I deputati dell'Ars guadagneranno un po' di meno... ma proprio poco di meno

Spending review alla siciliana: alla fine in busta paga gli onorevoli dovrebbero perdere circa 1000 euro

13 dicembre 2013

Sforbiciata agli stipendi ma per i deputati l'effetto tagli è ridotto
di Antonio Fraschilla (Repubblica/Palermo.it, 12 dicembre 2013)

Con qualche piccola furberia e cercando di limitare il più possibile i danni, alla fine di una seduta ad alta tensione passa a Sala d'Ercole la spending review, che con dodici mesi di ritardo recepisce in buona sostanza i tetti fissati dal decreto Monti per quanto riguarda stipendi dei deputati, spese dei gruppi, assegni di fine mandato e spese per i portaborse. Rimane comunque l'agganciamento al Senato, lo stipendio netto degli onorevoli diminuirà di circa mille euro, o forse meno, ma in compenso gli inquilini di Sala d'Ercole hanno previsto "l'adeguamento Istat per adeguarsi al costo della vita". E, ancora, rimangono i 3.100 euro mensili per i portaborse fine a fine legislatura.
"Una giornata storica", la definisce il presidente Giovanni Ardizzone. "Una presa in giro, si mantengono i privilegi", dice invece il capogruppo dei grillini, Giancarlo Cancelleri. "Abbiamo applicato alla lettera il decreto Monti", dice il capogruppo del Pd, Baldo Gucciardi.

LO STIPENDIO - Dopo un lungo tira e mola, il testo iniziale è stato in parte riscritto con emendamenti a firma Riccardo Savona, presidente della commissione speciale, il primo che si è opposto all'equiparazione tout court al decreto Monti. Infatti anche nella riscrittura non c'è alcun cenno al decreto, "il tutto in difesa dell'autonomia", e rimane l'agganciamento al Senato. Il testo passato in aula prevede comunque un limite di 11.100 euro lordi al mese tra indennità e diaria, che sale a 13.800 per le figure apicali, ancora da individuare, ma che dovrebbero essere quelle dei presidenti di Regione e Ars. Oggi al lordo un deputato guadagna circa 17 mila euro. L'escamotage per evitare tagli pesanti nella busta paga è stato trovato rimandando a un decreto del Consiglio di presidenza la scelta di che quota assegnare all'indennità e quale alla diaria all'interno degli 11 mila euro: in sintesi, la prima è tassabile la seconda no. Quindi se si copia il modello Calabria, che prevede 5.100 euro di indennità e 6 mila euro di diaria, alla fine il netto in busta paga sarà di circa 8.500 euro al mese. Oggi al netto un deputato guadagna circa 9.500. Il "danno" sarebbe di circa mille euro, anche se la pensione verrebbe comunque ridotta. "Adesso sapremo quanto guadagnerà il presidente della Regione", dice Ardizzone, che avverte: "Ancora da stabilire che parte degli 11 mila euro lordi assegneremo alla diaria o all'indennità, di certo assicuro che non sarà applicato il modello Calabria". Cioè quello che consente di ricevere in busta paga un netto da 8.500 euro al mese, riducendo così il " danno" del decreto Monti.

ASSESSORI E INDENNITÀ - Gli assessori, sia tecnici che deputati, avranno fissato un tetto lordo pari a quello dei deputati, cioè a 11 mila euro lordi al mese (oggi guadagnano 14.500 euro lordi). Mentre vengono abolite le indennità per i presidenti, vicepresidenti e segretari di commissioni parlamentari. In caso di assenza ingiustificata scatterà una sanzione pecuniaria, ancora da fissare, non solo per i deputati, come avviene adesso, ma anche per gli assessori.

GRUPPI E PORTABORSE - Per questa legislatura rimangono i 3.100 euro al mese che ogni deputato ha a disposizione per i portaborse e il fondo da 4 milioni di euro che stanzia l'Ars per gli 85 dipendenti dei gruppi stabilizzati. Dalla prossima legislatura cambiano le regole in base al decreto Monti e ad un accordo raggiunto in conferenza Stato-Regioni: ogni gruppo avrà a disposizione 55 mila euro all'anno per ogni deputato iscritto da utilizzare indistintamente per i portaborse o per gli stabilizzati. In questo la norma non è chiara, e prima del voto finale dovrebbe essere presentato un ordine del giorno che dia garanzie agli stabilizzati. Ma molti deputati vogliono mani libere dalla prossima legislatura e quindi non sarebbero certi i contratti degli 85 stabilizzati. Per il funzionamento dei gruppi, invece, confermato il decreto Monti che stanzia da gennaio 5 mila euro a deputato all'anno più una parte in base alla popolazione votante. In tutto, secondo i calcoli dell'Ars, si parla di 700 mila euro all'anno rispetto al costo attuale pari a 2,6 milioni: in cambio l'Ars si caricherà però i costi fissi di funzionamento, come computer e telefono, oggi a carico dei gruppi.

ASSEGNO DI FINE MANDATO - Confermato l'assegno di fine mandato, che comunque dovrebbe ridursi: rimane infatti parametrato a una indennità mensile per gli anni di mandato (e quindi sarà ridotto l'importo rispetto a quello attuale), ma a pagarlo sarà quasi per intero l'Ars: oggi ogni deputato subisce un prelievo sulla busta paga pari al 6,8 per cento. Il prelievo calerà adesso all'1 per cento. Approvato poi un emendamento che riduce le spese dell'Ars del 10 per cento. Salvi gli stipendi d'oro dei dipendenti: bocciato un emendamento dei grillini che prevede un taglio pesante.

- I deputati dell'Ars guadagneranno un po' di meno... (Guidasicilia.it, 12/12/13)

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13 dicembre 2013

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