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I professionisti del rinvio

Si allungano sempre di più i tempi per il rilancio dello stabilimento industriale di Termini Imerese

03 aprile 2012

Mese dopo mese, rinvio dopo rinvio, si allungano sempre di più i tempi per il rilancio dello stabilimento industriale di Termini Imerese che la Fiat ha dismesso alla fine dell'anno scorso.
Anche ieri, infatti, l'ennesima riunione al ministero dello Sviluppo economico (seduti attorno al tavolo sindacati, Dr Motor - la società molisana di Massimo Di Risio che dovrebbe subentrare al Lingotto -, e i rappresentanti di ministero e Invitalia) si è conclusa con un rinvio. Di un mese. Appuntamento per il prossimo 3 maggio.
Intanto, ieri il tavolo romano ha registrato una assenza eccellente, quella della Regione Siciliana: "È un fatto grave. Non era accaduto prima, vorremmo capirne le ragioni", ha detto Roberto Mastrosimone, segretario provinciale della Fiom. Perplessità condivise anche da Giovanni Battaglia Scavuzzo della Fim e Vincenzo Comella della Uilm. "In questi giorni - aggiunge Mastrosimone - si è parlato di un intervento diretto della Regione nella società che dovrebbe gestire l'ex stabilimento della Fiat. Noi siamo per un intervento transitorio limitato alla ripresa dell'attività produttiva. Ci preoccupano altre cose: le dinamiche interne al governo Lombardo e gli equilibri politici. Potrebbero avere un'influenza negativa sul piano industriale. Non vorremmo che queste vicende ci portassero indietro nel tempo. Nel 2007 il governo Cuffaro fece saltare l'accordo con la Fiat che prevedeva un intervento regionale di 150 milioni. Fu l'inizio della fine".

E mentre si attende una risposta da Palazzo d'Orléans, Invitalia cerca di dare una risposta chiara a due problemi aperti: quello degli "esodati" e quello relativo alle linee di credito che il sistema bancario dovrebbe aprire a Dr Motor (circa 100 milioni di euro che l’azienda ha chiesto agli istituti di credito). "Siamo dovuti andare a un aggiornamento - ha detto Enzo Masini della Fiom Cgil alla fine della riunione - perché mancano risposte da parte del governo. In particolare manca una risposta sul problema dei 640 prepensionamenti. Il testo firmato l'1 dicembre scorso e scritto sotto dettatura del ministro Fornero prevedeva che sarebbero andati in pensione con i vecchi requisiti, ma così non è perché manca la deroga al testo della riforma delle pensioni". E non ci sono nemmeno i necessari chiarimenti da parte del sistema bancario sui finanziamenti che può mettere a disposizione in favore di Dr "per andare avanti con questa operazione". E sono questi i punti sui quali si è soffermata anche la Uilm: "Chiediamo al Governo di verificare la sussistenza dei presupposti finanziari del piano di reindustrializzazione e di risolvere subito l'altra grande incognita che grava sull'accordo, vale a dire il problema dei così detti lavoratori esodati". "C'è un ritardo di circa quattro mesi legato alla liquidità delle banche. Dr conferma il piano, ma sui 640 esodati dello stabilimento non c'è alcuna garanzia", ha detto il vice segretario nazionale dell'Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera.

Dura la presa di posizione di Salvino Caputo, presidente della commissione attività produttive del parlamento siciliano, che ieri  ha partecipato al vertice: "Sono trascorsi quasi quattro mesi dalla sottoscrizione dell'accordo di programma al ministero per lo Sviluppo economico e ancora nessuna data certa è scaturita dal vertice romano sui tempi per l'insediamento di Dr Motors e sull’avvio degli investimenti previsti per la reindustrializzazione di Termini Imerese. L'indicazione fornita di aggiornare il tavolo tecnico a Roma tra quattro settimane è la conferma che Dr non è in condizioni di dare garanzie di investimenti e di avvio delle produzioni, e che gli impegni assunti a dicembre si spostano sine die. Temo che nonostante gli investimenti programmati dallo Stato e dalla Regione per garantire la salvaguardia dei posti di lavoro e il rilancio delle attività industriali siamo ad un punto morto. Si è trattato di un incontro certamente deludente che deve fare riflettere tutti e in particolare il Governo della Regione che ha investito oltre 200 milioni di euro".
Preoccupazione ampliata dagli ultimi dati di bilancio di Dr che parla di un fatturato a settembre 2011 di circa 16,4 milioni, con costi per oltre 26,5 milioni e una perdita di 11,4 milioni. E un debito di 67 milioni, di cui 30 milioni verso le banche e in scadenza entro 12 mesi. [LiveSicilia.it]

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03 aprile 2012
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