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I primi 8 mesi della Legge sugli Ecoreati

Legambiente ha raccolto i primi dati sull'applicazione della Legge n. 68 del 2015

24 marzo 2016

A fronte di 4.718 controlli, sono 947 i reati penali e le violazioni amministrative accertati, 1.185 le persone denunciate e 229 i beni sequestrati per un valore complessivo di quasi 24 milioni di euro. Contestato in 118 casi il nuovo delitto di inquinamento e per 30 volte il disastro ambientale.
E' questo il bilancio dei primi 8 mesi di applicazione della nuova Legge sugli Ecoreati, la legge n. 68 del 2015, che ha introdotto nel nostro Codice penale il Titolo VI-bis dedicato ai delitti ambientali.

I dati, raccolti da Legambiente grazie alla collaborazione del Corpo forestale dello Stato, del Comando Tutela Ambiente dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e delle Capitanerie di porto, sono relativi all'applicazione delle legge 68 nel periodo che va dal 29 maggio 2015 (giorno di entrata in vigore della norma) al 31 gennaio 2016.
In particolare, dai dati emerge che le prescrizioni (previste per i reati minori che non hanno arrecato danno o pericolo di danno all’ambiente, con un meccanismo di estinzione della pena, che prevede la messa in regola dell’attività in tempi prestabiliti e il successivo pagamento delle sanzioni) hanno riguardato ben 774 reati contravvenzionali con la denuncia di 948 persone e 177 sequestri per un valore di 13,2 milioni di euro.
Significativo è il dato relativo ai casi di applicazione del delitto di inquinamento ambientale (art. 452 bis), che sono stati ben 118, con la denuncia di 156 persone e 50 sequestri, per un valore di oltre 10,6 milioni di euro. Da sottolineare anche le 30 contestazioni di disastro ambientale (art. 452 quater), con la denuncia di 45 soggetti, gli 11 casi di impedimento al controllo (art. 452 septies), i 12 casi di delitti colposi (art. 452 quinques) e le 2 ipotesi di delitto di morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale (art. 452 ter).

Il 2016, secondo la presidente di Legambiente, Rossella Muroni, "è un anno strategico per l'attività legislativa in campo ambientale perché offre finalmente la possibilità di approvare nuovi provvedimenti a tutela e valorizzazione dell’ambiente con i quali dare concretezza alle idee di sviluppo sostenibile ed economia legale. In particolare, l’approvazione definitiva del ddl sulla riforma delle agenzie regionali di protezione ambientale, che arriverà in aula in Senato nelle prossime settimane, darebbe un contributo importante al miglioramento dei controlli pubblici sul territorio nazionale e alla piena applicazione della legge ecoreati".

La nuova legge, oltre i reati per inquinamento e disastro ambientale, aggiunge altri quattro delitti (morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento al controllo e omessa bonifica); la previsione dei delitti colposi e una lunga serie di aggravanti - tra cui quelle contro l’ecomafia e contro i pubblici funzionari corrotti - anche specificatamente poste a tutela della pubblica incolumità; misure molto drastiche come la confisca dei beni, anche per equivalente, per gli inquinatori come già previsto per i mafiosi; sanzioni severe contro la responsabilità giuridica delle imprese.

La Sicilia nel dossier di Legambiente sugli ecoreati - C'è anche un po' di Sicilia nell'ultimo rapporto di Legambiente sugli ecoreati in Italia. Nell’Isola, uno dei settori più esposti alle pratiche illecite è quello della depurazione, che trova ampio spazio nel dossier. Si parla in particolare di "impianti di depurazione fatiscenti o non funzionanti in Sicilia" e si ricordano quelli sequestrati tra Agrigento e Sciacca: a Ribera, Licata, Agrigento, Villaggio Mosè e, in ultimo, Cattolica Eraclea.
Legambiente cita poi un'altra operazione delle forze dell'ordine in Sicilia: a Tusa, nel Messinese, lo scorso novembre sono stati gli agenti del commissariato di Sant’Agata Militello a intervenire sul depuratore locale, la cui gestione è risultata fuori legge. "La vasca di decantazione (detta imhoff) - spiega il dossier - che avrebbe dovuto fornire un primo trattamento al refluo, non era nemmeno collegata alla condotta fognaria e risultava così inutilizzata da tempo. I reflui venivano scaricati direttamente sul suolo, per poi confluire nel sottostante torrente Cicero". "Da sottolineare - precisa l'associazione ambientalista - che in questo caso subito dopo la scoperta e la decisione dei poliziotti di impartire le prescrizioni, i gestori si sono prontamente conformati a quanto prescritto". E il sequestro di rifiuti speciali pericolosi e non, prodotti da un cantiere nautico nel comune di Torrenova, sempre nel Messinese, privo di autorizzazioni ambientali. Due le persone denunciate ai sensi della nuova legge.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, MeridioNews.it]

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24 marzo 2016
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