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Il Belpaese come Museo dei Musei dell'Unesco mentre Mozia si candida per il 2006

L'Italia: Patrimonio Mondiale dell'Umanità

21 luglio 2005

L'Italia come scrigno par excellence dei siti ritenuti Patimonio dell'Umanità. Ed è questo l'obiettivo annunciato da Nicola Bono, Sottosegretario di stato per i Beni e le Attività Culturali con delega per l'Unesco, e Francesco Caruso, ambasciatore Italiano presso l'Unesco, durante la presentazione a Roma dell'entrata di Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica nella World Heritage List dell'Unesco. Obiettivo che contempla l'ammissione di nuovi siti italiani nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità, fra i quali la Strada Nuova e Palazzo dei Rolli a Genova, e la possibile nascita nel Belpaese del Museo dell'Unesco.
L'Italia, che con la nuova acquisizione, la quinta in Sicilia, arriva a quota 40 siti su 812 (di cui 628 culturali, 160 naturali and 24 transnazionali) nella World Heritage List conferma la sua leadership mondiale, conquistata lo scorso anno con il sorpasso sulla Spagna.

Nel gennaio 2006 sarà presentata anche la candidatura della Strada Nuova e Palazzo dei Rolli a Genova, e poi quelle delle Alpi Occidentali (insieme alla Francia), la Val Nerina, le Dolomiti. Fra le più accreditate c'è anche l'isolotto di Mozia, in provincia di Trapani.
Il nostro Paese, inoltre, è in prima fila come sede del Museo dell'Unesco che potrebbe essere ospitato alla Venaria Reale di Torino. L'ambasciatore italiano presso l'organizzazione internazionale, Francesco Caruso ha spiegato di aver presentato uno studio nel quale si propone che la reggia voluta nel 1658 da Carlo Emanuele II di Savoia, diventi un 'museo dei musei' nel quale venga rappresentata la cultura dei Paesi appartenenti all'Unesco.
''Oltre a diventare un centro museografico passivo, sia virtuale che materiale, con oggetti provenienti da ogni Paese - ha spiegato l'ambasciatore - la nostra idea è di rendere la Venaria Reale un polo di salvaguardia e di attività attinenti ai beni immateriali, con ad esempio, laboratori e scuole di restauro specialistiche, e uffici di studio sull'impatto ambientale''.

Riguardo la World Heritage List, il sottosegretario Nicola Bono ha ricordato che ''abbiamo ancora 43 siti in lista d'attesa ma stando ai limiti disposti dagli Accordi di Cairns, voluti soprattutto dai paesi meno rappresentati, ci vorranno 43 anni per farli ammettere. Insieme ad altri Stati ci riuniremo in congresso entro ottobre per creare un gruppo di pressione che chieda nuove regole''.
L'Italia ha già in mente una proposta: offrire in cambio dell'abbattimento dei limiti, il 'know how' agli altri Paesi per i piani di gestione e di sviluppo da presentare all'Unesco, necessari far ammettere i siti nella World Heritage List. ''Quello italiano - rimarca Bono - non è un primato solo numerico ma anche metodologico e di indirizzo''. Molti Paesi, anche tra quelli di storia e tradizione millenaria, trovano difficoltà a passare attraverso i 6 criteri di valutazione, suddivisi in vari sottocriteri, con cui il comitato dell'Unesco giudica le possibili new entry. Basta guardare alle cifre: ''L'Egitto ha solo sette siti nella lista - ricorda l'Ambasciatore Caruso - la Grecia e il Messico la metà di quelli italiani''.

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21 luglio 2005
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