I giovani e la bottiglia: un rapporto sempre più stretto

La stragrande maggioranza dei giovani italiani si ubrica almeno una volta a settimana

28 agosto 2008

I giovani e la bottiglia, un rapporto sempre più stretto. Secondo gli ennesimi dati allarmanti, quest'ultimi di cui parliamo emersi da un sondaggio promosso da Disaronno e realizzato su circa 100 ragazzi e ragazze tra i 16 e i 22 anni, la stragrande maggioranza dei giovani si è ubriacata almeno una volta nel corso dello scorso anno. E solo l'8% dei ragazzi non ha esagerato con il bere, mentre il 33% degli intervistati ammette di averlo fatto più di sei volte all'anno, tra le sei e le tre volte all'anno il 49%, il 21% meno di 3 volte.

"So benissimo che eccedere con l'alcol è un grave problema per sè e per gli altri" ha risposto ben l'87% degli intervistati. Rischi che vanno da quelli più evidenziati dalle cronache dei week end di sangue: "guidare ubriachi fa rischiare la vita" (66%), "si rischia di ammazzare qualcuno" (61%), "spesso si fanno cose di cui non si percepisce il rischio" (58%), "in molti casi si diventa violenti" (47%), "si rischia di far male alle persone a cui si vuole più bene" (41%), ma non solo. Ben il 78% è conscio che se l'abuso di alcol diventa "la norma", gli effetti saranno disastrosi per tutta la vita.

Ma cosa si dovrebbe fare per evitare l'abuso di alcol soprattutto tra i giovani? Ben l'89% ammette che serve un'educazione al consumo dell'alcol, senza però instaurare un clima "proibizionista". E come considerano le campagne di sensibilizzazione sui rischi legati all'abuso di alcol che da anni vengono realizzate? Il giudizio espresso non è certo dei più lusinghieri: solo il 7% le ritiene di una qualche efficacia, almeno per come sono concepite oggi. Oltre al fatto che le campagne di sensibilizzazione istituzionali non possono essere l'unica soluzione come afferma il 61% degli intervistati, molti dubbi ci sono sui messaggi e sul loro linguaggio.

Nei mesi scorsi il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) ha presentato a Palermo i dati di un indagine, realizzata con la Regione siciliana, riguardante il rapporto tra l'abuso di alcol e i giovani siciliani. Da questa è risultato che l'80% dei ragazzi siciliani tra i 14 e i 17 anni beve almeno una volta alla settimana (circa il doppio rispetto a due anni fa) e a 13 anni ci si ubriaca per la prima volta.
Dal report, intitolato "Brindo alla vita" e che MDC ha portato avanti distribuendo nelle scuole siciliane circa 6 mila questionari a cui circa 20 mila ragazzi hanno risposto in anonimato, è emerso che "il 12% dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni beve per la sensazione di euforia che ne deriva - ha spiegato Giuseppe Messina, coordinatore regionale MDC -; il 4% per spirito di emulazione verso i più grandi e il 5% per affrontare meglio i problemi. Con queste percentuali negli ultimi due anni la Sicilia si è adeguata alla media europea per quanto riguarda l'abbassamento dell'età del 'primo bicchiere' e della prima ubriacatura".
Oltre il 20% dei ragazzi, infine "ha risposto di bere più volte alla settimana - ha continuato Messina -: un campanello di allarme, confermato dal fatto che nella fascia successiva, 18-21 anni, la percentuale raddoppia. Non a caso un'alta percentuale di ragazzi già a 16 anni soffre di pancreatite e di cirrosi epatica"

Non è certo una consolazione ma il boom dell'alcol fra i giovani non è un problema solo italiano. In Grecia gli ultimi dati dicono che si comincia a 12 anni, in Australia un quattordicenne su cinque si ubriaca almeno una volta alla settimana. I rispettivi governi hanno promesso di intervenire. Anche l'Unione Europea ha detto la sua. Con numeri che non hanno bisogno di commenti: nel vecchio continente un giovane su quattro tra quelli che muoiono tra i 15 e i 29 anni muore a causa dell'alcol, una buona metà dopo un incidente stradale provocato dalla guida in stato d'ebbrezza. E a chi sostiene - a ragione, certo - che le industrie del settore danno lavoro ad un buon numero di persone, l'Ue ha risposto sullo stesso terreno, quello inattaccabile dell'economia: il consumo di alcol, in termini di cure mediche, costa ai Paesi dell'Ue il 5 per cento del Pil. Da qui l'invito (ottimistico) di ridurre a zero il numero dei bevitori sotto i 15 anni entro il 2010.

[Informazioni tratte da Repubblica.it, La Siciliaweb.it, Corriere.it]

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28 agosto 2008

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