I sindacati dicono no alla manovra

Cgil, Cisl e Uil non ci stanno: "Colpo durissimo. La manovra Monti non è equa"

05 dicembre 2011

I sindacati dicono no alla Manovra targata Monti. Bocciato soprattutto il capitolo pensioni. "Sulla previdenza c'è un colpo durissimo", ha detto la numero uno della Cgil, Susanna Camusso. "Non siamo d'accordo. La manovra grava solo su lavoratori e pensionati", le fa eco il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che al momento dice no allo sciopero e sì ad una "trattativa serrata" pur di "ottenere quel patto sociale che prevede la concertazione con sindacati e imprese". In linea anche la Uil di Luigi Angeletti: se le misure sulle pensioni "non saranno modificate", l'operazione "non potrà essere ascrivibile all'equità".

Sulla previdenza c'è "un durissimo colpo ai redditi dei pensionati e un allungamento insostenibile per tanti lavoratori e lavoratrici che si troverebbero sconvolte le prospettive di pensione e molto incrementati gli anni di lavoro", ha detto la Camusso. Nel mirino anche lo stop sulle indicizzazioni. "Per dirla brutalmente il governo cerca di fare cassa sui poveri del Paese. E' una scelta che farà diventare strutturale la riduzione del potere d'acquisto di gente che ne ha già pesantemente perso in questi anni".
Insomma si tratta di provvedimenti che destano "grande preoccupazione" nel sindacato di Corso Italia, per il quale "è giunto il momento per una iniziativa comune con Cisl e Uil". La Cgil "non rinuncerà ovviamente a proporre, anche al Parlamento, modifiche concrete affinché la parola equità assuma significato", ha proseguito riservandosi di esprimere un giudizio più compiuto solo dopo che i provvedimenti saranno stati emanati. Unici "segnali positivi" su crescita e infrastrutture.

Giudizio negativo anche quello della Cisl. "Le tasse sono caricate solo su quelli che hanno ritenute alla fonte, quelli che hanno guadagni superiori invece non devono sfuggire alle esigenza di equità", ha detto Bonanni sollecitando sui "consumi la stessa attenzione" posta al 'taglio' dell'Irap.
Ma è sulle pensioni che usa i toni più duri: "Va bene l'equilibrio dei conti ma è troppo veloce il passaggio al contributivo e l'innalzamento dell'età". E la somma dei due interventi "non è una modifica sostenibile". Non solo: "Per le donne è difficile raggiungere il traguardo dei 41 anni ed è sbagliato il provvedimento sulle rivalutazioni delle pensioni". Inoltre, conclude, manca la parte che rende "obbligatoria" la previdenza integrativa.

In linea con Cgil e Cisl anche la Uil di Luigi Angeletti. "Le brutte notizie sono state talmente tante che qualcuna me la sono dimenticata", ha esordito il segretario al termine dell'incontro con il Governo. Certo "per il Paese sarà necessario fare cose poco piacevoli ma non devono essere sempre gli stessi a farle". "Quello che consideriamo assolutamente non in linea e non coerente con l'affermazione di equità - ha affermato Angeletti - è il combinato disposto dall'introduzione del sistema contributivo per tutti e l'allungamento obbligatorio dell'età". Una combinazione che "produce effetti di disuguaglianza che non ci piacciono".

Convinta della necessità delle misure, invece, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: "La manovra va fatta, non ci sono alternative. Pensiamo che la situazione è molto grave non è demagogia dire che i prossimi dieci giorni decideranno se l'euro sopravviverà o meno. Solo la presenza di una manovra molto forte del governo italiano potrà mettere in moto un meccanismo per il salvataggio dell'euro. E' una manovra fondamentale per la salvezza dell'italia e dell'euro".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, Repubblica.it]

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05 dicembre 2011

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