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I Verdi chiedono al Governo che gli accordi tra Italia e Libia sull'immigrazione vengano annullati

Intanto centinaia di immigrati scappano dai centri di Crotone per paura di essere ''deportati''

25 marzo 2005

Duecento e forse più persone, sono scappate nei giorni scorsi dal Centro di prima accoglienza di Isola Capo Rizzuto (Crotone). I fuggitivi sarebbero una parte degli sbarcati a Lampedusa nelle scorse settimane e che nei giorni scorsi sono stati trasportati in diverse strutture di accoglienza prima del rimpatrio coatto verso la Libia, paese dal quale molti degli immigrati erano partiti.
Una fuga che potrebbe salvare loro la vita, se si pensa alla fine atroce che hanno fatto tanti di coloro che, pur non essendo di nazionalità libica, sono stati caricati su un aereo e lasciati nelle mani del governo di Gheddafi. Una procedura fuori da ogni norma del diritto internazionale.
La notizia della fuga è stata data da persone che lavorano nel centro di Crotone, ma basta consultare l'elenco delle presenze nei giorni precedenti per capire che qualcosa è accaduto: alla sera del 15 marzo c'erano 14 "ospiti", che sono diventati 418 il giorno successivo, 430 il 17, 290 il 18 marzo e appena 98 il 19 per poi risalire a 180 alla sera del 21.

Un accordo invisibile quello tra Libia e Italia, mai fatto conoscere né discusso in parlamento.

A nulla è valso la scorsa settimana l'intervento delle senatrici Tana De Zulueta e Maria Chiara Acciarini alle quali, giunte a Lampedusa per accertarsi delle condizione degli immigrati, è stato negato l'accesso al centro per ''ragioni di ordine pubblico'': hanno potuto parlare senza ostacoli solo con le immigrate. Su questo episodio, che viola platealmente le norme in materia, i legali presenti hanno inoltrato una denuncia alla Corte Europea di Strasburgo.
Ramon Mantovani, deputato del Prc, è invece riuscito a visitare il Cpt di Crotone, dove molti degli immigrati sbarcati a Lampedusa sono stati trasferiti mediante un ponte aereo. Mantovani ha però trovato a Crotone tutt'altre persone. La spiegazione dei funzionari è stata che i migranti provenienti dall'isola siciliana erano stati sistemati nel vicino Centro di prima accoglienza, dove, dicono, non sono previste restrizioni alle libertà personali (solo che la gente tenta di fuggire...). Di fatto, quindi, anche a Mantovani è stato impedito di parlare con alcuno di loro.

Il Presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio ha dichiarato ieri che: ''L'accordo Italia-Libia del 25 agosto va annullato al più presto perché è usato come alibi da Gheddafi per una massiccia campagna di deportazioni e perché favorisce i trafficanti di esseri umani senza bloccare gli sbarchi di clandestini nel nostro Paese''.
''Il governo libico - ha affermato Pecoraro Scanio - si era impegnato ad accogliere i clandestini respinti dall'Italia, a sigillare il confine meridionale ed a rimpatriare gli stranieri arrivati da sud. Nei fatti Tripoli ha avviato una vera campagna di deportazione e le condizioni di vita nei centri di detenzione del deserto come Al Gratun sono disumane. L'accordo ha incrementato le espulsioni dal territorio libico ed ora i trafficanti di esseri umani fanno affari d'oro. Da settembre ad oggi sono già 106 le morti ufficiali, quelle ammesse dal governo libico, ma il numero di coloro che sono stati seppelliti dalle sabbie del deserto è drammaticamente superiore''.
''L'Italia - ha concluso il leader dei Verdi - non può essere complice di una strage di tale dimensioni che avviene nel più totale silenzio. I Verdi hanno presentato una interpellanza urgente al governo per chiedere che vengano attivati immediatamente tutti i canali diplomatici con il governo libico affinché siano rispettati i più elementari diritti umani e per sapere se il governo non ritenga opportuno procedere all'annullamento o alla revisione dell'accordo firmato il 25 agosto del 2004''.

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25 marzo 2005
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