Hanno Tir...ato troppo la corda

L'Italia è bloccata a causa dello sciopero degli autotrasportatori che adesso rischiano anche la galera

12 dicembre 2007

Tutto bloccato: le arterie autostradali principali, i varchi nei confini, ma anche le aziende, i distributori di carburante, i mercati ortofrutticoli, i supermercati,...
La protesta degli autotrasportatori sta provocando un tremendo black out di tutte le attività nazionali, protesta che non sembrano al momento voler cessare, dopo che ieri le trattative, durate tutta la giornata, tra Ministero dei Trasporti e sindacati della categoria sono saltate. 
Soprattutto è allarme benzina: già ieri sera parecchi distributori di carburante sono rimasti a secco. Il 60% dei benzinai è infatti già senza carburante, secondo Fegica-Cisl, una delle sigle dei gestori. I tir-lumaca rischiano di lasciare a piedi l'Italia.
C'è poi il settore agroalimentare che lamenta una perdita di 200 milioni di euro al giorno per la protesta. Per la Cia (Confederazione italiana agricoltori), potrebbero non arrivare nei negozi e nei supermercati i prodotti tipici delle feste di fine anno.
Chiusi anche gli stabilimenti della Fiat. L'azienda automobilistica è stata costretta a interrompere la produzione nello stabilimento di Termini Imerese. Dall'altro ieri, quando è cominciata la mobilitazione dei tir, non arrivano in fabbrica i componenti per l'assemblaggio della Lancia Ypislon, forniture che viaggiano su gommato e garantite dalle aziende dell'indotto Fiat di Melfi. I mezzi pesanti sono fermi nei presidi dove si concentrano gli autotrasportatori che aderiscono allo sciopero nazionale, in programma fino a venerdì prossimo. Gli operai della Fiat e quelli dell'indotto di Termini Imerese sono stati costretti a tornare in cassa integrazione. I lavoratori erano rientrati in fabbrica mercoledì scorso, dopo i cinque giorni di stop forzato dovuto all'incendio che aveva danneggiato la Ergom, azienda che fornisce componenti in plastica alla Fiat.

A fronte di questa situazione, che va assumendo sempre di più i contorni dell'allarme sociale, il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, alla fine ha deciso di precettare gli autotrasportatori in sciopero: il fermo sarebbe dovuto finire alla mezzanotte di ieri. Ma passata la mezzanotte la protesta degli autotrasportatori continua come se niente fosse: le associazioni di categoria confermano lo sciopero e i blocchi fino alla mezzanotte di venerdì, come era programmato.
I trasportatori adesso rischiano sanzioni molto dure: fino a 500 euro al giorno per i singoli imprenditori e fino a 25.000 per le associazioni, oltre a una serie di altri provvedimenti, fino all'arresto. Come successo in Sicilia dove ieri è stato arrestato il leader locale della protesta degli autotrasportatori, Giuseppe Richichi, fermato dalla polizia con l'accusa di interruzione di pubblici servizi essenziali. Il fermo è avvenuto ad Augusta, nei pressi di Siracusa, dove Richichi avrebbe tentato di bloccare i mezzi di alcuni camionisti non aderenti allo sciopero. Il gip di Siracusa ha convalidato l'arresto e ha concesso a Richichi gli arresti domiciliari. Richichi è il presidente dell'Aias, l'associazione degli autotrasportatori che nel 2000 attuò un blocco dei tir di oltre una settimana con conseguenze pesantissime per l'economia siciliana.

Il premier Romano Prodi ha definito la protesta “un'inammissibile violazione della libertà dei cittadini”. "Proprio mentre procedevano le trattative con le associazioni dei camionisti - ha detto ieri il premier ai microfoni del Tg1- è stata decisa la manifestazione che danneggia il Paese alla vigilia delle feste natalizie e nel periodo più delicato della nostra vita e della nostra. Le modalità con cui si sta svolgendo questa agitazione trovano la mia completa riprovazione. Comunicheremo successivamente quelle che sono le decisioni ulteriori del governo. Comunque non sono questi i modi con cui si affrontano questi problemi”.
Duro anche il commento del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo: “Inconcepibile in un momento come questo, che si possa bloccare l'economia del Paese. Auspico che si trovi una soluzione”.
Soluzione che però, al momento, sembra difficile sia trovata, gli autotrasportatori, infatti, non hanno intenzione di cedere. “Continua la protesta in tutta Italia - ha assicurato Maurizio Longo presidente di Cna-Fita - andiamo avanti fino a venerdì”. La situazione potrebbe cambiare, ha spiegato Longo, solo “con un accordo concreto con il governo”. Anche il segretario generale della Conftrasporto Pasquale Russo ha confermato: “La situazione è immutata, la precettazione è un atto illegittimo che non ha senso”. I Tir, dunque, rimangono fermi su strade e autostrade e i camionisti dichiarano di non voler mollare, sostenendo che la precettazione non ha validità giuridica. Mentre è sempre più drammatica la situazione ai distributori di benzina.
Intanto, il ministro Bianchi ha annunciato una nuova convocazione “in tempi strettissimi” di tutte le sigle degli autotrasportatori.

Ma perché protestano gli autotrasportatori? - Costo del gasolio troppo elevato, pedaggi autostradali troppo cari, polverizzazione del settore, tasso di abusivismo molto alto, invasione di camionisti stranieri (molti romeni) con paghe ridicole, guadagni sempre più bassi. Questi sono alcuni dei punti dai quali è partita la protesta degli autotrasportatori. Una protesta che vede insieme datori di lavoro e dipendenti. Le organizzazioni sindacali dei dipendenti (“guadagniamo meno degli operai”) e quelle dei padroncini (“anche per noi è un disastro”) hanno sottoscritto insieme una "piattaforma programmatica" che parte da “un giudizio negativo” sulla Finanziaria e dalla mancata attuazione del protocollo del febbraio di quest'anno. Nella piattaforma trovano posto diverse richieste di tipo normativo: dalla stipula del contratto alla tracciabilità della "filiera" del trasporto (dal committente al trasportatore finale, tutti devono essere individuabili), alla fissazione dei costi minimi del servizio di autotrasporto, ai controlli (anche nei confronti dell'utilizzo di mano d'opera non in regola o extracomunitaria non regolare), a una disciplina del cabotaggio che eviti la concorrenza sleale. Ma c'è anche una parte dedicata ai costi di esercizi che chiede uno stanziamento di 575 milioni di euro destinati, per lo più, ad abbattere i costi che, secondo la categoria, sono diventati insopportabili: si va da interventi per le polizze assicurative a quelli per i pedaggi autostradali.

La situazione in Sicilia - Lunghe file davanti ai distributori di carburanti a Catania e Palermo, con vetture ferme sulle strade che creano problemi alla circolazione. La corsa alle scorte di benzina e gasolio è cominciata ieri sera ed è continuata anche nella notte. Restano ancora attivi i presidi dei camionisti al porto e agli ingressi delle autostrade Catania-Messina e Catania-Palermo. In Calabria, agli imbarcaderi di Villa San Giovanni è permesso l'accesso solo alle auto.
A Palermo si è allentata la tensione. Dopo la precettazione da stamattina è stata sbloccata la zona della rotonda di via Oreto. Rimangono incolonnati alcuni tir davanti a uno degli ingressi del porto. Dalla prefettura informano che “le forze dell'ordine stanno procedendo a identificare gli autisti dei mezzi pesanti ed eventualmente applicare le sanzioni che possono essere anche la sospensione dall'albo degli autotrasportatori”.
Tolto anche il presidio allo svincolo autostradale di Carini. La situazione assicurano in prefettura “sta per ritornare alla normalità”.
Il fermo degli autotrasportatori continua anche nel Siracusano. Lo precisa una nota della Cna sottolineando che un presidio di camionisti è presente sulla strada statale 114, la Catania-Siracusa, nei pressi del bivio per Castelluccio, Brucoli, Carlentini.
Danni enormi sono stati denunciati dalla Coldiretti Sicilia: “Tonnellate di lattughe, zucchine, arance, rischiano di essere mandate al macero a causa dello sciopero dei Tir che sta provocando danni incalcolabili all'agricoltura siciliana. Tutta la fascia ortofrutticola, da Ragusa a Gela, è in ginocchio a causa del blocco dei trasporti. In alcuni supermercati di Palermo non c'è più frutta e verdura”. “La situazione è disastrosa - affermano il presidente regionale, Alfredo Mulè e il direttore, Aldo Mattia - chiediamo maggiori controlli per evitare speculazioni che farebbero lievitare i prezzi”. “Ancora una volta - aggiungono i vertici regionali dell'organizzazione - al danno della mancanza di infrastrutture si aggiunge anche la beffa di pagare un prezzo altissimo per l'assenza di alternative al trasporto gommato”.

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12 dicembre 2007

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