Il 2005 Anno del Mediterraneo. A dieci anni dal partenariato euromediterraneo di Barcellona

Ancora lontani da quel tanto sperato sviluppo sostenibile, solidale e condiviso

12 settembre 2005

Il Mediterraneo più che un mare va ripensato come un grande lago con al centro la Sicilia e tanti siciliani che vivono sulle sponde dei Paesi che lo circondano.
Con i popoli dirimpettai, la Sicilia ha molte affinità culturali consolidate dal comune patrimonio di storia e di valori pur vivendo culture e specificità diverse.
Il 2005 è stato dichiarato ''Anno del Mediterraneo'' dal Consiglio Europeo dell'Aja, nella ricorrenza del X Anniversario del Partenariato Euromediterraneo avviato a Barcellona nel 1995.
A dieci anni da Barcellona e con lo sguardo all'area di libero scambio del vicino 2010, il Mezzogiorno e la Sicilia sono ancora lontani da ''quello sviluppo sostenibile e solidale condiviso'' tra i popoli del Mediterraneo di cui tanto si è parlato, si parla e si scrive.
L'incaglio è essenzialmente culturale.
Nella realtà, i popoli dell'altra sponda sono rimasti sostanzialmente soli ed isolati. Così vicini ma anche così lontani.

Sul Partenariato Euromediterraneo, in questi dieci anni, non sono mancate le conferenze, i dibattiti ed i buoni propositi - forse di troppo - ma nella realtà non è stata ancora trovata la chiave giusta per aprire le porte del dialogo, del confronto, dell'avvicinamento tra le civiltà, della comunicazione con l'altro, della mediazione culturale, cioè le precondizioni per realizzare quel rapporto fecondo sul quale costruire lo sviluppo sostenibile, solidale e condiviso con i popoli del Mediterraneo.
Senza un linguaggio nuovo ed intelligente, di interventi culturali, di informazione corretta e di confronto sincero, capace di coinvolgere la gente dei paesi rivieraschi del ''Mare Nostrum'', il Partenariato Euromediterraneo come disegnato a Barcellona, rischia di restare una chimera.
Rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno, la Sicilia si trova in una posizione di privilegio per la sua collocazione strategica e per le sue affinità con i paesi dell'altra sponda e potrebbe svolgere un ruolo di regia sia sul piano delle mediazioni culturali, sia sul piano economico e degli scambi puntando alla cooperazione.

L'aumento della concorrenza internazionale, la liberalizzazione delle barriere europee, il libero scambio interarabo ed il terremoto cinese, richiedono per la Sicilia la adozione di misure urgenti, nuove e strategiche insieme a capacità organizzative per la difesa dei propri spazi tradizionali e per la conquista di nuovi mercati puntando all'innovazione e al lancio di prodotti diversi da quelli del passato anche recente, e alla rivitalizzazione degli scambi verso le aree più aperte alla collaborazione economica e culturale.
Chiudersi a riccio è certamente un danno peggiore del male.

Nell'attuale scenario geo-economico il Partenariato Euromediterraneo si pone come strada maestra per rafforzare la presenza nel mercato attraverso accordi tra imprese e gruppi di imprese anche appartenenti a sistemi diversi per affrontare al meglio le complementarietà tra i sistemi.
La dimensione media e piccola di tante imprese siciliane, così affine al sistema delle piccolissime imprese dei paesi mediterranei, richiede una politica di accordi, di cooperazione e di scambi che li renda partner obbligati nelle produzioni di nicchia e tipici del luogo per renderne riconoscibile l'origine ed il marchio contro l'aggressione esterna anche nei mercati domestici.
Come Anno del Mediterraneo, il 2005 imbocca il suo terzo quadrimestre di vita in sordina con la mestizia di non essere stato conosciuto dalla stragrande maggioranza dei siciliani e la delusione di chi aveva sperato che nel decennio di nascita che ricorda Barcellona, si verificassero eventi di qualità. Per la Sicilia è stato un anno piuttosto in bianco come sviluppo e competitività.

Siamo convinti che per stare nel moto di un partenariato di svolta come quello euromediterraneo - per la Sicilia è certamente di svolta - occorra coinvolgere non solo gli operatori culturali ed economici interessati ma anche la gente comune sul rapporto con gli altri Paesi del Mediterraneo. Farne, cioè, una cultura.
L'impegno per lo sviluppo, per il recupero di competitività e per la internazionalizzazione della presenza siciliana è un obiettivo che riguarda tutti e deve coinvolgere tutti.
Il risveglio della Cina e dell'India deve ammonirci ad essere riflessivi e preparati perché sul nostro domani niente è più scontato, come eravamo abituati a fare fino a ieri.
Anche l'associazionismo di emigrazione deve fare la sua parte puntando alla ricerca ed al coinvolgimento associativo delle numerose comunità e singoli siciliani che vivono sulle sponde dirimpettaie per fare del Mediterraneo un grande lago dove la sicilianità si esprima in termini di sviluppo ma anche di fratellanza e di solidarietà con i popoli locali.

Domenico Azzia, Presidente Sicilia Mondo e consigliere Cgie (Aise)

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12 settembre 2005

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