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I pm chiedono l'utilizzo delle intercettazioni tra Saverio Romano e Ciancimino...

Il neo ministro all'Agricoltura risponde: "Le intercettazioni con Ciancimino? Se esistono usatele"

26 marzo 2011

Dopo la nomina "con riserva" da parte di Napolitano, del coordinatore nazionale dei Popolari di Italia Domani Saverio Romano, nuovo ministro per le Politiche Agricole, in sostituzione di Giancarlo Galan, non si ferma l'azione dei pm. Così i pubblici ministeri si dichiarano pronti a chiedere al giudice dell'indagine preliminare di trasmettere alla Camera dei deputati le intercettazioni dei colloqui tra l'onorevole Romano e il tributarista Gianni Lapis, condannato a cinque anni per il riciclaggio di danaro dell'ex sindaco mafioso Vito Ciancimino. Obiettivo è ottenere dalla Camera l'autorizzazione per l'utilizzo delle intercettazioni al fine di avallare l'accusa di corruzione aggravata dal favoreggiamento a Cosa nostra a carico del neoministro Saverio Romano.

Dal canto suo Romano sostiene, in un intervista al Giornale, che i "veleni" nei suoi confronti sono legati al suo intervento in favore della maggioranza: "I veleni ci sono e sono 'spintanei', ovvero spinti da qualcuno". "La mia azione politica ha ribaltato le aspettative di molti", ha affermato, "che pensavano che il 14 dicembre sarebbe caduto il governo", e ha precisato anche di non aver sostenuto il governo "per fare il ministro". "Allora non era nelle cose - ha aggiunto - Sapevo che in Italia bisogna difendersi dalle sentenze e nei processi, non da una richiesta di archiviazione dopo otto anni". E ha ipotizzato che la nota del Colle, in cui venivano espresse perplessità sulla sua nomina, proprio per la situazione giudiziaria possa essere "l’invito a concludere presto la vicenda".
Intervistato poi da Salvo Palazzolo, di Repubblica, riguardo proprio all'utilizzo delle intercettazioni richiesto dai magistrati, il neo ministro dell'Agricoltura ha detto: "Non ho nulla da nascondere, che siano pure utilizzate quelle intercettazioni, se esistono davvero". "Che i magistrati chiedano pure alla Camera l'autorizzazione a utilizzare alcune intercettazioni che mi riguarderebbero", "non potrei essere più sereno" ha ribadito.
Per quanto riguarda i presunti rapporti con Ciancimino, Romano tiene a precisare: "Mai preso un caffè con lui, avrò scambiato buongiorno e buonasera all'aeroporto. Lo stesso Ciancimino l'ha confermato in un'intervista. Non può proprio esistere alcuna intercettazione con lui. Se mi dicono il contrario sarò contento di ascoltarla". Quanto a Gianni Lapis, che viene ritenuto il prestanome di Ciancimino, Romano ha spiegato di "non aver alcun problema ad ammettere di conoscerlo: fino a qualche anno fa era per tutti uno stimato avvocato tributarista e un docente universitario. Lapis è stato soprattutto consulente dell'Irac di cui ero presidente", "quando sono diventato deputato mi avrà cercato una volta al telefono per parlare, credo, di riforma fiscale". Nel 2004, ha sottolineato Romano, i giudici "non ritennero di ravvisare alcun episodio di rilevanza penale" e sulla ripresa delle indagini c'è stata più che un'accelerazione una "riesumazione" dal momento che "dopo 2 anni il codice dice che i magistrati dovrebbero chiudere l'indagine". "Faccio mio - ha concluso Romano - l'auspicio espresso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che la vicenda venga chiarita in tempi celeri". [Informazioni tratte da Corriere del Mezzogiorno, TMNews]

L'intervista di Salvo Palazzolo
"I PM USINO LE INTERCETTAZIONI. CON CIANCIMINO MAI PRESO UN CAFFE'"

"Non potrei essere più sereno - dice il neoministro Saverio Romano - leggo su Repubblica che i magistrati vorrebbero chiedere alla Camera dei deputati l'autorizzazione a utilizzare alcune intercettazioni che mi riguarderebbero: non ho nulla da nascondere, che siano pure utilizzate quelle intercettazioni, se esistono davvero. Intanto, faccio con serenità il ministro dell'Agricoltura. E le assicuro che ho tanti progetti, perché è l'agricoltura che ha unito l'Italia".
Ministro, secondo i pm dalla cassaforte svizzera dei Ciancimino sarebbero arrivate delle tangenti per alcuni politici, fra cui anche lei. Conosce Ciancimino?
"Mai preso un caffè con lui, avrò scambiato buongiorno e buonasera all'aeroporto. Lo stesso Ciancimino l'ha confermato in un'intervista. Non può proprio esistere alcuna intercettazione con lui. Se mi dicono il contrario, sarò contento di ascoltarla".
Conosce quello che viene ritenuto il prestanome di Ciancimino, Gianni Lapis?
"Non ho alcun problema a dirle che lo conosco: fino a qualche anno fa era per tutti solo uno stimato avvocato tributarista e un docente universitario. Lapis è stato soprattutto consulente dell'Ircac, di cui ero presidente. Quando arrivai, lui era già lì da anni. Non sapevo che avesse altri interessi al di fuori di quelli del suo studio. Quando sono diventato deputato mi avrà cercato una volta al telefono per parlare, credo, di riforma fiscale".
Insomma, ha mai ricevuto soldi da Ciancimino o Lapis per quella che la Procura ritiene un'attività di lobbying attorno ai finanziamenti per gli appalti del Gruppo Gas di Ciancimino?
"Le rispondo non con le mie valutazioni, che può immaginare. Ma con quelle di magistrati che sono un patrimonio della lotta alla mafia, ovvero il procuratore nazionale Piero Grasso, il procuratore di Reggio Giuseppe Pignatone e il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari: erano loro, nel 2004, a condurre l'inchiesta sul tesoro di Ciancimino, alla Procura di Palermo. Perché al 2004 risalgono quelle mie parole che sarebbero state intercettate con Lapis. Ebbene, all'epoca, fior di magistrati non ritennero di ravvisare alcun episodio di rilevanza penale. Chi è arrivato dopo mi ha notificato un avviso di garanzia dieci giorni dopo la mia elezione al Parlamento europeo".
Adesso, sa che l'inchiesta è andata avanti anche con le dichiarazioni di Ciancimino, che nel 2004 non c'erano?
"Dopo due anni, il codice dice che i magistrati dovrebbero chiudere l'indagine. E invece, dopo la mia nomina a ministro leggo che si discuterebbe di chiedere alla Camera l'autorizzazione per le intercettazioni. Non ci credo, ma se così fosse più che un'accelerazione dell'indagine, mi sembra una riesumazione".
Non ritiene che la sua posizione di ministro richiederebbe un chiarimento approfondito?
"Sono un uomo delle istituzioni e rispetto le istituzioni. Mi spiace davvero per il malinteso che ci può essere stato con il Quirinale. Faccio mio l'auspicio del presidente della Repubblica, che la vicenda venga chiarita in tempi celeri".
E nell'attesa?
"Sarò un ministro del Sud che ha a cuore l'accorciamento delle distanze fra Nord e Sud. La lotta alla mafia si fa con i fatti".
C'è il rischio che la mafia si infiltri nei palazzi delle istituzioni?
"In Sicilia, la mafia la vediamo da vicino, ma la teniamo lontana. Tante cose sono cambiate grazie al fatto che la società è cresciuta. Io non frequento i salotti palermitani. Al ristorante vado solo con mia moglie. Oppure esco con i vecchi amici".

- Il ministro con "riserva"... (Guidasicilia.it, 24/03/11)

 

 

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26 marzo 2011
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