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I fondi Ue per l'agricoltura siciliana

L'Unione europea consegna alla Sicilia oltre 2 miliardi di euro. La Regione saprà spenderli?

23 febbraio 2016

"I fondi europei sono decisivi, dobbiamo spendere tutte le risorse e spenderle bene, fare soprattutto un lavoro organizzativo e cambiare passo su certe partite; ad esempio, rispetto alle numerose calamità che si abbattono sulla Sicilia dobbiamo pensare di utilizzare gli strumenti assicurativi che possono essere molto importanti".
Lo ha detto il ministro per le politiche agricole Maurizio Martina, sabato scorso a Palermo, per presentare il nuovo PSR (Programma di Sviluppo Rurale) e il nuovo Feamp (Fondo Europeo Affari Marittimi Pesca) 2014/2020, finanziati con 2 miliardi e 200 milioni di euro e 150 milioni di euro di fondi europei.

Per il ministro, i fondi strutturali destinati al comparto agricolo e alla pesca sono "una grande occasione". "Con il Psr - ha aggiunto - si possono valorizzare le qualità agroalimentari della Regione e organizzare con nuovi strumenti l'impresa agricola siciliana, prendendo ad esempio l' esperienza vitivinicola siciliana, che è la produzione agricola che più di altre esprime la forza della Regione e dimostra che tutto si può fare".
"Di fronte alle ricerche che ogni anno ci rappresentano la pericolosità del rapporto tra criminalità organizzata e agroalimentare - ha spiegato il ministro - non dobbiamo sottovalutare nulla, ci sono tanti contesti certamente problematici, ma anche tante belle realtà". E ancora: "In Sicilia ci sono un sacco di belle esperienze che sono ripartite dall'agroalimentare e hanno dimostrato che proprio l'agricoltura è uno dei terreni per costruire legalità e cittadinanza - ha aggiunto - Insieme alla fotografia di ciò che non va e che non dobbiamo sottovalutare, dobbiamo renderci conto delle potenzialità che abbiamo".

"Stiamo affrontando un passaggio molto delicato. Abbiamo un grande tema davanti a noi legato alla remunerazione di chi produce e ai nuovi rapporti commerciali che si sviluppano nel Mediterraneo. Su questa partita abbiamo aperto una discussione in Europa e chiediamo di alzare il livello di protezione dei nostri produttori dei nostri territori, in particolare delle realtà Mediterranee. Ci aspettiamo delle risposte".

Secondo l’assessore regionale alle Politiche agricole Antonello Cracolici, "la Sicilia è all'inizio di una nuova programmazione che ci obbliga a passare dalla logica del bancomat a una politica che metta al centro l'agricoltura e la pesca per trasformarle in un asse centrale di rilancio economico della Regione, attraverso un rilancio della capacità organizzativa delle nostre produzioni, della loro commercializzazione e trasformazione".
A chi ha chiesto a Cracolici come affrontare il tema della concorrenza, l'assessore ha risposto: "Dobbiamo vincere le sfide puntando sulla qualità e sull'organizzazione. Abbiamo tante eccellenze. Dobbiamo saper vendere i nostri prodotti. Se l'offerta è concentrata è in grado di orientare i mercati e determinare i prezzi. Se in Sicilia, invece, l'offerta è frantumata e frastagliata, gli agricoltori soccombono".

Parlando del Psr 2014-2020, l’assessore ha infine ha detto: "Ci sono risorse, per consentire alla Sicilia di continuare ad essere la terra più pulita d'Europa. Abbiamo la più alta estensione di coltivazioni biologiche, abbiamo oltre 50 Doc e Igp. Fare di questo un valore aggiunto costituisce una priorità". "Dobbiamo organizzare la rete dei produttori ma la grande sfida è portare giovani professionalizzati in agricoltura; avere giovani agricoltori-imprenditori", ha concluso.

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23 febbraio 2016
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