I ''giovanidoggi''. Credono poco ai politici e alla televisione, mentre pensano che il futuro sia un campo aperto

09 novembre 2006

I ''giovanidoggi'' sono sempre più sfiduciati, cercano e hanno bisogno di protezione, e vedono il futuro come un campo aperto, pronto a riservare una miriade di possibilità. Per i giovani d'oggi , insomma, nessuna scelta è per sempre. Inoltre, sono più legati ad una visione ''illuministica'' della realtà, essi, infatti, si fidano soprattutto degli scienziati, molto meno della televisione che comunque li fa molto sognare. Al primo posto nella classifica delle cose importanti mettono la salute, e vanno via dalla casa paterna (o materna) sempre più tardi.
E' questo l'identikit del giovane italiano contemporaneo che emerge dal Sesto Rapporto dell'Istituto IARD sulla condizione giovanile in Italia, presentato nei giorni scorsi al Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività sportive Giovanna Melandri.

L'Istituto, in pratica, ha confrontato 20 anni di analisi: il Primo Rapporto sulla condizione giovanile, infatti, risale al 1983. Il sondaggio è stato realizzato su un campione di 2999 individui tra i 15 e i 34 anni, suddivisi in due fasce: tra i 15 e i 17 anni e tra i 18 e i 34.
I valori che sono emersi, diciamo in ''primo piano'', in quella che si può definire una classifica ideale, sono: la salute, che raccoglie il consenso della quasi totalità del campione (92%); poi la famiglia (87%) e la pace (80%, a pari merito con la libertà).
A seguire: amore (76%) e amicizia (74%). Negli anni si è ridotta, invece, l'importanza attribuita al lavoro: si è passato dal 68% dell'83 al 61% dei consensi del 2004; in calo anche la carriera (12 punti in meno in 8 anni, dal 1996 al 2004) e la solidarietà, passata dal 59% al 42%. E' cresciuta l'importanza che i giovani attribuiscono allo svago ed al tempo libero: dal 44% al 55% nell'arco dei vent'anni presi in considerazione. Come dire, la consapevolezza che ''ventanni si hanno una sola volta nella vita'' è diventata sempre più pregnante.

Per quel che riguarda fiducia e visione delle prospettive generali comuni, il rapporto rivela che i ''giovanidoggi'' ripongono maggiore fiducia prima di tutto negli scienziati, quindi nell'Organizzazione mondiale per le Nazioni Unite, poi nella Polizia (che guadagna 6 punti percentuali dal 2000), e nei magistrati (che ne guadagnano 4).
La loro criticità si fa sentire nei confronti degli insegnanti e quindi dell'insegnamento, mentre continua, inarrestabile, il declino della fiducia nelle banche (meno 10% negli ultimi 4 anni, ma ben meno 23 punti percentuali nel ventennio) e nei mass media.
Per quanto riguarda la fiducia in questi ultimi, quello che si registra è infatti, un vero e proprio crollo: si passa dal 47% del 1996, al 33% del 2004 per quella privata; per quella pubblica dal 53% dei consensi si scende al 38%. La metà del campione, infine, si fidava dei giornali nel '96: percentuale lievemente in discesa nel 2004 (meno 6%).
Nei confronti del ''futuro'', l'odierna gioventù nazionale, lo percepisce come un ''campo di possibilità sempre aperto''. I giovani, per esempio, hanno sempre meno intenzione di impegnarsi in scelte troppo vincolanti: se questo era vero nel 1987 per il 65% degli intervistati lo è oggi per l'80%. Si è diffusa inoltre nell'ultimo decennio anche l'idea che nella vita anche le scelte più importanti non sono 'per sempre' (dal 49% del 1996 al 54% del 2004).
Riguardo proprio all'aperto campo del futuro, dalla ricerca viene confermata la tendenza dei giovani a rimanere sempre di più in casa con i genitori. Nel 1983 aveva cambiato alloggio il 17% dei 15-17enni, quasi uno su cinque; oggi soltanto il 3%. Situazione simile anche per le altre fasce di età: per i 18-20enni il tasso di uscita di casa è passato dal 39% al 25%. Solo dopo i 25 anni si registrano le prime consistenti uscite di casa, spesso in concomitanza con il matrimonio o la convivenza. Tuttavia: quasi il 70% dei 25-29enni e oltre un terzo tra i 30-34enni (36%) vive ancora con i genitori.
Inoltre, si sposano sempre più tardi: il tasso di nuzialità dei 20-24enni è più che dimezzato dal 1983 al 2004, passando dal 20% all'8%. Per i 25-29enni è sceso dal 36% del 1992 al 27%. Anche il tasso di natalità è basso: la percentuale di 20-24enni nel ruolo di genitori passa dal 12% del 1983 al 4% nel 2004. Nel 1992, i 25-29enni genitori erano il 21% contro l'attuale 16%. Anche fra i più adulti, la percentuale è in calo: nel 2000 i 30-34enni con figli erano il 44%, nel 2004 erano il 40%. Infine ingresso più tardivo anche nel mondo del lavoro: tra i 25-29enni c'è ancora un 35% di giovani che non lavora e tra i 30-34enni sono il 23%.

E la politica? La fiducia dei giovani si attesta su livelli bassi, nonostante una crescita dall'8% al 12% negli anni dal 2000 al 2004. Cresce, dopo un'inversione di tendenza registrata nel 1996, l'atteggiamento di delega (il 35% pensa che si debba ''lasciare la politica a chi ha la competenza per occuparsene'', contro il 26% del 1996) e si riduce, seppur lievemente, quello di disgusto (dal 26% al 23%). Dagli anni '80 però l'atteggiamento di disgusto cresce in maniera esponenziale dal 12% al 23%. L'impegno politico vero e proprio coinvolge una piccola fetta di giovani (appena il 4%), anche se solo il 23% dichiara di non partecipare 'mai'. Un trentenne su due dichiara di aver assistito ad un dibattito politico, un 15-17enne su tre ha partecipato ad un corteo, quasi un maggiorenne su 4 ha firmato per un referendum e uno su 10 ha aderito ad un boicottaggio. L'obiettivo prioritario della politica, secondo questo universo, dovrebbe essere: mantenere l' 'ordine della nazione' (dal 36 % del '92 al 26% del 2004) e 'dare maggior potere alla gente nelle decisioni politiche' (dal 32% al 14%), mentre è in crescita l'idea che la politica debba 'proteggere la libertà di parola' (dal 25% al 35%).

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09 novembre 2006

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