I carabinieri trovarono il 'papello' ma ebbero l'ordine di non sequestrarlo

Secondo un teste del "processo Mori" le richieste di Riina allo Stato furono scoperte a casa di Massimo Ciancimino nel 2005

21 dicembre 2010

Il 'papello' con le richieste del boss mafioso Totò Riina era stato trovato dai carabinieri il 17 febbraio 2005 nell'abitazione di Massimo Ciancimino ma l'allora comandante del reparto operativo, colonnello Giammarco Sottili "ordinò di non sequestrare il papello perché sosteneva di averlo già".
La rivelazione è venuta dalla testimonianza del maresciallo Saverio Masi, sottufficiale dei carabinieri che sta deponendo al processo al generale dell'Arma Mario Mori, accusato di favoreggiamento alla mafia, che sostiene di avere appreso i particolari del mancato sequestro dall'allora capitano Antonello Angeli, presente alla perquisizione nella casa al mare di Ciancimino.
"Il capitano Angeli - ha sostenuto il maresciallo - mi disse che, nel corso di una perquisizione a casa di Ciancimino, trovò il papello di Totò Riina, e informò della scoperta il suo superiore, il colonnello Sottili, ma che questi gli ordinò di non sequestrarlo sostenendo che già lo avevano".

Il teste, prima in servizio al Reparto Operativo e ora nella scorta del pm Nino Di Matteo, pubblica accusa nello stesso dibattimento Mori, ha raccontato che in casa del superteste della trattativa, nascosto in un controsoffitto, ci sarebbe stato l'elenco con le richieste di Riina allo Stato.
Esterrefatto dall'ordine del superiore di non sequestrare il 'papello', Angeli lo fece fotocopiare di nascosto a un collega. Angeli informò della vicenda il maresciallo circa un anno dopo la perquisizione a casa di Massimo Ciancimino ("Il capitano Angeli me lo disse molti mesi dopo l'arresto di Bernardo Provenzano") e gli raccontò di averne poi discusso animatamente con Sottili e con un altro ufficiale del Reparto Operativo, Francesco Gosciu. Il capitano scelse il sottufficiale per la confidenza sapendo che questi aveva avuto rapporti conflittuali sia con Sottili che con Gosciu, quindi essendo certo di trovare in lui un "alleato".


Il generale Mario Mori

Angeli e Masi, molto preoccupati per la decisione di non sequestrare il papello, decisero di far filtrare la notizia sulla stampa. Una mossa che, secondo loro, avrebbe "costretto" i magistrati a convocarli e gli avrebbe consentito di rivelare all'autorità giudiziaria una circostanza che ritenevano inquietante. Nel giugno del 2006 Masi, insieme a un altro sottufficiale, contattò allora il giornalista dell'Unità, Saverio Lodato, proponendogli un appuntamento con un collega, ma non facendogli il nome di Angeli, e dicendogli di essere intenzionati a dargli una notizia importante. Al cronista chiesero però la garanzia della pubblicazione del pezzo. Dopo la testimonianza di Masi, controesaminato dal legale di Mori, l'avvocato Basilio Milio, che ha messo in luce che il teste è sottoposto a un procedimento penale per falso materiale e che è stato "piu volte trasferito", ha cominciato a deporre Lodato.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa]

 

 

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21 dicembre 2010

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