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I nostri tempi, domani

Nel tempo in cui gli anziani, terrorizzati di non arrivare alla fine del mese e morire di povertà, acceleravano i tempi suicidandosi...

04 aprile 2012

Cosa si dirà, domani, di questi nostri tempi? Ad esempio, come potrà descriverli uno scrittore? Quali episodi dovrà raccontare per rendere ben comprensibile lo stato reale dei giorni d'oggi, che domani sarà il passato? E quali elementi dovrà sottolineare per ritornare, con la parola scritta, alle future generazioni, l'aria che si respira. L'aria che si respirava...
E' molto probabile che dovrà raccontare di un tempo nel quale il fallimento dell'Uomo Moderno si è manifestato nella sua più ampia e completa rappresentazione; dove si è dovuto riconoscere che i grandi errori della Storia sono serviti a poco e ci si è ritrovati incapaci di impegnarsi veramente affinché un concreto cambiamento avvenisse. Un tempo nel quale, come aziende, fallivano intere nazioni, e nel quale i governanti rendevano conto principalmente alle banche e al sistema economico, dimenticando "con impegno" i bisogni della gente.
Altrimenti, potrà raccontare di un tempo nel quale popoli poveri e sofferenti sono riusciti, con la forza della loro dignità, a rovesciare dittatori sanguinari e, costretti comunque a fuggire, hanno trovato la fine della loro vita nel mare, trasformadosi in ombre presto svanite, seppelliti dall'indifferenza generale. Oppure potrà descrive la delusioni di chi, riuscendo a rimanere vivo nella traversata, dall'altra parte del mare trovava il contrario di quanto i suoi sogni di libertà e benessere gli avevano fatto credere. Un tempo nel quale, anche in quella che per qualcuno sembrava poter essere la "terra promessa", uomini onesti si suicidavano perché strozzati dai debiti o rimasti senza lavoro, e assolutamente annichiliti si scoprivano incapaci di guardare negli occhi i propri figli.

Un tempo nel quale i bambini non riuscivano ad immaginare un futuro migliore e gli anziani acceleravano il decorso della propria esistenza, terrorizzati al solo pensiero di poter diventare un "peso" malsopportato dai propri cari...

Uno scrittore, per descivere questi nostri, cupi giorni potrà raccontare, ad esempio, la storia di Nunzia. La storia di una donna di 78 anni che, afflitta dall'incubo di non potercela fare a vivere con i pochi soldi della pensione, ha scelto di lanciarsi nel vuoto...
Nunzia, abitava a Gela, in via Amilcare, nel quartiere del cimitero monumentale. Viveva con i suoi figli dopo che poco più di una anno fa le era morto il marito. L'altro ieri l'Inps, l'Istituto nazionale di previdenza sociale, ha deciso di ridurle ulteriormente la pensione di 200 euro (da 800 a 600), e lei non ha retto "al solo pensiero di poter diventare un peso, malsopportato, dai propri cari". Poco dopo le 10 di mattina, eludendo la sorveglianza dei figli (tre femmine e un maschio) che la controllavano da quando aveva cominciato a dare segni di depressione, è andata nel terrazzo e si è buttata giù. Il tonfo ha richiamato l’attenzione dei vicini e degli stessi familiari, che hanno tentato di soccorrerla. Ma è stato inutile.
"Mia madre ha saputo ieri, da noi figli, che la sua pensione non era più di 800 euro ma di 600. La notizia l'ha letteralmente sconvolta. Non sapeva darsi pace perché la riteneva un'ingiustizia" ha raccontato amaramente Bruno, 43 anni, proprietario di una pizzeria, il più piccolo dei quattro figli della donna ."Già dopo la morte di mio padre, Giuseppe, invalido al 100% - ha aggiunto - con diritto all'accompagnamento, l'Inps aveva sospeso la pensione per 6 mesi. Fu azzerata ogni indennità extra. Poi, effettuati i conteggi, venne assegnata a mia madre la pensione di reversibilità. Al minimo da lei riscosso, cioè ai suoi 350 euro di pensione sociale, si aggiungevano i 450 euro di quel che restava della pensione di papà. Ma tutto sommato le andava ancora bene. Il taglio improvviso e immotivato di 200 euro ha fatto scattare qualcosa di sconvolgente nella sua mente. Temeva di morire in povertà, specie ora che mio padre non c'era più. Si sentiva sola pur abitando con due mie sorelle nella stessa palazzina. Sapevamo tutti che le sue erano preoccupazioni infondate, ma non c'era modo di farla ragionare. Oggi ha messo fine alle sue preoccupazioni e alla sua vita".
"Le notizie della crisi economica in tv e i tagli operati dal governo avevano allarmato mia madre, come tutti gli italiani; purtroppo la riduzione della pensione ha avuto in lei un effetto dirompente", continua Bruno. "Si può anche non credere a queste cose ma bisogna trovarsi in talune situazioni di profondo scoramento per capire quel che una persona, psicologicamente debole, è in grado di pensare, di progettare e di mettere in pratica, fino all'autodistruzione, fino alla morte".

Quella di Nunzia era una famiglia unita, dedita al lavoro, che aveva raccolto l'eredità morale lasciata dal capofamiglia, Giuseppe. Lei era casalinga. Il marito era morto poco più di un anno fa a 82 anni, e aveva lavorato fino alla collocazione a riposo con una cooperativa di giardinaggio che curava la manutenzione del verde pubblico nel quartiere di Macchitella, quando il villaggio era di proprietà dell'Eni.
Con i suoi risparmi aveva realizzato una palazzina di tre piani nei quali alloggiano due delle tre figlie femmine (una fa l'infermiera, l'altra conduce un panificio) e il maschio (titolare di una pizzeria), nati dal loro matrimonio. La terza femmina, moglie di un carabiniere, vive col marito in provincia di Agrigento. I due anziani si erano riservati il pianoterra perché lei, Nunzia, non era in grado di salire le scale, per lo schiacciamento di tre vertebre che la costringeva a portare un busto rigido. Ma nel momento del suicidio ha trovato la forza di salire fin sul terrazzo, sporgersi dal parapetto all'angolo del fabbricato e gettarsi da 12 metri.

Lo scorso primo gennaio una tragedia simile era successa a Bari, un settantaquattrenne che percepiva una pensione sociale di 450 e un'altra di 250 euro, si è visto richiedere dall'Inps la restituzione di 5 mila euro. E anche lui si è gettato dal balcone (LEGGI).

I dati della Cgil Sicilia: il 10% degli anziani è sotto la soglia della povertà - Il 10 per cento degli anziani siciliani vive sotto la soglia di povertà assoluta e un terzo sotto quella di povertà relativa. A confermare le condizioni di difficoltà di gran parte dei pensionati dell'Isola, il calo dei consumi, che è pari al 7 per cento tra gli over 65. Sono dati emersi nel corso di una manifestazione regionale dello Spi, sindacato dei pensionati, e della Cgil Sicilia, che si è svolta a Palermo e ha visto la partecipazione della segretaria generale nazionale, Carla Cantone.
Secondo i dati, il disagio degli anziani, oltre 1.200 mila nell'Isola, sarebbe acuito dall'insufficienza delle politiche socio-sanitarie in una regione dove l'assistenza domiciliare viaggia su una media dell'un per cento ed è completamente inesistente in alcune aree.
"Ci troviamo in una situazione - ha detto Mariella Maggio, segretaria generale della Cgil Sicilia - in cui il pensionato spesso deve scegliere se curarsi o acquistare i beni di prima necessità". "Questo - ha concluso - perchè in Sicilia ci sono le pensioni più basse d'Italia, non si è provveduto all'alleggerimento del cuneo fiscale fra pensioni e salari, è calato il potere d'aquisto delle pensioni, mentre andiamo incontro all'aumento dell'Irpef e all'Imu".
Cantone ha osservato: "Gli ultimi dati dell'Istat, che danno conto del fatto che 10 persone guadagnano quanto 3 milioni di poveri, l'alta disoccupazione femminile e giovanile soprattutto nel Mezzogiorno, confermano le tesi del sindacato". [Corrire del Mezzogiorno]

 

 

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04 aprile 2012
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