I più ''vecchi'' della ''vecchia'' Europa nell'ultimo rapporto Istat sull'aspettativa di vita e la mortalità della popolazione

25 ottobre 2006

Come dire... gli italiani sono duri a varcare l'ultima, inevitabile soglia. Infatti dai dati dell'ultimo rapporto dell'Istat sull'aspettativa di vita e la mortalità della popolazione, risulta che la popolazione italiana è tra le più longeve d'Europa. Per fare un esempio, nel 2003, tra i 25 della Unione europea, solo gli uomini svedesi potevano sperare di vivere più a lungo degli italiani. Per una donna, non era un sogno, tre anni fa, spegnere 80 candeline.
Insomma, a rimanere in vita più della nostra popolazione è solo quella svedese (77,9) - come già detto limitatamente agli uomini -, e quella spagnola (83,6) e francese (82,9) per quanto riguarda le donne.
L'aspettativa di vita è crescita dal 1974 di circa sette anni per le donne e di poco meno di otto per gli uomini. E il dato nazionale della sopravvivenza è solo la sintesi di una realtà piuttosto eterogenea a livello territoriale.

Dal 2003 gli uomini residenti nelle regioni del Nord possono contare su una speranza di vita alla nascita pari a 77,1 anni, 77,6 per quelli nel Centro e 76,9 per quelli nel Mezzogiorno. Le donne sono invece avvantaggiate in eguale misura al Centro e al Nord, 83,1 anni nel 2003, rispetto alle residenti nel Mezzogiorno attestatesi a 82,2 anni.
Il rapporto ha assegnato alle Marche il primato di ''vita più lunga'': gli uomini che risiedono nella valli tra gli Appennini e l'Adriatico possono sperare di raggiungere i 79 anni mentre in Campania l'aspettativa di vita è ridotta a 75,7 anni, quasi due anni in meno.
Per gli uomini nel 1974 la differenza che intercorreva tra la regione più longeva, la Calabria (71,7), e quella meno longeva, il Friuli-Venezia Giulia (67,8), era di circa quattro anni. Nel 2003 il campo di variazione, tra il valore minimo della Campania (75,7) e quello massimo delle Marche (78,2), si è ridotto a due anni e mezzo. Il processo di convergenza risulta in atto anche tra le donne. Nel 1974 la regione più longeva, la Toscana con 77,5 anni di speranza di vita alla nascita, deteneva un vantaggio di 3,6 anni nei confronti della regione meno longeva, la Campania con 73,9 anni. Nel 2003 il campo di variazione si riduce a 2,6 anni, visto che le donne residenti nell'Umbria e nelle Marche possono contare su una speranza di vita alla nascita di 83,9 anni contro una di 81,4 delle residenti in Campania.

Ma non è stato un anno ''buono'' il 2003 per gli italiani: rispetto al 2002, la vita media non è aumentata come negli anni precedenti. Un'estate troppo calda e soffocante, seguita da un inverno rigido sterminarono soprattutto gli anziani. Contro i i 557 mila decessi registrati nel 2002, nel 2003 se ne verificarono ben 586 mila, il 5,2% in più, ed erano per la maggior parte donne anziane. ''La relativa frenata della speranza di vita nel corso del 2003 - spiega l'Istituto nazionale di statistica - non è da interpretare però come un'inversione di tendenza rispetto alla crescita regolare osservata negli anni passati, ma è legata ad eventi di natura congiunturale''.
Infatt, per gli anni successivi, i dati annunciano che riprende il trend positivo. Negli anni 2004 e 2005, utilizzando delle stime determinate sulla base di dati provvisori, la speranza di vita alla nascita dovrebbe salire a 77,7 anni per gli uomini e a 83,7 anni per le donne. Nel 2005, invece, le stime della speranza di vita alla nascita suggerirebbero un ritorno alla crescita regolare conosciuta nel recente passato. La vita media degli uomini raggiungerebbe, infatti, i 77,8 anni; quella delle donne gli 83,4 anni.

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25 ottobre 2006

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