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I segni della ripresa economica

L'economia italiana, nonostante le difficoltà, è in ripresa. La Sicilia la regione maggiormente in crescita

27 ottobre 2005

L'economia italiana è in fase di ripresa e a riconoscerlo è anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
''I dati più recenti suggeriscono due considerazioni sulla congiuntura economica: la fase discendente sembra in esaurimento, ci sono segnali di ripresa'', ha detto Ciampi, durante un discorso pronunciato ieri al Quirinale in occasione della consegna delle onorificenze ai nuovi cavalieri del lavoro.
Affinché questi segnali di ripresa si affermino, però, ha sottolineato Ciampi, ''occorre consolidarli con politiche adeguate, in particolare sostenendo gli investimenti reali, cioè negli impianti industriali, altrimenti incoraggiando i consumatori si rischia di avvantaggiare i competitori esteri''.
''In Italia - ha aggiunto il Presidente - le nostre imprese devono riconquistare il consumatore italiano, con politiche di qualità e di prezzo appropriate, con una distribuzione più efficiente''.
Per quanto concerne il turismo, settore considerato da Ciampi ''vitale'', il capo dello Stato afferma che ''certamente servono prezzi più contenuti, ma soprattutto una forte, sistematica azione per rilanciare l'immagine dell'Italia come Paese della cultura, della bellezza, dell'armonia tra uomo e territorio''.
Infine Ciampi ha difeso ancora una volta l'introduzione dell'euro dicendo che la stabilità monetaria e finanziaria creata dall'euro ha protetto l'Italia anche dalle ripercussioni di crisi di importanti imprese produttive e finanziarie e dai loro riflessi di carattere generale.

L'economia interna alla regioni italiane è cresciuta maggiormente in Sicilia, stando ai dati Istat sui conti economici delle Regioni italiane 2003.
Il Pil (Prodotto interno lordo) dell'isola è infatti aumentato del 2,2% rispetto al 2002. Risultati ben superiori alla media italiana (pari a +0,3%) li mette a segno anche la Valle d'Aosta, che registra un incremento dell' 1,5%.
In terza posizione la Calabria, con un aumento dell'1,4%.
La buona perfomance della Sicilia, spiega l'Istat, è da legare ''alla fase espansiva che ha caratterizzato in modo differenziato tutti i settori di attività economica'', agricoltura in testa (+23,1%).

Sud, quindi, in buona luce, anche se si allarga lo sguardo ai risultati di tutte le grandi ripartizioni territoriali.
Nel Meridione il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,7%. Segue a stretto giro l'Italia Centrale con un +0,6%. Poco meglio della media fa l'Italia Nord-Orientale (+0,4%).
A tirar giù il risultato complessivo, e guadagnarsi dunque la maglia nera, è l'Italia Nord-Occidentale, con una flessione dello 0,4%.
Quello del Mezzogiorno è un trend positivo avviato già dal '97. La buona performance, precisa l'Istat, è legata soprattutto alle costruzioni (che crescono dell'1,7%).
In ascesa anche i comparti dei servizi (+0,8%) e dell'agricoltura (+1,1%). Unico risultato negativo è quello dell'industria in senso stretto (-0,4%). Un risultato comunque buono se paragonato al calo registrato dal Centro-Nord nello stesso comparto (-1,1%).
Sempre a Sud la spesa delle famiglie per consumi finali cresce dell'1,1%. In aumento anche la spesa delle amministrazioni pubbliche (+1,9%), ma in misura inferiore rispetto a quella delle altre ripartizioni geografiche. In flessione, invece, la spesa per l'acquisto di beni capitali, che segna un -1,1% a fronte del -2% registrato al Centro-Nord.

Sui risultati del Nord-Ovest, ultimo in classifica tra le ripartizioni geografiche, pesano i cali dell'agricoltura (-4,6%) e dell'industria in senso stretto (-1,5%). All'interno di quest'ultimo comparto, numeri particolarmente negativi si registrano nel settore conciario e di fabbricazione di prodotti in cuoio (-7,8%), nella fabbricazione di macchine, apparecchi elettrici e mezzi di trasporto (-7%). In flessione, anche se meno evidente, è anche il tessile-abbigliamento (-3,3%). ''Alla performance deludente dell'economia nord-occidentale'', prosegue l'Istituto nazionale di statistica, si accompagna lo scarso sostegno della domanda finale interna, sulla quale pesa il calo degli investimenti fissi (-2,3%), solo parzialmente compensato dalla crescita dei consumi delle famiglie (+1,7% contro +1,9% a livello nazionale) e da quella della spesa della pubblica amministrazione (+2,4% contro +2,3% a livello nazionale).
Stazionario, invece, il Nord-Est, con un incremento del prodotto interno lordo dello 0,4%. Risultato che è sintesi del vistoso segno meno dell'agricoltura (-10,6%) e della sostanziale tenuta dell'industria in senso stretto (-0,3%) a fronte dell'incremento delle costruzioni (+3,5%) e, in misura più contenuta, dei servizi (+0,7%).
La crescita del Centro Italia, che con il suo +0,6% eguaglia quasi quella del Sud, è invece, conseguenza del buon andamento dei servizi (+1,5%) e delle costruzioni (+1,1%). Risultati che riescono a compensare la forte crisi dell'agricoltura (-12,5%) e la flessione dell'industria in senso stretto (-1,4%).

Le considerazioni della Cisl
I dati Istat sull'andamento dell'economia delle regioni nel 2003, per la parte che riguardano la Sicilia ''non sono indicativi di una chiara inversione di tendenza''. Ad affermarlo è Paolo Mezzio, segretario della Cisl Sicilia, che commenta in questo modo la performance che l'Istituto italiano di rilevazioni attribuisce alla Sicilia.
L'impressione che a una prima lettura se ne ricava, argomenta l'esponente Cisl, è di ''dati significativi ma solo alla luce della stagnazione complessiva del Paese''. Perché ''non è tanto la Sicilia che corre quanto piuttosto il resto del Paese ad essere fermo''. Per di più, ''l'exploit non sembra basarsi su fattori endogeni e duraturi''. In questo senso, afferma Mezzio, ''l'andamento è positivo ma siamo ancora lontani dalla riva''. [Umberto Ginestra]

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27 ottobre 2005
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