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Il baricentro del Paese...

Augusto Minzolini si difende dalle critiche ricevute durante il suo primo anno da direttore del Tg1: ''Contro di me attacchi politici"

10 giugno 2010

"I risultati dimostrano che la mia linea editoriale sta avendo ragione, non penso di cambiarla e non ne vedo il motivo. Siamo il baricentro del Paese: raccontiamo i problemi, ma evitiamo di dare un'immagine catastrofista dell'Italia, immagine che non esiste".
A circa 12 mesi dalla sua nomina alla direzione del Tg1, datata 20 maggio 2009, Augusto Minzolini passa al contrattacco sulle critiche ricevute, tracciando un bilancio positivo del primo anno di direzione e presentando a Saxa Rubra un restyling completo del suo tg, che comporta un nuovo studio, una nuova grafica, nuove sigle e nuovo sito web. "Non mi sono fatto mai intimidire in vita mia - ha sottolineato - né quando ero alla carta stampata né oggi che sono al telegiornale".

Sugli ascolti del tg ammiraglio del servizio pubblico, Minzolini sostiene di aver ringiovanito il pubblico: "Sono arrivato nel giugno scorso e in questi mesi ho dovuto anche 'soffrire' le difficoltà del passaggio al digitale che hanno influito sugli ascolti. Eppure un tg visto principalmente da ultrasessantenni adesso si sta ringiovanendo, è scesa l'età media dei telespettatori".
Quanto alla sfida con il Tg5, Minzolini sottolinea: "In un anno il divario con il nostro maggiore competitor cioè il Tg5 è aumentato a nostro favore dal 2,32 per cento al 3,98. E se lo share è diminuito dell'1,14 per cento è dovuto al fatto che la platea è aumentata. Anzi il Tg1 è il telegiornale che ha guadagnato più telespettatori: 220mila contro i 182mila del Tg2, i 130mila del Tg3, mentre addirittura il Tg5 li ha persi. Solo nel 2000 il Tg1 aveva sempre vinto il confronto col Tg5, bisogna insomma risalire a 10 anni fa per rivedere un Tg1 con dati così positivi".
Sulle critiche e gli attacchi ricevuti dalla sua linea editoriale in questo primo anno di direzione, Minzolini parla di "attacchi di stampo politico": "Mi hanno detto di aver dato poco spazio alla crisi economica. A noi è piaciuto sottolineare come il sistema economico italiano è riuscito ad affrontare questa crisi molto meglio di altri Paesi. Il tg denuncia quello che non va, ma racconta anche quello che funziona, ci piace parlare di quel modello Italia che viene spesso sbeffeggiato ma che invece raggiunge anche risultati positivi".

Sulla polemica per l'allontamento dalla conduzione di Maria Luisa Busi, Paolo Di Giannatonio e Tiziana Ferrario, Minzolini ha poi detto: "Ma perché se la media di incarico di un direttore è di un anno e mezzo i conduttori dei tg devono restare a vita? E' un'idiozia darmi dell''epuratore' solo perché voglio cambiare situazioni immobili da 29 anni. Sfido chiunque a dimostrare che le mie scelte non siano editoriali e razionali. A tutti quanti ho fatto una proposta di ricollocazione addirittura di super inviati agli Esteri. Io ci metterei la firma ad accettare un incarico del genere, una volta finito il compito di direttore. Quello che mi ha lasciato più perplesso sono gli attacchi da chi lavora all'interno dell'azienda. Comunque sto ancora aspettando una risposta dai colleghi in attesa di ricollocazione", ha sottolineato.
Quanto all'accusa di dare troppo spazio a notizie 'leggere' e di costume, Minzolini replica: "Sono messe in coda e non tolgono spazio alle notizie di testa". Infine una battuta sui suoi editoriali, quasi sempre accompagnati da fortissime polemiche politiche: "Mi sono serviti per espormi in prima persona, ma i miei caporedattori hanno anche deleghe, sono liberi di dire quello che pensano: al Tg1 c'è ampia autonomia".

E intanto è arrivato un sì unanime alla pubblicazione dei compensi dei conduttori della Rai nei titoli di coda dei programmi. L’emendamento, targato Pdl, ha ottenuto un sì bipartisan nella riunione della Commissione di vigilanza, impegnata nell'esame degli emendamenti al parere sul contratto di servizio tra Rai e governo. Il parere della commissione presieduta da Sergio Zavoli, però, non è vincolante per viale Mazzini.
L'emendamento, che ha come primo firmatario il capogruppo del Pdl Alessio Butti, prevede "la pubblicazione nei titoli di coda dei compensi di conduttori, ospiti, opinionisti, nonché‚ dei costi dei format dei programmi di servizio pubblico". Anche l’opposizione ha votato sì in nome della "trasparenza e coerenza nei confronti dei cittadini che pagano regolarmente il canone". "Il voto unanime della commissione di Vigilanza – ha affermato Giorgio Merlo (Pd) - su questo punto è la conferma che, senza alcun spirito moralistico e men che meno pruriginoso, è venuto il momento che i cittadini conoscano e giudichino i vari stipendi e compensi nella Rai. Capisco l'irritazione, forse, di qualche star nel vedersi pubblicizzare i compensi milionari, ma la stagione delle prediche dal piccolo schermo accompagnate dal silenzio sui compensi è definitivamente chiusa. Ora si apre la stagione della trasparenza".
"Grande soddisfazione"
è stata espressa dal ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta. E’ un primo passo "per quella grande Operazione Trasparenza sulla Rai che avevo più volte sollecitato e che sono felice abbia trovato un unanime riscontro sia nel Consiglio di amministrazione dell'azienda sia all'interno del Parlamento". [Adnkronos/Ing]

 

 

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10 giugno 2010
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