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I rapporti tra la Grande America e la Grande Cina tra geopolitica ed economia

La sfida delle due grandi potenze in un articolo di Ninni Radicini

21 giugno 2005

Il drago e l'aquila - Cina e Usa: dall'economia alla geopolitica una sfida a tutto campo.
di Ninni Radicini*

Dalla "diplomazia del ping pong", in funzione anti Urss, avviata nei primi anni '70 da Nixon/Kissinger con Mao, alle attuali prove di forza, i rapporti tra Usa e Cina sono sempre stati in equilibrio instabile. Le due superpotenze si misurano su vari tavoli: status di Taiwan; esperimenti nucleari della Corea del Nord; tasso di cambio yuan/dollaro; dazi sulle esportazioni di merci cinesi; diritti umani.
L'avanzata della Cina inizia nel 1978, quando Deng Xiao Ping mette fuori gioco i vecchi quadri maoisti, sposta l'attenzione sulla economica, "autorizza" i cinesi ad arricchirsi e ripristina i rapporti diplomatici con gli Usa. Le dimensioni della crescita si mostrano nettamente negli anni '90, quando il Giappone, rivale regionale, perde parte dello slancio che ne aveva caratterizzato lo sviluppo dal secondo dopoguerra fino ad allora.
Un sistema ibrido, quello cinese, in cui accanto alla economia ultraliberista permane il potere assoluto del partito comunista, diretto dal 2002 da Hu Jintao, dal 2003 anche presidente della Repubblica.
Ne deriva uno stato centralista che per riuscire nella difficile impresa di gestire 1.3 miliardi di abitanti e 56 nazionalità sceglie di escludere la libertà di espressione, come ad esempio dimostrato dalla recente direttiva che obbliga i giornalisti indipendenti a seguire un corso, che in realtà deve servire come indottrinamento politico.

Un primo indicativo segno di attrito fra Usa e Cina avviene nel '99, durante la guerra in Kosovo, quando Pechino, contraria alla "guerra umanitaria" lanciata da Clinton, subì il bombardamento "per errore" della propria ambasciata a Belgrado. Era il segnale del ritorno della Cina nello scenario geopolitico mondiale, in particolare, oggi, nell'Asia centrale, dove gli Usa, negli ultimi 4 anni, con la doppia invasione di Afghanistan e Iraq e la installazione in basi militari negli stati ex sovietici meridionali, hanno acquisito il predominio strategico. Pechino teme che gli Usa possano sfruttare le rivendicazioni secessioniste della regione nord occidentale dello Xinjiang, dove vive una maggioranza islamica sunnita. In risposta, ha rafforzato le relazioni con Russia, Iran, Kazakistan, firmando accordi per l'acquisto di petrolio e gas naturale, prodromo di possibili alleanze politiche. Tensione anche in ambito commerciale. L'invasione del mercato da parte dei prodotti cinesi, realizzati in gran parte da aziende occidentali delocalizzate, non è un problema solo per la Ue, come confermato dal recente scambio di opinioni tra il Segretario per il Commercio statunitense Carlos Gutierrez e la controparte della Cina Bo Xilai.
La industria tessile americana, subendo il netto incremento delle importazioni di capi di abbigliamento dalla Cina, ha chiesto e ottenuto da Bush la imposizione di quote limite su alcuni prodotti. La Cina ha rilanciato, abolendo i dazi di esportazione su 81 categorie di prodotti tessili.

Gli Usa chiedono la rivalutazione o la libera fluttuazione dello yuan (8.28/dollaro), che la Cina non accorda perché potrebbero esserci ripercussioni devastanti sul suo sistema bancario a seguito di una ipotizzata, conseguente, fuga di capitali, soprattutto quelli investiti dai cinesi residenti all'estero. Una operazione che gli Usa non possono imporre, come invece hanno fatto 30anni fa con il Giappone, poiché la Cina può ribattere con il potere di convertire le proprie riserve in dollari, determinando una pesante crisi della valuta americana.
Sul terreno militare, di recente, Donald Rumsfeld, segretario Usa alla Difesa, si è scagliato contro l'aumento (+12%) delle spese militari da parte di Pechino, perché metterebbero a rischio gli equilibri nell'area del Pacifico, dove la Cina ha esteso la sua influenza e si propone come controparte agli Usa o nel ruolo di mediatore. E' il caso della diatriba tra Usa e Corea del Nord, in cui la Cina ha accusato Bush di aver mandato all'aria una opportunità per negoziati immediati quando, a maggio, in suo discorso ha qualificato come "tiranno" il leader nordcoreano Kim Jong-Il.
A dimostrazione che la Cina tende a essere una superpotenza completa con cui gli Usa devono confrontarsi per difendere le posizioni di potere, perfino quelle considerate acquisite in Sud America e in Europa.

Articolo pubblicato in ''Orizzonti Nuovi'', nel numero del 16 giugno 2005

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*Ninni Radicini collabora con "Orizzonti Nuovi" (www.orizzontinuovi.org), quindicinale di informazione e analisi del movimento Italia dei Valori, ed è autore della newsletter Kritik (www.newsletterkritik.cjb.net).

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21 giugno 2005
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