Il 50% delle strutture sanitarie siciliane soffrono di gravi lacune. Solo un 25% è da promuovere pienamente

02 agosto 2007

Soltanto nel 25 per cento dei casi le strutture sanitarie siciliane sono del tutto conformi agli standard di qualità. Le centrali operative del 118 di Catania, Palermo, Caltanissetta e Messina, e sei ospedali siciliani (Arnas Civico e la Casa di cura Candela di Palermo, Ospedale Sant'Elia di Caltanissetta, Ospedale Vittorio Emanuele e la Casa di cura Morgagni di Catania e l'Ospedale Civico di Milazzo) per il 50% sono nello standard europeo di qualità delle procedure sanitarie, per il restante 50% presentano delle lacune strutturali.
E' questo il quadro che emerge dalla valutazione critica del sistema sanitario siciliano svolta dalla Joint commission international, un'agenzia di valutazione della qualità sanitaria, e dal Ccr (Centro di coordinamento della Regione, la 'cabina di regia' nata nel 2005 da un accordo tra la Regione siciliana e il Ministero della Salute).
I dati sono stati illustrati in una conferenza stampa che si è svolta ieri nella sede di Confindustria Sicilia.

Il Ccr e la Joint commission per tre mesi hanno verificato la qualità delle strutture, l'organizzazione del lavoro, la gestione del paziente, l'efficienza dell'intervento e la correttezza delle dotazioni organiche e strumentali. I parametri di valutazione della sanità siciliana sono stati in tutto 41: 27 riguardanti gli ospedali e 14 l'attività del 118.
''E' una ricerca che nasce dalla volontà - ha detto Antonello Zangrandi, della Joint commissione - di identificare una serie di standard comportamentali che gli operatori sanitari devono rispettare per aumentare il livello di sicurezza dei pazienti''.
Le maggiori emergenze risultate dalla ricerca sono i deficit organizzativi per la gestione e il miglioramento della qualità; il 'passaggio' del paziente fra il primo soccorso e la struttura sanitaria d'accoglienza e il coordinamento tra il 118 e le aree di emergenza.
Simile la situazione riscontrata negli ospedali siciliani. Anche qui sono state identificate alcune lacune: solo 3 delle 6 strutture dispongono di un piano della qualità e sicurezza del paziente e cinque su sei non hanno indicatori di qualità da seguire.

''L'esito dell'indagine - ha detto l'assessore alla Sanità Roberto Lagalla - mette in evidenza un dato, ossia che esiste una buona capacità di risposta ai bisogni di cura. Tuttavia è altrettanto chiaro che si rende necessario un ulteriore impegno al fine di applicare correttamente le procedure organizzative''. L'assessore, infine, ha fatto questa diagnosi: ''Il nostro è un sistema che si basa molto sulla competenza e sulla generosità del personale, ma che spesso a livello aziendale e strutturale e a livello dei sistemi di emergenza-urgenza risente della carenza di prassi formalmente definite''. Dunque ''è necessario insistere su questo aspetto e sulla formazione del personale. In altri termini è necessario applicare alla Sanità i criteri della Formula 1, vale a dire quelli del pit-stop: in ogni momento dell'assistenza sanitaria, cioè, ciascuno deve sapere, sulla base di protocolli definiti, che cosa fare''.

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02 agosto 2007

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