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I brogli degli italiani all'estero

E alla vigilia delle elezioni si parla di brogli, mafia e importanti politici che fanno da tramite...

12 aprile 2008

Di certo, alla vigilia delle elezioni, qualsiasi elettore onesto avrebbe prefirerito non leggere una notizia del genere, invece... La notizia parla di brogli elettorali, di intercettazioni con personaggi politici di spicco e di un senatore siciliano in presunti affari con la 'ndragheta.
Tutto nasce da un'inchiesta della Dda di Reggio Calabria su presunti brogli nel voto degli italiani in America latina che sarebbero stati messi in atto dalla cosca Piromalli di Gioia Tauro. Nell'inchiesta sono coinvolti un uomo d'affari siciliano, Aldo Miccichè, e un parlamentare siciliano candidato nelle prossime elezioni.

L'indagine è partita dalle intercettazioni tra alcuni esponenti in carcere dei Piromalli in cui si faceva riferimento proprio al voto all'estero. I Piromalli, alla quale sarebbe collegato Aldo Miccichè che si è trasferito in Venezuela, ha importanti collegamenti in America Latina.

Secondo le fonti della principale agenzia di stampa, nella conversazione tra i Piromalli e Miccichè si sarebbe parlato di manipolare schede non votate dagli elettori residenti all'estero per garantire voti alla formazione politica per la quale il senatore è candidato, in cambio di favori alla mafia. Il tentativo d'inquinamento del voto avrebbe mirato a condizionare l'esito della consultazione facendo risultare come votate circa 50 mila schede bianche. La notizia, pubblicata da alcuni giornali, è stata confermata dal procuratore della Repubblica facente funzioni, Francesco Scuderi, che non ha inteso, però fornire ulteriori particolari. "Il momento, visto che siamo ad appena due giorni dal voto - ha detto Scuderi - è delicatissimo, anche perché negli articoli riportati sui giornali ci sono molti dettagli che avrebbero dovuto rimanere riservati, e sarebbe irresponsabile da parte nostra in questo momento rivelare ulteriori particolari. Dopo il voto potremo fornire qualche notizia in più. Al momento non è il caso di dire alcunché".

E tra i dettagli forniti dalla stampa e che non si sarebbero dovuti ancora conoscere il nome del senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. Dalle intercettazioni telefoniche l'uomo d'affari siciliano Aldo Miccichè, avrebbe affidato il compito di sostenere la lista Berlusconi alla cosca Piromalli di Gioia Tauro, il casato di 'ndrangheta più potente in Calabria. Miccichè, intanto, dal Venezuela dove si è rifugiato per sottrarsi alla condanna definitiva per bancarotta fraudolenta e millantato credito, avrebbe messo a disposizione del senatore di Forza Italia i suoi legami con il cartello di 'ndrangheta sudamericana per favorire il controllo del voto degli italiani all'estero, mobilitando i consoli onorari.
Nel dossier di circa 430 pagine consegnato al ministro dell'Interno Giuliano Amato dal procuratore distrettuale di Reggio Calabria Scuderi e dal pm Roberto Di Palma, si capisce come le schede bianche sarebbero diventate voto utile per il partito di Berlusconi. Miccichè al telefono con Dell'Utri si dice convinto che l'operazione andrà in porto. "Basterà pagare qualche addetto ai lavori - dice rivolgendosi a Dell'Utri, chiamandolo per nome -. I responsabili delle votazioni si tapperanno entrambi gli occhi quando qualcuno dei nostri si preoccuperà di recuperare tutte le schede bianche e barrare la casella col simbolo Pdl".
Per tutto ciò c'era un prezzo: 200 mila euro. L'esponente politico azzurro però chiede al faccendiere calabrese garanzie anche sul voto in Calabria. "Nessun problema", si affretta a ribadire dal Venezuela, Miccichè. E per sancire un'alleanza strategica con Dell'Utri invia a Milano Antonio Piromalli, reggente del casato, figlio di Pino, detto "Facciazza", in carcere con il 41 bis e suo cugino Gioacchino, avvocato, radiato dall'ordine dopo una condanna per mafia. Miccichè gli raccomanda al telefono di essere convincenti con il senatore azzurro, facendo trasparire tutta la potenza della cosca non solo in ambito provinciale, ma nell'intera regione. L'incontro avviene nello studio di Dell'Utri. Il senatore forzista resta entusiasta del colloquio tant'è che al telefono, successivamente, si congratula con Miccichè per avergli fatto conoscere due "bravi picciotti".

Marcello Dell'Utri ha rilasciato il suo commenta sull'intera vicenda all'Ansa: "Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia [...] dell'inchiesta ho letto sui giornali [...] non conosco personalmente Aldo Miccichè ma l'ho sentito per telefono e l'ho messo in contatto con Barbara Contini perchè lui si è offerto di occuparsi dei voti degli italiani all'estero".
Dell'Utri ha respinto qualsiasi ipotesi di coinvolgimento in vicende di presunti brogli: "Stiamo scherzando? Stiamo dando i numeri! Se vogliono sollevare un polverone elettorale, io questo putroppo non lo posso impedire. Ma - ha ripetuto - stiamo dando i numeri".
Dell'Utri ha ribadito ancora di non conoscere personalmente Aldo Miccichè ma di averlo sentito per telefono: "E' una persona con la quale ero qualche mese fa in contatto per ragioni di energia. Lui in Venezuela si occupa di forniture di petrolio. Io ero in contatto con una società russa che ha sede anche in Italia, per cui - spiega Dell'Utri - conoscendo questi russi ho fatto da tramite". In vista delle elezioni Miccichè si sarebbe fatto avanti con il senatore di Forza Italia: "mi ha detto 'Posso occuparmi del voto degli italiani all'estero qui in Sudamerica?'. Io - ha raccontato Dell'Utri - l'ho messo in contatto con la nostra rappresentante, Barbara Contini. Poi il discorso si è chiuso. Questo signore si è interessato di organizzare il voto degli italiani all'estero come si sono attivate tutte le persone di tutti i partiti e di tutte le latitudini. Quindi non vedo dove sia la materia del contendere".
"Miccichè - ha ribadito ancora una volta il senatore di Forza Italia - non lo conosco fisicamente. E' un personaggio peraltro notissimo in Italia. È stato amministratore della Dc negli anni '60-'70. Credo che a suo tempo abbia avuto delle vicende giudiziare legate a Tangentopoli. Per il resto è  un cittadino che vive da molti anni in Venezuela, con famiglia. Non vedo cosa ci sia di strano". Di avvisi di garanzia, infine, Dell'Utri ribadisce di non saperne nulla: "No, non ho avuto alcuna comunicazione".

- "Mi ha offerto aiuto in Sudamerica un polverone sospettare le frodi" di Francesco Viviano (Repubblica.it)

Chi è Aldo Miccichè - Aldo Miccichè, l'imprenditore coinvolto nell'inchiesta della Dda di Reggio Calabria su presunti brogli nel voto degli italiani all'estero, si trova in Venezuela da alcuni anni dopo essersi allontanato dall'Italia perchè condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta e millantato credito.
Miccichè non è siciliano, come si era appreso in un primo tempo e si continua a dire, ma di Maropati, un centro della Piana di Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria. In passato ha avuto anche incarichi politici nell'ex Dc ed è stato coinvolto in numerose vicende giudiziarie.
I suoi presunti rapporti con la cosca Piromalli di Gioia Tauro risalgono al periodo in cui Miccichè viveva in Calabria. Tra l'altro negli anni '80 e '90 le sue conoscenze avrebbero consentito ai Piromalli di introdursi anche in ambienti politici per gestire affari legati ad appalti di importanti opere pubbliche.
Dopo le condanne definitive e la fuga all'estero, Miccichè avrebbe continuato a mantenere i suoi rapporti con la cosca Piromalli. In Venezuela Miccichè avrebbe curato, in particolare, gli affari della cosca di Gioia Tauro concentrati in vari settori economici e commerciali.

E' proprio indagando sulle attività all'estero della cosca Piromalli che la Polizia, su delega della Dda di Reggio Calabria, ha scoperto i contatti telefonici tra Miccichè e l'esponente politico siciliano di primo piano da cui sarebbe emerso il presunto controllo dei voti degli italiani residenti nell'America latina. Un passaggio che ha consentito l'apertura per l'inchiesta di nuovi scenari i cui risvolti sono ancora tutti da approfondire.
Miccichè, negli anni '80, è stato segretario provinciale della Dc di Reggio Calabria e successivamente consigliere provinciale dello stesso partito a Roma. Nel 1988 Miccichè si rese irreperibile perchè ricercato perchè reati fallimentari e fu arrestato nel 1990 in un albergo di Torino. Le accuse contestate a Miccichè facevano riferimento alla cessione del diurno della stazione Teimini da lui gestito negli anni '70. In precedenza Miccichè era stato coinvolto in altre vicende giudiziarie riguardanti truffe, pagamenti di tangenti e finanziamenti ottenuti illecitamente da un istituto di credito svizzero. Miccichè, negli anni '80, ha fatto anche il giornalista ed ha diretto il quotidiano "Italia sera". [La Sicilia]

[Informazioni tratte da Corriere.it, Repubblica.it, La Sicilia.it]

- L'Ex Dc Aldo Miccichè si difende di Felice Cavallaro (Corriere.it)

- I brogli dei voti all'estero... (Guidasicilia.it, 03/04/08)

 

 

 

 

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12 aprile 2008
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