ulteriore inasprimento delle sanzioni, per prevenire l'arrivo di tutti i mezzi finanziari al regime, ribadendo la propria opposizione a un intervento militare.
Il Canada invece invierà presto sei aerei da guerra nel Mediterraneo per imporre la no-fly zone, secondo quanto hanno riferito fonti della Difesa canadese, citate dall'agenzia d'informazione Canadian Press. Anche Belgio e Norvegia si sono detti pronti a partecipare alle operazioni militari.
Intanto la Lega Araba ha confermato che Paesi arabi parteciperanno militarmente per imporre una no fly zone sulla Libia, se questa verrà approvata dal Consiglio di Sicurezza. Dall'Egitto hanno detto: "Noi non ci saremo". Il Qatar ha detto oggi che prenderà parte all'azione internazionale per proteggere i civili in Libia, ma non è chiaro se questo significa che prenderà parte a eventuali operazioni militari contro Muammar Gheddafi. L'agenzia stampa ufficiale del Qatar ha citato una "fonte ufficiale" al ministero degli Esteri secondo la quale "il Qatar ha deciso di prendere parte agli sforzi internazionali volti a fermare il bagno di sangue e a proteggere i civili in Libia". La notizia, pubblicata nella notte, dice che il Qatar ha accolto positivamente la risoluzione dell'Onu che autorizza una no-fly zone e attacchi militari contro le forze di Gheddafi.

Nutre "serie riserve", nei confronti di una parte della risoluzione del Consiglio di Sicurezza, la Cina e la Russia. A spiegarlo è stato oggi il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu. "Ci opponiamo all'uso della forza nelle relazioni internazionali e abbiamo alcune serie riserve per quanto riguarda parte della risoluzione - ha affermato - L'attuale crisi in Libia dovrebbe essere risolta attraverso il dialogo e altri mezzi pacifici". "Quale saranno i meccanismi di controllo di tal decisione, chi la metterà in pratica e in quali forme? tutto ciò non è stato chiarito", ha chiesto il portavoce del ministero degli Esteri russo, Alexandre Lukachevitch, a poche ore dal voto sulla bozza di risoluzione. Sia la Russia che la Cina - entrambi membri permanenti del consiglio e quindi con diritto di veto - si sono mostrate fino ad ora opposte o scettiche riguardo a un eventuale ricorso alla forza.
Sulla stessa linea, l'Italia che con il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ribadisce la necessità di un cessate il fuoco immediato come precondizione a ogni intervento.
Sulla Libia alle 12 ci sarà un vertice intergovernativo a Palazzo Chigi. Nel corso della riunione dovrebbe essere preso in esame il contributo italiano all'attuazione della 'no-fly zone'. Già ieri sera, a quanto si apprende, è stato fatto un primo punto sulla situazione tra il premier Silvio Berlusconi, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e i vertici militari La Russa e il sottosegretario Letta. Alla riunione si è poi unito anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Successivamente "fonti qualificate" hanno fatto sapere che l'Italia è pronta a mettere a disposizioni basi e aerei per contribuire all'attuazione della no-fly zone.
Insomma, ancora nulla è stato deciso ufficialmente, ma l'Italia sarà presto chiamata dagli alleati della Nato a fare la sua parte per la no-fly zone sulla Libia. Se sembra difficile (ma non è affatto escluso) che jet italiani, visto il passato colonialista in Libia, possano attaccare direttamente il Paese nordafricano, il governo potrebbe offrire almeno tre basi per ospitare gli aerei da guerra di altri Paesi membri della Nato. Tra le diverse opzioni le più gettonate sono la base di Sigonella, in Sicilia vicino Catania, dove si trova una stazione della Marina Usa e il 41esimo Stormo Antisommergibili, e quella di Trapani Birgi, sede del 37esimo stormo. In Puglia, allungando di circa un'ora i tempi di intervento, c'è la base di Gioia del Colle, in provincia di Bari, che ospita il 36esimo stormo. Quanto all'eventuale impiego di aerei, se si deciderà di impiegarli, si starebbe pensando all'utilizzo dei caccia F-16 e degli Eurofighter. Possibile anche il ricorso agli Harrier Av8. Particolarmente adatti alla missione di bombardamento delle difese aeree nemiche, riferisce una fonte, sarebbero inoltre i Tornado, che furono impiegati per compiti analoghi in Kosovo, assieme a velivoli tedeschi.
Sull'intervento italiano pesa la minaccia lanciata dal governo libico. "Speriamo che l'Italia si tenga fuori da questa iniziativa": ha detto il vice-ministro degli esteri libico Khaled Kaaim, commentando la disponibilità del governo italiano a consentire l'utilizzo delle basi sul territorio italiano per la no-fly zone. "Speriamo che non consenta l'utilizzo delle sue basi e si tenga fuori da questa iniziativa decisa dall'Onu", ha poi aggiunto Kaaim.

LA RISOLUZIONE ONU SULLA LIBIA - No fly zone; protezione dei civili, da subito, a Bengasi; divieto di voli commerciali da e per la Libia; rafforzamento dell'embargo sulle armi, ma escludendo esplicitamente una "forza occupante" in Libia: sono questi gli elementi chiave della risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Il testo chiede un immediato "cessate il fuoco e la fine completa delle ostilità". Questa frase è stata inserita su richiesta della Russia, che voleva l'approvazione di un testo diverso da quello messo a punto, nella versione finale, dalla delegazione francese.
No fly zone. La risoluzione vieta "tutti i voli nello spazio aereo (...) con l'obiettivo di proteggere i civili". Il divieto non si applica "ai voli il cui unico obiettivo è umanitario". Gli Stati, che "potranno agire a livello nazionale o tramite organizzazioni regionali", vengono autorizzati a mettere in atto la no fly zone. Le operazioni dei jet militari andranno intraprese "dopo aver notificato al segretario generale (dell'Onu) e al segretario generale della Lega Araba".
Protezione dei civili, ma no a 'forza occupante'. Il testo autorizza l'uso di "tutte le misure necessarie" per "proteggere i civili e le aree civili popolate sotto minaccia di attacco in Libia, compresa Bengasi", citata esplicitamente per permettere un intervento prima dell'arrivo delle forze di Muammar Gheddafi. Il Palazzo di Vetro dovrà essere "informato immediatamente delle misure intraprese dagli Stati" a questo scopo. In questo passaggio, rispetto alla prima versione, è stato aggiunto un inciso importante che "esclude una forza occupante" nel Paese africano.
Rafforzamento embargo e sanzioni. La risoluzione impone misure ancora più dure per fermare le armi che arrivano ai soldati di Gheddafi e "al personale mercenario armato", autorizzando ispezioni in "porti e aeroporti, in alto mare, su navi e aerei". Riguardo le sanzioni contro il regime, la bozza aggiunge nuovi nomi rispetto a quelli contenuti nella risoluzione 1970, approvata qualche giorno fa. In particolare, vengono inseriti l'ambasciatore della Libia in Ciad e il governatore di Ghat (nella Libia del Sud), perché "coinvolti nel reclutamento dei mercenari" da altri Paesi dell'Africa.
Banche bloccate e stop ai voli commerciali. Vengono bloccate una serie di entità finanziare libiche quali la Central Bank of Libya, la Libyan Investment Authority, la Libyan Foreign Bank, oltre che la Libyan National Oil Company. Tutti i voli di tipo commerciale da e per la Libia vengono vietati, esattamente come quelli militari, per fermare l'afflusso di denaro nelle casse del regime o l'arrivo di nuovi mercenari.

INTANTO IN LIBIA... - Alla notizia che il Consiglio di Sicurezza Onu aveva approvato la risoluzione Bengasi "è scoppiata in festa". Lo ha riferito il dissidente libico, Salem Bunuara, in Italia da molti anni, riferendo le notizie che gli sono giunte dalla roccaforte degli insorti nell'est della Libia. "Ci sono state feste in strada, la gente stanotte non ha dormito", ha dichiarato ad AKI-Adnkronos International.
Mentre, a seguito della decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Libia ha chiuso il suo spazio aereo. Lo ha reso noto Eurocontrol, che ha detto di aver ricevuto la notizia dalle autorità maltesi, alle quali sarebbe stato notificato da Tripoli il divieto di ingresso nello spazio aereo di qualsiasi velivolo "fino a ogni altra ulteriore notifica".
Le forze fedeli a Gheddafi puntano a Misurata. E' il giorno della "battaglia decisiva" per riprendersi la terza città del paese, come annunciato ieri da Gheddafi, e sottrarla ai ribelli. Anzi, la tv di Stato ha annunciato che in realtà sarebbe già tornata nelle mani dell'esercito ma gli insorti smentiscono. Prosegue anche la marcia verso Bengasi: l'esercito sarebbe a 160 chilometri dalla città, e intanto l'aeroporto di Benina è stato oggetto di alcuni aerei, anche se gli insorti annunciano di aver abbattuto due velivoli mitari. Gheddafi annuncia alla radio: "Stanotte attacco finale". Gheddafi rivolgendosi alla popolazione di Bengasi ha detto: "Stiamo venendo a prendervi, non ci sarà pietà". Il rais ha anche imposto al suo esercito di "non sparare su chiunque abbandoni le armi stasera".
"Le forze di Gheddafi bombardano Bengasi ma non riescono ad avanzare verso il centro della città via terra", ha riferito Ibrahim Al Agha, membro del Consiglio dei rivoltosi. "Li stiamo aspettando e non molliamo - ha aggiunto - stiamo cercando con tutti i mezzi a nostra disposizioni di impedire il sorvolo basso dei bombardieri". Al Agha ha invitato a diffidare dei proclami della propaganda del regime: "Non vi meravigliate di sentire fra poco che le truppe del Colonnello hanno occupato Parigi e Londra, questi sono professionisti della menzogna". Secondo fonti concordanti, due aerei sarebbero stati abbattuti dagli insorti nel tentativo di respingere l'offensiva delle forze governative nei pressi di Bengasi. "Qui la situazione è calma, l'esercito ha tentato di effettuare un raid sulla città ma la difesa antiaerea ha respinto l'offensiva e ha fatto cadere due velivoli", ha detto all'agenzia di stampa France Press un portavoce degli insorti. La circostanza sarebbe confermata anche da un portavoce militare del Consiglio nazionale di transizione.



[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, Repubblica.it, Reuters.it, Corriere.it]

 

 

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18 marzo 2011

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