I bambini devono giocare

Difendiamo le gemme più preziose dell'umanità. Oggi è la Giornata mondiale contro il lavoro minorile

12 giugno 2007

I bambini non si toccano! Sono le gemme più preziose di tutta l'umanità, di tutti i tempi. I bambini non si toccano e si devono lasciare crescere nel migliore dei modi, e dei mondi possibili. I bambini devo giocare e non soffrire, ai bambini bisogna lasciare la loro libertà e accompagnarli soavemente per il cammino della vita. I bambini non devono fare i grandi, mai, e nel loro mondo i colori, i suoni, i profumi devono essere più vividi e schietti, e le loro preoccupazioni devono essere minute e risolte appena passata una mano davanti ai loro occhi sinceri. In un attimo. I bambini non devono avere obblighi ma solo diritti, e devono essere difesi strenuamente, sempre. I bambini devono essere bambini, nella più totale semplicità, ma così, purtroppo, non è.

Uno dei peggiori mali che la ''società dei grandi'' infligge ai bambini è lo sfruttamento lavorativo. Impiegare il tempo dei più piccoli in lavori che dovrebbero fare i grandi significa rubare loro la parte più importante della vita, privarli dell'anima e contribuire alla costruzione di una società sempre più malata e costretta all'estinzione.
E' facile pensare che lo sfruttamento del lavoro minorile possa essere una prerogativa di quelli che continuiamo a chiamare Paesi in via di sviluppo, ma purtroppo non è così. Nella civilissima ed avanzata Italia, Paese che si dice attento alle esigenze dei più deboli, oltre 400.000 bambini dai 7 ai 14 anni sono obbligati a lavorare sottopagati e sfruttati. Di questi, il 30-35 per cento vive nel Sud, il 15-18 per cento nelle città del Centro-Nord.
Un fenomeno sconcertante i cui dati (fonte Ires-Cgil) sono stati ricordati ieri, vigila della Giornata mondiale contro lo sfruttamento dei minori, da Telefono Azzurro, che da pochi giorni ha compiuto 20 anni di ''servizio'', e dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, che hanno siglato un protocollo d'intesa per sensibilizzare le istituzioni, le imprese e la scuola sul tema dei baby-lavoratori.

Quindi oggi è un'altra giornata che l'Onu ha dedicato alla sensibilizzazione nei confronti di una tematica, una delle tante giornate che rischiano di svuotarsi di significato, ma che noi vogliamo ricordare perché la Giornata mondiale contro il lavoro minorile, tratta un tema troppo poco conosciuto e che ha un gran bisogno di trovare risposte concrete, perché difendere i bambini, o come li chiamerebbe qualcuno, i nostri figli, risulta più importante che difendere l'ambiente o la cultura.
Istituita sei anni fa dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), anche quest'anno la Giornata torna a puntare l'indice contro lo sfruttamento dei bambini nel mondo, dove sono 218 milioni i minori costretti a lavorare, spesso in attività illecite o ridotti in schiavitù, cui sono stati tolti i diritti all'istruzione, alla salute e al gioco. Quest'anno in particolare la giornata è dedicata al lavoro dei bambini nell'agricoltura.
Ritornando a parlare di questa piaga nel nostro Paese, è bene sapere che lo sfruttamento del lavoro minorile in Italia è fenomeno consolidato. Dall'indagine sul fenomeno, svolta intervistando 1.918 consulenti del lavoro che, nella totalità di Ente gestiscono 1 milione di aziende e 7 milioni di rapporti di lavoro, risulta che la stragrande maggioranza di questi (l'85 per cento), ritiene il fenomeno assolutamente consolidato in Italia anche se in una leggera fase di diminuzione (57 per cento).

Analizzando i settori in cui il lavoro minorile si concentra in modo particolare, si evidenziano il comparto agricolo e quello dei laboratori artigiani (rispettivamente per il 28.3 per cento e per il 22.1 per cento delle risposte fornite), seguiti dal terziario, dal commercio e dalla ristorazione (17.3 per cento e 17.9 per cento). Si tratta di attività generalmente connotate da una elevata stagionalità, per fronteggiare la quale torna utile il coinvolgimento di manodopera a basso costo e tendenzialmente in pausa scolastica, almeno nei periodi estivi. Più preoccupante è l'indicazione di una percentuale, seppure minima, di minori che svolgerebbero lavoro domestico per conto terzi (4.7 per cento). Da annotarsi un confortante 5,39 per cento nel settore della edilizia, attività dove in passato si è fatto largo uso di lavoro dei minori di età inferiore ai 15 anni (limite sotto il quale è illecito l'utilizzo di minori, salvo rari casi speciali previsti dalla legge come nel lavoro nello spettacolo).

Cause principali (sempre ingiustificabili) che portano al consolidamento dello sfruttamento lavorativo dei minori sono spesso le gravi condizioni di disagio che si sviluppano nell'ambito familiare. L'atteggiamento della famiglia e dei genitori e l'inadeguatezza culturale del contesto in cui i minori vivono, generano fenomeni di sfruttamento, distogliendoli dalla frequentazione delle scuole e avviandoli a un inserimento in un contesto lavorativo degradante e privo di tutele, un cotesto lavorativo, dunque, che non ha alcun elemento formativo e che mira solo ad una stentata sopravvivenza. Al tempo stesso, sono concause importanti l'esistenza di un economia sommersa e la povertà del contesto, che generano necessità primarie, talvolta incomprimibili.

Per arginare il fenomeno, nella viva speranza di estinguerlo del tutto, i consulenti del lavoro indicano tre strade principali. Innanzi tutto l'aumento dei controlli sulle imprese, soprattutto nei momenti dell'anno in cui premono esigenze di stagionalità; in secondo luogo, un'attenzione più dedicata sul piano dell'educazione scolastica, affinché i giovani stessi siano sensibilizzati sui potenziali comportamenti di sfruttamento del loro lavoro; e infine, l'istituzione di qualche meccanismo disincentivante per le imprese che ricorrono al lavoro minorile, soprattutto al di fuori delle regole di garanzia minimale che si deve al lavoro in genere, e alle sue componenti più fragili, in particolare.
L'ordine dei consulenti del lavoro e Telefono Azzurro hanno stipulato un protocollo di intesa con l'obiettivo di sensibilizzare le istituzioni, le imprese, la scuola sul tema del lavoro minorile e di attivare concrete azioni a tutela dei minori. La presenza di Telefono Azzurro è risultata infatti di fondamentale importanza per leggere il fenomeno, non solo per la gravità delle sue conseguenze sullo sviluppo evolutivo del minore, ma anche per segnalare tutti i drammatici rischi che corre il bambino inserito nel circuito dello sfruttamento e del lavoro non tutelato (privazione della libertà, trascuratezza, abusi fisici, psicologici, sessuali, gravi infortuni).

Alcuni dei documenti più importanti in materia di lavoro minorile:
- Dichiarazione sui principi e diritti fondamentali nel lavoro (1998)
- Convenzione n. 138 sull'età minima per l'assunzione all'impiego (1973)
- Convenzione n. 182 sulle forme peggiori di lavoro minorile (1999)

- ''I baby schiavi di Pechino 2008'' di Federico Rampini (Repubblica.it)

- Quando cominceremo ad ascoltare i nostri bambini... (Guidasicilia.it)

[Foto by Teudimundo (www.flickr.com)]

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12 giugno 2007

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